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«I giovani, spettatori o protagonisti al prossimo Sinodo?» |08.05.2018
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Il presente numero focalizza l’attenzione sulla preparazione alla XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che sarà tenuta a Roma dal 3 al 28 ottobre 2018, sul tema: «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». 


Il nostro contributo vuole aprire uno spazio critico di discussione il più possibile aperto a livello interdisciplinare tra scienze umane e teologiche per stimolare un dibattito che possa interessare sia gli esperti sia tutti i Lettori più sensibili. La Lettura critica che è stata realizzata in questo numero monografico non consiste nella mera descrizione dei testi pre-sinodali o delle varie attività di animazione pastorale, anche se ne tiene conto per comprendere meglio l’evento; la caratterizzazione di questo contributo a più voci consiste in una comunicazione di posizioni critiche e di prospettive tra dissonanze e convergenze su alcune questioni focali: a) in quale contesto storico-ecclesiale si colloca il Sinodo e quali sono le sue aspettative ecclesiali? b) il rapporto tra chiesa e giovani si presenta problematico a livello ecclesiologico e antropologico oppure si connota per il pieno riconoscimento del protagonismo giovanile a vari livelli? c) la catechesi e la pastorale giovanile sono elementi marginali oppure occupano un posto di rilievo nell’insieme delle possibili discussioni che occuperanno il confronto tra i Padri Sinodali?


Il contesto eccipiente che favorisce la possibilità di un Sinodo a largo respiro è determinato dall’attuale pontificato di Papa Francesco che si sta manifestando continuamente come provvidenziale «bagno postconciliare». Francesco, non senza fatica, sta orientando lo sguardo di tutta l’umanità verso un futuro possibile storicamente realizzabile: questo futuro prende forma in quell’universale concreto dell’evento della vita che esprime tutto il suo splendore proprio nella giovinezza. Così, nel prossimo Sinodo, oltre a essere in gioco la considerazione dei giovani nella Chiesa, sarà in questione anche la stessa concezione conciliare di Chiesa, Popolo di Dio in cammino e in comunione con tutta l’umanità, propria della Lumen Gentium.



Ecco il motivo della declinazione di questo numero monografico che si potrebbe enfatizzare attorno a questa sana provocazione: I Giovani, spettatori o protagonisti al prossimo Sinodo? Si potrebbe cambiare anche il soggetto dell’espressione con adulti, anziani, bambini, ecc., la provocazione resterebbe immutata: quale Chiesa oggi è possibile? Quale prassi ecclesiale? Quale futuro per il cristianesimo nella storia? Quale considerazione e ruolo per i giovani all’interno delle comunità cristiane?


Con l’obiettivo redazionale generale di suscitare nel Lettore l’attenzione critica su aspetti e problemi che non emergono direttamente dai Lineamenta del Sinodo – un documento da cui peraltro, per forza di cose, non si può pretendere una riflessione esaustiva sull’intero tema affrontato – il numero monografico si articola in due parti: 1. Analisi del contesto sinodale; 2. Aspetti critici, sfide, prospettive, utopie.


Nella prima parte, la discussione si avvale di quattro apporti sui contesti geoculturali: il contributo di Ubaldo Montisci descrive il cammino che la Chiesa italiana ha realizzato nei propri orientamenti pastorali e nei documenti catechetici sulla catechesi dei giovani e sulle loro scelte vocazionali. Questa visione particolare apre alle questioni circa la più ampia considerazione di ciò che è carente nelle discussioni presinodali sulla catechesi dei giovani. Antonino Romano passa in rassegna le produzioni più recenti che sono state promosse a livello di ricerca scientifica mitteleuropea, mettendo in luce i pericoli che derivano da una scarsa sensibilità culturale circa le produzioni di livello tecnico che interessano gli studi sui giovani nel contesto della educazione religiosa. Jerome Vallabaraj con la sua pluriennale esperienza di attento investigatore delle metodologie catechetiche con i giovani fa emergere la pregnanza del contesto situazionale dei giovani in Asia al cospetto delle questioni dell’approccio interculturale per la catechesi dei giovani. A fronte del fondamentalismo e del relativismo, la Chiesa in Asia deve offrire non tanto contenuti ma buone prassi che sappiano tenere testa con qualità alle principali questioni. Luiz Alves de Lima, a partire dalla sua lunga esperienza di ricerca in Brasile, traccia una sintesi delle principali questioni cha stanno interessando attualmente non solo il suo contesto locale ma tutta l’America Latina. Il contributo della catechesi si presenta imprescindibile per la formazione dei giovani all’interno delle piccole comunità ecclesiali che si confrontano con i cambiamenti in atto e con le molteplici sfide dell’avanzare di nuovi movimenti religiosi a sfondo settario.


La seconda parte del numero approfondisce alcune questioni più importanti che dovrebbero emergere in questa fase di preparazione immediata del Sinodo. Ad aprire il dibattito è il contributo di Teresa Doni circa la lettura sociologica dei giovani, con particolare riferimento al contesto italiano. L’analisi delle principali teorie sociologiche sulla religiosità dei giovani italiani mette in luce aporie e lacune metodologiche all’interno di talune ricerche empiriche, talvolta viziate da pregiudizi ideologici, che possono essere migliorate attraverso uno sguardo meno partigiano e più fondato di queste indagini. Ne viene fuori un quadro non irenico ma metodologicamente fondato sul rapporto giovani e fede cristiana. A questa visione più generale, segue la lettura critica nel complesso campo degli studi sulla comunicazione di Fabio Pasqualetti che alleggerisce dall’eccessivo carico di responsabilità i giovani che vivono immersi in nuovi processi culturali, dove l’egemonia delle perverse logiche del mercato e del globalismo finanziario ha determinato il proliferare di nuove patologie relazionali tra i giovani che sono molto spesso vittime di poteri forti e lobbistici che li rendono oppressi e incapaci di relazioni significative, soprattutto con adulti ed educatori, a loro volta poco autorevoli. A tracciare una prospettiva criticamente aperta a nuove dimensioni nel complesso contesto di cambiamenti antropologico-culturale, emerge la figura del testimone credibile, che assume, attraverso la riflessione di Vito Mancuso, uno spiccato senso di libertà del pensiero umano. L’esperienza umana deve essere al centro dell’ascolto che solo un testimone «credibile» può avviare nella relazione educativa con i giovani, attraverso il confronto con una comunità di credenti aperta e capace di riflettere sulla propria vita e sul proprio modo di comunicarsi all’umanità. Cettina Militello, nota teologa italiana, scava a fondo sulla questione del soggetto ecclesiale alla luce dell’ecclesiologia di comunione postconciliare, rintracciando nella concretezza dei contesti situazionali reali la poca dimestichezza che le comunità hanno nei confronti dei giovani che rimangono marginalizzati ed esclusi di fatto nelle fasi decisionali importanti del magistero ecclesiale. La considerazione della loro marginalizzazione o il loro protagonismo svela il modello di Chiesa che sta sullo sfondo delle scelte pastorali e, prima ancora, a livello magisteriale, dottrinale e teologico. Proprio in relazione al deficit antropologico delle prassi cristiane e ancor più della teologia pastorale, José Luis Moral riflette sul legittimo «sospetto» che un credente deve esprimere prima di accettare acriticamente qualsivoglia proposta a livello esistenziale. Attraverso la difficile ascesi dell’esercizio intellettuale della critica, è possibile chiedersi in che senso si debba parlare oggi di pastorale giovanile. Quando a problemi complessi si risponde con riduzionismi irenici, allora, lo studioso è obbligato – in forza dell’imperativo categorico – a dover denunciare quelle strumentalizzazioni che si celano in banalità, negligenze e pigrizie del pensiero. I giovani costituiscono un bene indisponibile ed essenziale per la vita umana, oltre che per le comunità cristiane, e il loro protagonismo nei processi formativi non può essere giocato ai dadi dell’improvvisazione o peggio ancora dell’impreparazione. Il contributo di Luciano Meddi mette in luce la profonda problematicità generata dai documenti presinodali con l’oblio della catechesi, anche a livello di rievocazione sostanziale. Questo ulteriore deficit si aggiunge al precedente, confermando che le tendenze di prassi ordinaria delle chiese locali sono dovute probabilmente a una carenza di riflessione sulla catechesi con i giovani a livello più scientifico. Le prassi catechistiche che sono state orientate in aperti contesti comunitari non possono essere dimenticate da un Sinodo che tratterà dei processi formativi ecclesiali. 


Che cosa possiamo aspettarci dal prossimo Sinodo? Le attese sono tante e gli esiti non scontati ma una cosa è certa: lo Spirito Santo guiderà Papa Francesco e l’intera Chiesa «oltre» il Sinodo verso spinte ancora più coraggiose. Questa è la speranza che manifestiamo con il nostro contributo alla riflessione.


 


I MEMBRI DELL’ISTITUTO DI CATECHETICA


catechetica@unisal.it

 
Novità editoriale
l'Istituto di Catechetica |16.10.2018
Studiare Catechetica oggi

Don Bosco ebbe l’intuizione e la realizzò nella pratica: la catechesi doveva svilupparsi sempre all’interno di processi educativi attraverso i quali tutelare la maturazione umana e cristiana delle persone. I Salesiani han cercato sempre di essere fedeli a tale visione, organizzando senza sosta una riflessione critica in grado di sostenerla e strutturarla scientificamente. La prospettiva è stata assunta anche dall’Università Pontificia Salesiana che sempre ha vincolato strettamente la «catechesi-catechetica» con l’«educazione-pedagogia», arrivando a stabilire una collocazione singolare degli studi di Catechetica all’interno della Facoltà di Scienze dell’Educazione, un assetto che ancor oggi costituisce una proposta unica e originale, sostenuta e portata avanti dal protagonista per eccellenza di questa storia, cioè, l’Istituto di Catechetica (ICa). Il progetto iniziale (1940) è stato sottoposto a parecchi mutamenti direttamente legati ai cambiamenti culturali e religiosi susseguitisi in questi anni. Due di questi movimenti, risultano particolarmente rilevanti per il nostro libro: 1/ La creazione, agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso, di una «struttura dipartimentale» tra le facoltà di Teologia (FT) e di Scienze dell’Educazione (FSE) per promuovere l’unità formativa degli studenti di Pastorale giovanile e di Catechetica; dopo un sessennio di laboriosa sperimentazione, nel 1987, la struttura si trasformò nel «Dipartimento di Pastorale giovanile e Catechetica»; 2/ Il ripensamento di tale struttura accademica che portò, nel 2016, alla dismissione del medesimo per tornare alla configurazione di due curricoli differenti, quello di Catechetica nella FSE e quello di Pastorale giovanile nella FT.


L’anno accademico 2018-2019, terzo dell’attuale struttura del curricolo di Catechetica, apre la strada delle verifiche: in questo momento cruciale, l’ICa sente l’obbligo di «dare ragione» delle proprie impostazioni scientifiche e, allo stesso tempo, considera questa circostanza come un momento propizio per immaginare un futuro carico di progetti inediti. Ecco spiegata la finalità del libro che è diviso in tre parti: Attualità, Futuro e Storia. La sequenza, dunque, privilegia la presentazione accurata del curricolo attuale e nel contempo le sue prospettive di futuro, senza però dimenticare l’evoluzione storica alla base di ogni scelta e situazione concreta.


 
editore |15.10.2018
Canonization of Pope Paul VI

In Piazza San Pietro il rito presieduto da Francesco. "Hanno lasciato tutto per abbracciare la Sua via. Dove si mettono al centro i soldi non c'è spazio per Dio e per l'uomo". Sono santi. Paolo VI, Oscar Arnulfo Romero Galdámez, Francesco Spinelli, Vincenzo Romano, Maria Caterina Kasper, Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù e Nunzio Sulprizio aggiungono i loro nomi all'immenso elenco dei canonizzati di tutte le epoche. Papa Francesco li ha proclamati all'inizio della celebrazione eucaristica in una piazza San Pietro invasa da fedeli giunti da Brescia, Milano, Napoli, Pescara, dalla Spagna, dalla Germania e da tutta l'America Latina. Sono santi, ha detto il Papa nell'omelia, perché hanno fatto "la scelta coraggiosa di rischiare" per seguire Gesù e "hanno avuto il gusto di lasciare qualcosa per abbracciare la sua via".


In sostanza hanno applicato quanto Gesù dice nel Vangelo proclamato in questa domenica 14 ottobre di "lasciare quello che appesantisce il cuore" e soprattutto le ricchezze terrene. "Dove si mettono al centro i soldi non c'è posto per Dio e non c'è posto neanche per l'uomo", ha ammonito Francesco. "Per questo la ricchezza è pericolosa e - dice Gesù - rende difficile persino salvarsi. Non perché Dio sia severo, no - ha proseguito il Papa -. Il problema è dalla nostra parte: il nostro troppo avere, il nostro troppo volere ci soffocano il cuore e ci rendono incapaci di amare". "Non si può seguire veramente Gesù quando si è zavorrati dalle cose".





I santi invece hanno fatto la scelta di mettere Gesù al centro delle loro vite. "Gesù è radicale. Egli dà tutto e chiede tutto", ha sottolineato il pontefice. "Gesù non si accontenta di una 'percentuale di amore': non possiamo amarlo al venti, al cinquanta o al sessanta per cento. O tutto o niente". L’ha fatto Paolo VI, ha ricordato Francesco, "sull’esempio dell’Apostolo del quale assunse il nome. Come lui ha speso la vita per il Vangelo di Cristo, valicando nuovi confini e facendosi suo testimone nell’annuncio e nel dialogo, profeta di una Chiesa estroversa che guarda ai lontani e si prende cura dei poveri".


Paolo VI, ha fatto notare il Pontefice, "anche nella fatica e in mezzo alle incomprensioni, ha testimoniato in modo appassionato la bellezza e la gioia di seguire Gesù totalmente. Oggi ci esorta ancora, insieme al Concilio di cui è stato il sapiente timoniere, a vivere la nostra comune vocazione: la vocazione universale alla santità. Non alle mezze misure, ma alla santità".Papa Bergoglio ha poi notato che "è bello che insieme a lui e agli altri santi e sante odierni ci sia Mons. Romero, che ha lasciato le sicurezze del mondo, persino la propria incolumità, per dare la vita secondo il Vangelo, vicino ai poveri e alla sua gente, col cuore calamitato da Gesù e dai fratelli".


Lo stesso possiamo dire, ha aggiunto il Papa, di Francesco Spinelli, di Vincenzo Romano, di Maria Caterina Kasper, di Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù e del nostro ragazzo napoletano Nunzio Sulprizio, santo giovane, coraggioso, umile - ha aggiunto a braccio -, che ha saputo incontrare Gesù nella sofferenza, nel silenzio e offerta di se stesso". "Tutti questi santi, in diversi contesti, hanno tradotto con la vita la Parola di oggi, senza tiepidezza, senza calcoli, con l’ardore di rischiare e di lasciare. Il Signore ci aiuti a imitare i loro esempi".Francesco ha anche proposto, alla luce di questi esempi, un esame di coscienza ai cristiani di oggi.


"Chiediamoci da che parte stiamo. Ci accontentiamo di qualche precetto o seguiamo Gesù da innamorati? Insomma, ci basta Gesù o cerchiamo tante sicurezze del mondo?". Perciò ha esortato: "Chiediamo la grazia di saper lasciare per amore del Signore: lasciare le ricchezze, le nostalgie di ruoli e poteri, le strutture non più adeguate all’annuncio del Vangelo, i pesi che frenano la missione, i lacci che ci legano al mondo. Senza un salto in avanti nell’amore la nostra vita e la nostra Chiesa si ammalano di«autocompiacimento egocentrico»: si cerca la gioia in qualche piacere passeggero, ci si rinchiude nel chiacchiericcio sterile, ci si adagia nella monotonia di una vita cristiana senza slancio, dove un po’ di narcisismo copre la tristezza di rimanere incompiuti". La tristezza, ha concluso il Papa, "è la prova dell'amore in compiuto". Mentre la gioia sgorga da "un cuore alleggerito di beni, che libero ama il Signore".


Alla Messa erano presenti numerosi capi di Stato, tra i quali il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella. All'inizio della celebrazione è stato il prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, cardinale Angelo Becciu, a presentare brevemente i profili dei sette nuovi santi. Sono state portate all'altare le loro reliquie: per Paolo VI la maglietta che indossava a Manila nel 1970 con le gocce di sangue delle ferite subite in seguito all'attentato. Frammenti di osso per gli altri canonizzati. Una ciocca di capelli per Nazaria Ignazia March Mesa.


QUI LE BIOGRAFIE DEI NUOVI SANTI


Mimmo Muolo domenica 14 ottobre 2018





 

 
editore |15.10.2018
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Emergono dal Sinodo due richieste alla Chiesa di tutto il mondo. Da una parte quella di offrire al clero, ai religiosi e alle religiose, ma anche ai formatori in genere, "una nuova educazione sul corpo, sull'affettività e sulla sessualità". Dall'altro lato, e sono gli stessi giovani presenti nell'Assise sinodale ad averla formulata durante i lavori, quella di una liturgia migliore. "Dateci una liturgia più bella e partecipata - ha riferito così il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay, la domanda dei ragazzi, aggiungendo che "è stata una vera sorpresa" per lui -, affinché attraverso la liturgia possiamo fare esperienza di Dio".


Le due richieste sono emerse nel corso della conferenza stampa sull'andamento dei lavori, in una giornata in cui sono state distribuite anche le relazioni dei 14 circoli minori (quattro di lingua inglese, tre di lingua francese, uno tedesco, due spagnoli, tre italiani e uno portoghese).


Secondo il cardinale Désiré Tsarahazana, presidente della Conferenza episcopale del Madagascar, dal Sinodo viene innanzitutto "un appello alla conversione personale". "In sostanza l'appello a tutti i battezzati affinché abbiano una vita più coerente con la fede".
Questa è anche la chiave per affrontare in maniera decisiva la questione degli abusi e in generale della sessualità, un tema che è stato affrontato largamente nel corso dei lavori. Il cardinale africano ha poi annunciato, rispondendo a una domanda, che il Papa si recherà in Madagascar nel 2019, possibilità che il portavoce vaticano Greg Burke, presente alla conferenza stampa non ha confermato, anche se, ha detto, "viene studiata con cura".


Allo stesso modo Burke non ha confermato un eventuale viaggio in Nord Corea, su invito del presidente nord coreano. "Aspettiamo che l'invito arrivi, poi si vedrà", ha detto.


Per il resto i lavori del Sinodo stanno confermando il clima gioioso in cui si svolgono e il fatto che i giovani amano la Chiesa (lo ha detto il cardinale canadese Gérald Cyprien Lacroix). Una Chiesa "plurale, inclusiva e capace di camminare insieme con loro", ha aggiunto l'uditrice suor Nathalie Becquart.


Tutte indicazioni che si ritrovano anche nelle relazioni dei circoli minori, insieme all'invito ad accompagnare le nuove generazioni sull'esempio di Gesù nei confronti dei discepoli di Emmaus (Circolo italiano A). Nella relazione del circolo italiano C questo invito diventa anche appello "a usare il web senza farsi usare", o
"rifiuto della cultura dell'omologazione, definita spesso cultura del faraone".


Temi come quello della famiglia (tradizionale, allargata, convivenze, nuove forme di unione) si affacciano spesso nelle relazioni, insieme alla domanda su come porsi pastoralmente di fronte a queste realtà. Anche le migrazioni ricorrono spesso nei resoconti del dibattito, come fenomeno epocale da affrontare sotto diversi profili, non ultimo quello dell'integrazione delle seconde generazioni, spesso relegate alla marginalità della "cultura dello scarto".


da Avvenire Mimmo Muolo martedì 9 ottobre 2018


TUTTI GLI ARTICOLI SUL SINODO SUI GIOVANI


IL VIDEO DELL'INCONTRO TRA IL PAPA, I PADRI SINODALI E I GIOVANI

 
Dalla Fidae l’edizione italiana di “Design for Change” |12.10.2018
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Il 6 ottobre 2018, nella sede nazionale della Fidae (Federazione Istituti di Attività Educativa) a Roma, è stata presentata l’edizione italiana della pubblicazione Design for Change – un movimento educativo per cambiare il mondo.

 

Sono intervenuti Virginia Kaladich, Presidente Fidae e Responsabile del Progetto “Io Posso!” in Italia; Kiran Bir Sethi, fondatrice del movimento Design for Change; Juan Antonio Ojeda, responsabile promozione dei progetti per OIEC; Monica Cantòn de Celis, coordinatrice di Design for Change Spagna.












La Fidae ha risposto con generosa disponibilità all’invito della Congregazione per l’Educazione Cattolica e dell’OIEC (Organizzazione delle scuole cattoliche nel mondo) facendosi promotrice in Italia della diffusione del progetto internazionale ispirato all’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, in cui esorta il mondo a prendersi cura della “casa comune”. Bambini, ragazzi, giovani, attraverso il progetto “Io Posso!”, accolgono la sfida impegnandosi a migliorare l’ambiente in cui vivono, utilizzando la metodologia Design for Change (I can – io posso).


Si tratta di un progetto di cambiamento che si compone di quattro semplici fasi: sentire le necessità o i problemi; immaginare nuove soluzioni; agire e costruire il cambiamento; condividere la propria storia per contagiare e ispirare più persone possibili. L’obiettivo è quello di realizzare una catena mondiale di bambini, ragazzi, giovani e cambiare, passo dopo passo, il mondo. Per farlo, si mettono in gioco quattro competenze basilari (le quattro C): pensiero critico, creatività, collaborazione, comunicazione.


Per approfondire: https://ioposso.fidae.it/


























 







 
Sinodo giovani: p. Fares (La Civiltà Cattolica) |12.09.2018
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“Di fronte alla provvisorietà delle decisioni che caratterizza il mondo e i giovani di oggi, l’indicazione del Papa è: ‘Rischia!’”. Lo scrive padre Diego Fares nel quarto volume della collana Accènti de “La Civiltà Cattolica” sul prossimo Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani. Lo scrittore de La Civiltà Cattolica segnala che il Papa ha detto tante volte che “chi non rischia non cammina”. “Ma se sbaglio?. Sbaglierai di più se tu rimani fermo”. Richiamando la pedagogia di Francesco, padre Fares spiega che la sua caratteristica è “non umiliare i giovani per i loro limiti, laddove essi sono più fragili, e, d’altra parte, essere esigente e audace laddove invece sta la loro forza: giocarsi tutto per un ideale”. A proposito della vocazione dei giovani, lo scrittore gesuita richiama il Documento preparatorio del Sinodo e sottolinea che “non si parte dal problema della necessità di vocazioni sacerdotali e religiose, ma si ‘universalizza la questione vocazionale’”. Il discernimento vocazionale “viene presentato come ‘un processo progressivo di discernimento interiore e di maturazione della fede’ che riguarda tutti i cristiani” e “non viene considerato come un atto puntuale, ma come il modo costante di vivere una ‘vita spirituale’ che cerca di essere docile agli impulsi dello Spirito”. Di qui l’accenno alle tre nascite – naturale, battesimale e spirituale – di cui parla la Chiesa orientale. “Nel discernimento come ‘nascita nello spirito’ convergono la tradizione antica e le esperienze carismatiche attuali. La missione dei pastori è custodire e sostenere le libertà che ancora si stanno costituendo”.

 
editore |10.09.2018
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“Il tempo dell’educazione non è finito”, dicevano tempo fa  i nostri vescovi nel documento “Educare alla vita buona del vangelo” (n.7). In ogni stagione e in ogni luogo si può vivere l’esaltante missione educativa. A settembre riprende nelle nostre istituzioni scolastiche e nelle nostre famiglie l’avventura della scuola. Si ritrovano a stare insieme ragazze e ragazzi, insegnanti, personale non docente e famiglie. Ognuno nel suo specifico ambito e in modalità diverse è chiamato a  vivere il tempo della scuola come tempo adatto per far crescere una comunità. La scuola, infatti, cos’è se non un’esperienza di comunità educante?


In un importante discorso al mondo della scuola papa Francesco – tra l’altro – ha detto: “Vorrei dire che nella scuola non solo impariamo conoscenze, contenuti, ma impariamo anche abitudini e valori. Si educa per conoscere tante cose, cioè tanti contenuti importanti, per avere certe abitudini e anche per assumere i valori. E questo è molto importante. Auguro a tutti voi, genitori, insegnanti, persone che lavorano nella scuola, studenti, una bella strada nella scuola, una strada che faccia crescere le tre lingue, che una persona matura deve sapere parlare: la lingua della mente, la lingua del cuore e la lingua delle mani. Ma, armoniosamente, cioè pensare quello che tu senti e quello che tu fai; sentire bene quello che tu pensi e quello che tu fai; e fare bene quello che tu pensi e quello che tu senti. Le tre lingue, armoniose e insieme!” (10 maggio 2014).


Faccio mie e rilancio a tutti queste parole del papa. Tempo di disciplina, di impegno, di confronto e di crescita di tutta la persona, la scuola si trova oggi ad operare in un contesto spesso difficile e ostile perché “tendente a ridurre il bene all’utile, la verità a razionalità empirica, la bellezza a godimento effimero” (Educare alla vita buona del vangelo, 7). Noi invece siamo convinti che la scuola possa e debba contribuire a dare ai ragazzi e ai giovani sicurezze e prospettive valide per una maturità autenticamente umana della persona.


Per questo abbiamo – dobbiamo  -  avere  verso questa istituzione e verso tutti i soggetti in essa coinvolti, grande fiducia. Come vescovo rivolgo a tutti gli insegnanti, ai ragazzi e alle famiglie un augurio davvero sincero e beneaugurante per un lavoro proficuo per il bene di tutti. Agli educatori soprattutto assicuro il mio sostegno spirituale perché siano veri compagni di strada per i ragazzi nella ricerca della verità facendogliela sperimentare come bella e attraente attraverso la testimonianza  della loro vita e dei valori che insegnano.


 


+ Douglas Regattieri


Cesena, 5 agosto 2018

 
ROMA, 20 – 23 SETTEMBRE 2018
Congresso internazionale |10.09.2018
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In prossimità della celebrazione del Sinodo dei Vescovi su "I giovani, la fede e il discernimento vocazionale", l'Università Pontificia Salesiana e la Pontificia Facoltà di Scienze dell'Educazione Auxilium organizzano il Congresso Internazionale "Giovani e Scelte di vita: prospettive educative".
Il Congresso intende offrire un contributo allo studio del mondo giovanile in rapporto alle scelte di vita a partire dallo specifico punto di vista che qualifica la ricerca universitaria nell'ambito delle scienze dell'educazione e nella prospettiva più generale dell'umanesimo pedagogico cristiano che sta a fondamento del sistema formativo di San Giovanni Bosco.
Il Congresso, che si svolgerà presso l'Università Pontificia Salesiana a Roma dal 20 al 23 Settembre, vedrà riuniti studiosi, educatori, formatori e giovani da ogni parte del mondo, per condividere ricerche, riflessioni, esperienze e buone pratiche.
Le lingue ufficiali del Congresso sono Italiano, Inglese e Spagnolo. Le comunicazioni (Papers) possono essere inviate e presentate durante il Congresso anche in lingua Francese e Portoghese.


 


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 www.giovaniesceltedivita.org


 

 
uno strumento per il discernimento delle comunità educative |07.09.2018
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«Si può dire che oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca». Con queste parole, pronunciate al Convegno ecclesiale di Firenze il 10 novembre 2015, papa Francesco ha attirato l’attenzione di tutti sulle rapide e radicali trasformazioni del nostro mondo e della nostra società. Per il mondo della scuola e della formazione ciò significa che bisogna fare i conti con esigenze, generazioni e modelli educativi diversi da quelli cui si era abituati fino a un passato anche recente.


Lo ricorda mons. Mariano Crociata, presidente del Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica, introducendo il sussidio “Educare nel cambiamento”, frutto della riflessione e del lavoro comune dell’organismo che rappresenta l’ampia e composita realtà della scuola cattolica in Italia. Il Consiglio Nazionale ha infatti dedicato l’ultimo anno ad una riflessione sulle condizioni delle scuole e dei centri di formazione professionale (Cfp) definibili come cattolici o di ispirazione cristiana, pubblicandone i risultati in questo strumento di lavoro.


Il testo contiene:



  • il documento su “Autonomia, parità e libertà di scelta educativa”, pubblicato nel 2017 e dal carattere programmatico;

  • il sussidio “Uno strumento per il discernimento delle comunità educative”, che vede qui la luce per la prima volta e si propone di aiutare tutte le scuole e i Cfp a promuovere una ponderata riflessione di fronte alle difficoltà che possono derivare dalle trasformazioni che stiamo vivendo;

  • un’Appendice costituita da una serie di esperienze e buone pratiche di scuole e Cfp che hanno saputo misurarsi con il cambiamento in maniera creativa e coraggiosa, pur se non priva di ostacoli;

  • una seconda Appendice, che raccoglie i recapiti degli organismi che a vario titolo compongono il mondo della scuola cattolica e possono essere di riferimento proprio per affrontare eventuali difficoltà o anche solo per confrontarsi nella vita ordinaria delle diverse realtà educative.


La scuola cattolica, come insegna il Concilio Vaticano II (GE, 8), è essenzialmente «un ambiente comunitario scolastico permeato dello spirito evangelico di libertà e carità». Con questo sussidio, quindi, il Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica vuole rivolgersi a tutte le componenti della comunità educativa – alunni, insegnanti, genitori, gestori, responsabili della direzione, comunità ecclesiale – per promuovere e sostenere un’azione che confermi e rafforzi il ruolo della scuola cattolica nella società italiana alla luce dei cambiamenti in atto.


In allegato il testo del sussidio “Educare nel cambiamento”, una presentazione a cura di mons. Mariano Crociata e l'articolo di Avvenire del 4 settembre 2018.


Leggi qui l'articolo del Sir dedicato al sussidio: https://www.agensir.it/chiesa/2018/09/03/scuola-cattolica-dal-consiglio-nazionale-un-sussidio-per-ripensare-leducazione-tra-crisi-opportunita-e-prospettive/



 

ESORTAZIONE APOSTOLICA “GAUDETE ET EXSULTATE” DI PAPA FRANCESCO  

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