L’annuario 2010 sull’IRC

L’annuario 2010 sull’IRC, curato dal Servizio Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana per l’Insegnamento della Religione Cattolica, fotografa la situazione della scuola statale per l’anno 2009-10, dalla quale emerge il dato degli alunni che non si sono avvalsi dell’insegnamento RC.
Rispetto all’anno scolastico precedente sono aumentati di un punto percentuale, toccando complessivamente il 10% del totale alunni (gli avvalentesi dell’Irc sono passati dal 91% del 2008-09 al 90% del 2009-10).
Più esattamente nei diversi settori scolastici quel 10% di alunni non avvalentesi ha toccato queste percentuali: nella scuola dell’infanzia il 7,5% (+0,7 rispetto all’anno prima), nella scuola primaria il 6,3% (+ 0,5), nella secondaria di I grado l’8,4% (+ 1,0) e nella secondaria di II grado il 16,5% (+ 1,8).
Si tratta per tutti i settori delle percentuali più alte raggiunte dal 1993-94, con incrementi graduali e costanti che sono andati quasi di pari passo con l’aumento di alunni stranieri appartenenti ad altre religioni e che, in molti casi (non sempre), non si sono avvalsi dell’Irc.
Ma non avvalersi dell’Irc non significa avvalersi di attività didattiche e formative alternative.
Questa possibilità è in costante calo: 8,2%, il più basso in assoluto da anni; il resto degli studenti si è suddiviso tra studio assistito (18,5%), studio non assistito (25,5%) e poco meno della metà (47,8%) ha scelto l’uscita dalla scuola.
Prendendo in esame quel 16,5% di studenti non avvalentesi negli istituti di istruzione secondaria superiore, vi è però la sorpresa che riguarda i docenti di attività alternativa.
Infatti solo il 4% dei non avvalentesi ha partecipato ad attività didattiche e formative alternative, quelle, cioè affidate a docenti di attività alternative.
Il 4% del 16,5% vuol dire un magro 0,66% finale di studenti delle superiori che scelgono attività alternative.
E vuole dire anche che i docenti di attività alternative, proprio nel momento in cui ottengono il pieno titolo per partecipare alla valutazione degli studenti per i crediti scolastici, calano di numero e, forse, di importanza.
tuttoscuola.com  È iniziato da qualche giorno l’ultimo quadrimestre di questo primo anno scolastico di riforma delle superiori e milioni di ragazzi viaggiano già verso la conclusione del 2010-11 preparandosi ad affrontare le forche caudine dello scrutinio finale con alcune nuove regole sulla valutazione (validità dell’anno scolastico con la frequenza di almeno tre quarti del monte ore annuo), applicate per la prima volta anche per tutti gli studenti degli istituti superiori.
Recentemente il Tar Lazio, con una sentenza passata in giudicato e contro la quale il Miur non ha interposto ricorso al Consiglio di Stato, ha riconosciuto pieno titolo ai docenti di attività alternative a partecipare agli scrutini finali per la determinazione dei crediti scolastici nelle classi degli istituti superiori, allo stesso modo dei docenti di Irc (Religione cattolica).
Probabilmente, mancando i tempi necessari per correggere il Regolamento sulla valutazione (dpr 122/2009) che aveva, invece, previsto per quei docenti la non partecipazione di persona alla valutazione finale con la sola possibilità di inviare documentazione allo scrutinio, il ministero dovrà trovare un altro strumento amministrativo per recuperare il pieno titolo dei docenti di attività alternativa già dai prossimi scrutini finali.
Si parla, in proposito, di inserire il dispositivo in una prossima ordinanza sugli esami oppure in un decreto ministeriale ad hoc.
In ogni modo questo riconoscimento del pieno titolo sarà un modo per dare visibilità e riconoscimento ad una figura professionale poco definita e “semiclandestina” come il docente di attività alternative.
Attività alternative: Come? Dove? Quanti? Per saperne di più è possibile consultare l’Annuario, curato dal Servizio Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana per l’Insegnamento della Religione Cattolica, da cui si rileva che per la prima volta la percentuale di alunni che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica ha toccato la percentuale complessiva del 10%.
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