Michael”: il film del regista austriaco Markus Schleinzer

 

opera prima, presentata in Concorso alla 64.ma Edizione del Festival di Cannes

 

 

Che cosa narra il film MICHAEL

Michael, il titolo del film, è anche il nome del protagonista, un trentacinquenne dalla vita tranquilla per non dire mediocre e abituale. Metodico, appartenente alla classe media colpita dalla crisi economica, conduce un’esistenza tutta casa, lavoro e qualche amicizia superficiale. Ha solo un piccolo passatempo che lo appassiona in modo particolare: si chiama Wolfgang, ha dieci anni, e vive segregato nello scantinato di casa sua.

Michael è infatti un pedofilo, ma non uno di quei tipi borderline che suscitano subito dubbi, anzi, a prima vista sembra la persona più buona e mite del mondo. E come prova di questa gentilezza Michael offre al suo piccolo ’ospite’ parecchi comfort, cercando di rendergli la vita da recluso più comoda e gradevole possibile, con l’illusione di creare una sorta di rapporto paritario.

Colpisce in modo particolare la normalità che fa dà cornice a questa vicenda. Il regista infatti mostra gli avvenimenti dal punto di vista del pedofilo che, convinto di non compiere nulla di sostanzialmente sbagliato, restituisce allo spettatore un senso di serenità, che contrasta fortemente con le immagini da lucido aguzzino che scorrono sullo schermo. Paradossalmente Michael rimane spesso stupito dalle reazioni violente e ribelli di Wolfgang, che vorrebbe tornare a casa, e tenta più volte di convincere il bambino che sono stati i genitori ad abbandonarlo. Adottando uno stile che ricorda molto quello di Michael Haneke, del quale è stato assistente al casting per diversi film, il regista ha voluto realizzare una pellicola che colpisse dritto allo stomaco dello spettatore, mostrando l’orrore che affligge una piccola vita indifesa caduta nelle mani di un pericoloso orco(Cfr. quotidiani italiani del 16 maggio 2011).

 

 

Scheda del film

MICHAEL

titolo originale: Michael

paese: Austria

anno: 2011

genere: fiction

regia: Markus Schleinzer

durata: 96′

sceneggiatura: Markus Schleinzer

cast: Michael Fuith, Christine Kain, Ursula Strauss, Viktor Tremmel, Gisela Salcher

fotografia: Gerald Kerkletz

montaggio: Wolfgang Widerhofer

scenografia: Katrin Huber, Gerhard Dohr

costumi: Hanya Barakat

produttore: Nikolaus Geyrhalter, Markus Glaser, Michael Kitzberger, Wolfgang Widerhofer

produzione: Nikolaus Geyrhalter Filmproduktion

supporto: Österreichisches Filminstitut, Filmstandort Austria, ORF Film/Fernsehabkommen, Filmfonds Wien, Cine Tirol

distributori: Les Films du Losange

rivenditore estero: Les Films du Losange

 

 

Chi è Markus Schleinzer

Il regista  presenta per la prima volta un suo film da regista in concorso al Festival di Cannes, ma è un habitué della Croisette essendo stato direttore casting di Michael Hanneke, autore di  La pianista. Nel suo film si sente l’’influenza del maestro  per il suo soggetto tabù e il modo in cui è trattato, mantiene sia una filiazione artistica con Happiness di Todd Solondz che un legame diretto con l’attualità austriaca segnata dal caso Natascha Kampusch,la ragazzina che poi è diventata una star dei vari Talk Show, tenuta prigioniera per tanti anni dal suo aguzzino.
L’autore filma  la routine quotidiana con una neutralità sconcertante, dando poca importanza ai dettagli più sordidi o ai riferimenti temporali. Non si fa mai allusione al rapimento, ma il tentativo su un altro bambino lascia intendere il metodo e il lavaggio del cervello messi in atto. Per Schleinzer, suggerire è più importante che spiegare. I dialoghi sono ridotti al minimo che suppone il rapporto tra un pedofilo e la sua vittima manipolata. La natura sovversiva di questa relazione è costantemente anestetizzata da un trattamento basato sull’osservazione, senza pertanto entrare nel voyeurismo malsano.
Per il regista, il sequestro è come un ménage disfunzionale che ha al contempo le caratteristiche di una coppia e quelle di una famiglia monoparentale. Uomo e bambino guardano la televisione, mangiano tête à tête e lavano i piatti insieme. Michael arriva persino a portare la sua vittima in gita, fanno insieme i puzzle e le battaglie con le palle di neve. Ogni sera, il ragazzino viene riportato nella sua prigione sotterranea, dove viene chiuso a doppia mandata, vittima regolare di sevizie che il pedofilo segnerà più tardi con una piccola croce su un calendario. Il carnefice è organizzato e manipolatore, ma non ha niente del personaggio malvagio dei thriller. Piuttosto, emana da Michael un’impressione di naturalezza ed è dal potere di questa normalità che nasce l’orrore.
Schleinzer gioca con le aspettative del suo pubblico seminando, lungo tutto il film, false piste e indizi sul contesto di questo crimine e le sue implicazioni nella vita del personaggio principale. Non è presentato come un uomo particolarmente mostruoso né simpatico, e lo spettatore è tenuto a distanza dalle sue intenzioni abilmente svelate un po’ per volta, fino alla sorprendente conclusione( Cfr.. Domenico La Porta, in CINEUROPA del 17 maggio2011).

 

 

Ma non mi piace  che il nome Michael

venga associato solamente alle brutture che- simili a serpi velenosi, come quell’orribile prete bestemmiatore, pedofilo e commerciante di carne umana, qual’é Riccardo Seppia, il parroco della chiesa di Santo Spirito a Sestri Ponente.

E’ consolante sapere che è citato nella Bibbia ebraica, nel Libro di Daniele 12,1, come primo dei principi e custode del popolo di Israele.

Nel Nuovo Testamento è definito come arcangelo nella Lettera di Giuda 9, mentre nell’Apocalisse di Giovanni 12,7-8 è l’angelo che conduce gli angeli nella battaglia contro il drago, rappresentante il demonio, e lo sconfigge. Esso è implicitamente nominato in Giosuè 5:14-15 e in Zaccaria 3:2. Essendo qui chiamato Angelo Personale del Signore possiamo ritrovare la sua figura in Genesi 16,7 che rimanda a 1Corinzi 10,4 che a sua volta si ricollega a Esodo 3,2 e 23:21 che rimandano ad Isaia 9,5 e 63,9 per poi ritrovarsi in Giudici 2:1 e rivelarsi nel collegamento tra Malachia 3:1 e Marco 1,2 e Salmo 106:20 e Giovanni 1,1.

Numerosi poi sono gli scritti apocrifi vetero e neo-testamentari in cui l’arcangelo Michele compare a vario titolo. Per esempio, nell’ Apocalisse siriaca di Baruc è scritto che detiene le chiavi del Paradiso; nella Vita di Adamo ed Eva si dice che fu lui ad insegnare ad Adamo a coltivare la terra; nell’ Apocalisse di Mosè detta ai figli di Adamo ed Eva i doveri rituali verso i defunti; nel Vangelo di Bartolomeo si racconta che fu lui a portare a Dio la terra e l’acqua necessarie a creare Adamo; nella Ascensione di Isaia si racconta che fu lui a rimuovere la pietra dal sepolcro di Gesù; nella Apocalisse della Madre di Dio accompagnò la Vergine in un viaggio infernale per mostrarle le pene a cui sono sottoposti i dannati…. (Cfr. Wikipedia).

In ogni caso, il cinema può dare una mano alla gerarchia cattolica, per tentare di “spegnere” i troppi scandali dovuti ai molti, moltissimi preti pedofili. Non sarebbe più semplice permettere ai giovani che vorrebbero servire Cristo nella comunità, frequentare anche l’altro genere, in modo che la loro sessualità si sviluppi in maniera naturalmente umana?

E Dio li creò. Maschio e femmina li creò(Dal libro della Genesi)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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