In visita in Spagna, Benedetto XVI

L’architetto Jordi Bonet mette a punto gli ultimi dettagli prima della visita di Benedetto XVI, domenica 7 novembre.
Sicurezza, acustica, visibilità, tutto dev’essere perfetto perché la Sagrada Familia, chiesa cattolica e monumento simbolo di Barcellona, riceva la consacrazione del papa.
In costruzione da centoventotto anni e sempre incompiuto, il luogo sarà aperto al culto (fino ad ora le messe erano celebrate nella cripta) e la chiesa diventerà basilica.
Il monumento di 4500 metri quadrati accoglierà domenica 7000 persone e 700 coristi, spiega Bonet.
È capo architetto da ventisei anni.
“Il numero sette”, precisa, in riferimento al numero di architetti che si sono succeduti dopo la morte di Gaudi nel 1926, ognuno dei quali ha seguito fedelmente le istruzioni e i plastici lasciati dal maestro.
“Non pensavo che un giorno avrei potuto vedere l’interno della chiesa terminato”, ammette commosso quest’uomo di 84 anni, prima di sottolineare l’importanza della consacrazione della chiesa.
“La gente finiva per considerarla un parco di attrazioni…”.
Ora, durante la giornata, ogni mezz’ora, tre minuti di musica d’organo verrà a ricordare ai 2,5 milioni di visitatori annuali che la Sagrada Familia è anche un luogo di preghiera.
Il completamento di quest’opera faraonica nata dall’immaginazione dell’architetto modernista catalano Antoni Gaudi dovrebbe durare ancora quindici anni: il tempo di finire la torre-lanterna centrale dedicata a Cristo, che dominerà la città, a 170 metri d’altezza.
“Gaudi era un uomo molto devoto che voleva che la sua opera riflettesse la sua fede.
Ha concepito tutto il tempio come una catechesi.
Tutto ciò che è costruito esprime e spiega il contenuto della Bibbia”, ricordano all’arcivescovado di Barcellona, che gestisce la chiesa attraverso una fondazione, alimentata da donatori privati e dalle entrate.
Ma per organizzare la visita papale, la Catalogna ha dovuto sborsare un ammontare rimasto segreto, cosa che non a tutti è piaciuta.
Giovedì circa 3000 persone hanno manifestato a Barcellona per la difesa della laicità e contro l’uso di denaro pubblico per accogliere il papa.
Il loro slogan: “Io non ti aspetto”.
Altre manifestazioni sono previste in margine alla visita: omosessuali invitati ad abbracciarsi lungo il corteo papale, conferenza sulla “Santa Mafia: l’impero economico della Chiesa”e altri raduni di femministe “peccatrici”.
A poche settimane dalle elezioni catalane, il 28 novembre, i partiti politici cercano di sfruttare politicamente l’avvenimento.
La consacrazione del monumento catalano più conosciuto al mondo serve di pretesto ai manifestanti nazionalisti.
Il sindaco di Barcellona, Joan Herreu, del Partito socialista catalano (PSC), ha invitato i suoi concittadini ad appendere ai balconi bandiere catalane.
Un manifesto catalano di sostegno e di benvenuto al papa firmato da 36 personalità, tra cui i principali dirigenti di Convergencia i Unio (CiU), partito nazionalista dato per vincitore alle prossime elezioni, è stato inserito questa settimana nel quotidiano italiano Corriere della Sera.
Ricorda che la Catalogna è “una terra con coscienza di nazione” e fa riferimento alla decisione del papa di ufficiare in catalano, oltre che in latino ed in spagnolo.
Il capo del governo, il socialista José Luis Rodriguez Zapatero, non si recherà alla messa celebrata dal papa, che incontrerà invece all’aeroporto di Barcellona, prima della sua partenza.
La legge sul matrimonio omosessuale e la recente liberalizzazione dell’aborto hanno raffreddato le relazioni tra la Chiesa e Madrid.
Sono provvedimenti che hanno fatto scendere in piazza centinaia di migliaia di cattolici, guidati da un clero rappresentato dal conservatore arcivescovo di Madrid, presidente della conferenza episcopale.
In questi due giorni, il papa non mancherà di ricordare le posizioni della Chiesa sull’aborto e sulla famiglia.
In prossimità del viaggio, il Vaticano ha tuttavia definito “corrette” le sue relazioni con il governo spagnolo.
Ma al di là delle considerazioni politiche, il papa si reca soprattutto in un paese di forte tradizione cattolica in via di scristianizzazione.
Per questo viaggio lampo sottolinea ancora una volta la sua preoccupazione per le società europee segnate da una diminuzione della pratica della fede cattolica.
Secondo il Centro di investigazione sociale (CIS), mentre l’80% degli spagnoli si dichiarava cattolico otto anni fa, oggi la fa solo il 72%; il 13% si dichiara praticante ma il 25% dice ormai di essere ateo.
E, nel 2009 il numero dei matrimoni civili ha superato per la prima volta quello dei matrimoni religiosi.
A San Giacomo di Compostela sabato, e a Barcellona domenica, Benedetto XVI avrà l’occasione di mettere in guardia contro il “laicismo” e la secolarizzazione dell’Europa, dimentica, a suo avviso, delle sue radici cristiane.
Ne ha fatto una delle priorità del suo pontificato.
Il papa tornerà in Spagna nell’agosto 2011, per celebrare le Giornate mondiali della gioventù, organizzate e Madrid in “Le Monde” del 7 novembre 2010 (traduzione: www.finesettimana.org)  Iniziato da Santiago de Compostela il secondo viaggio di Benedetto XVI in Spagna Possibile in Europa l’incontro tra fede e laicità  Verità sull’uomo, libertà rispettosa, giustizia per tutti a cominciare dai più poveri:  il Papa indica alla Spagna e all’Europa le coordinate su cui edificare il presente e progettare il futuro.
Da Santiago de Compostela, dove è giunto sabato mattina, 6 novembre, Benedetto XVI rilancia la sua convinzione che l’uomo europeo non debba chiudersi nell’orizzonte ristretto del contingente ma aprirsi alla trascendenza, preoccupandosi delle necessità materiali, di quelle morali e sociali, di quelle spirituali e religiose.
Perché – dice al suo arrivo nel capoluogo galiziano – “tutte queste sono esigenze autentiche dell’uomo” e solo in questo modo “si opera in modo efficace, integro e fecondo per il suo bene”.
Così il Papa entra subito nel vivo di un viaggio che egli stesso si incarica di spiegare e di motivare ai giornalisti in volo verso la Spagna.
Si tratta di un cammino – rivela – alla ricerca della fede, per ritrovare in essa il senso della bellezza espresso nella sua forma più alta dall’arte.
Un itinerario che dimostra la possibilità per la fede stessa di entrare in contatto con il mondo di oggi.
“Essere in cammino – confida – è iscritto nella mia biografia”.
Nelle risposte alle domande poste a nome dei cronisti dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, il gesuita Federico Lombardi, il Pontefice anticipa le tematiche delle due fitte giornate in terra spagnola:  il senso del pellegrinaggio; il significato della consacrazione della basilica della Sagrada Familia, capolavoro di Antoni Gaudí; le difficoltà che attraversa l’istituzione familiare; l’efficacia del binomio fede e cultura; la nuova evangelizzazione dell’Europa.
In particolare Benedetto XVI indica nell’esperienza del pellegrinaggio il paradigma della vita dell’uomo alla continua ricerca di Dio.
Essere pellegrino – afferma – è l’essenza della nostra fede.
In questa prospettiva, l’itinerario compostelano è significativo perché ricorda i passi delle moltitudini di fedeli che hanno diffuso la fede cristiana in Europa e, in un certo senso, l’hanno profondamente rinnovata.
Così anche oggi – aggiunge il Papa – si avverte il bisogno di ritrovarsi, di camminare insieme per riscoprire Dio e rinnovare il vecchio continente.
Della necessità di “segni” per il nostro tempo il Pontefice parla riferendosi in particolare alla consacrazione della Sagrada Familia a Barcellona.
E ricorda che tra i motivi ispiratori del genio di Gaudí c’era la volontà di operare una sintesi fra continuità e novità, fra tradizione e creatività.
Il grande architetto catalano – sottolinea – ha avuto il coraggio di inserirsi nella tradizione artistica delle grandi cattedrali e di tradurla in splendida novità, racchiudendo nella sua opera natura, Scrittura e liturgia.
In questo processo di rinnovamento nella continuità si inserisce anche la famiglia, che oggi – riconosce il Papa – ha bisogno di essere rinnovata nella fedeltà alla sua essenza di cellula fondamentale della società.
Proprio per il suo ruolo specifico, essa rappresenta il nucleo fondamentale intorno al quale ricostruire una convivenza civile dove non ci sia spazio per contrapposizioni artificiose tra religione e società.
Per il futuro dell’uomo – si dice certo Benedetto XVI – occorre un incontro e non uno scontro tra fede e laicità, anche laddove le spinte della secolarizzazione si avvertono in forme più aggressive.
Una persuasione, questa, ribadita successivamente durante la visita alla cattedrale compostelana.
La Chiesa – assicura il Papa – “desidera servire con tutte le sue forze la persona umana e la sua dignità”, consapevole che la verità è la condizione per un’autentica libertà.
Servire i fratelli infatti – ribadisce nel pomeriggio celebrando la messa nella piazza dell’Obradoiro – non è per il cristiano una semplice opzione ma una parte essenziale del proprio essere.
Da qui l’appello all’Europa perché sia capace di aprirsi alla trascendenza e alla fraternità:  solo avendo cura di Dio, infatti, si può anche avere cura dell’uomo.
(©L’Osservatore Romano – 7 novembre 2010)   In cammino Il viaggio in Spagna di Benedetto XVI esprime simbolicamente la realtà più profonda degli itinerari che il vescovo di Roma compie nel mondo.
A dirlo è stato il Papa stesso, nel consueto incontro con i giornalisti, durante il volo che l’ha portato a Santiago de Compostela, quando ha ricordato che il cammino – iscritto nella sua biografia personale già con le tappe in diverse università tedesche – rappresenta l’esperienza di ogni credente.
Nell’instabilità inevitabile della vita e nel passaggio su questo mondo, la fede è infatti innanzi tutto pellegrinaggio, espresso, per chi crede, dalla figura esemplare di Abramo.
Nel medioevo, i diversi cammini di Compostela – quella “via lattea” sulla terra indicata in cielo dal biancore delle stelle – hanno formato spiritualmente l’Europa.
E anche oggi il camino è percorso da chi affronta il pellegrinaggio (o semplicemente la via) per dare il rituale abbraccio al señor Santiago e così lasciarsi abbracciare da Dio stesso.
Come ha fatto il Pontefice nella meravigliosa cattedrale romanica e barocca profumata dall’incenso del botafumeiro, pellegrino insieme a tantissimi altri nella storia e nell’attualità, in un continente e in un mondo che tante volte sembrano dimentichi di Dio ma in realtà ne hanno nostalgia.
Nella visione del Papa infatti il cammino indica proprio questo:  l’uscita dalla quotidianità e dalla logica dell’utile, per trascenderle e trovare una nuova libertà.
Tra Santiago e Barcellona – dove svettano le guglie della Sagrada Familia – il nuovo itinerario di Benedetto XVI si muove fra tradizione e rinnovamento creativo, tra verità e bellezza, secondo la dinamica espressa in modo mirabile e visionario da Antoni Gaudí nel tempio espiatorio a cui lavorò per tutta la vita.
L’edificio, la cui consacrazione è all’origine dell’itinerario papale, è nato dalla devozione ottocentesca a san Giuseppe (il patrono di Joseph Ratzinger) e alla Sacra Famiglia, e anche oggi esprime nell’arte la centralità e l’importanza dell’istituzione familiare, realtà importante non solo per i cattolici, ma per l’intera società, che su di essa si fonda.
Se la ricerca dell’incontro tra fede e arte, parallelo a quello tra fede e ragione, segna la storia cristiana sin dai primi secoli, restando urgente nel tormentato panorama della contemporaneità, a un altro incontro – ha detto il Papa ai giornalisti – deve guardare oggi la Chiesa nel mondo occidentale caratterizzato dal secolarismo:  è quello tra fede e laicità.
In molti Paesi europei, come nella Spagna di oggi, superando la logica dello scontro prevalsa in alcuni periodi dell’Ottocento e del Novecento e che talvolta si riaccende nell’intolleranza.
Ha naturalmente colpito la circostanza di questo ritorno in Spagna di Benedetto XVI dopo la visita a Valencia nel 2006, e mentre già si prepara la giornata mondiale della gioventù di Madrid.
Un segno di amore per il Paese lo ha definito il Papa, sottolineando che le circostanze di questi viaggi mostrano una realtà più profonda:  la forza e il dinamismo attuali della fede in una terra storicamente cristiana.
Il Paese, che nel Cinquecento con “una pleiade di grandi santi” ha saputo rinnovare e dare forma al cattolicesimo moderno, vuole oggi continuare a proporre la via di Cristo, nell’ottica di una “universalità senza confini” rappresentata da Compostela, che nel medioevo era alle sponde dell’oceano, finis terrae.
Per questo il vescovo di Roma, accolto da un calore che ha dissipato la nebbia autunnale, prosegue nella comunione della Chiesa il suo cammino.
g. m. v.
(©L’Osservatore Romano – 7 novembre 2010)   La cerimonia di benvenuto all’aeroporto internazionale di Santiago de Compostela La Chiesa è trasparenza di Cristo in mezzo agli uomini Benedetto XVI è giunto nella mattina di sabato 6 novembre a Santiago de Compostela, prima tappa del suo diciottesimo viaggio internazionale.
Il velivolo con a bordo il Papa è atterrato intorno alle 11.20 all’aeroporto internazionale della città galiziana, dove si è svolta la cerimonia di benvenuto.
Dopo il saluto rivoltogli dal principe delle Asturie, il Pontefice ha pronunciato il primo discorso in terra spagnola.
Eccone qui di seguito il testo.
Pubblichiamo una nostra traduzione italiana del discorso del Papa.
Altezze Reali, Distinte Autorità Nazionali, Regionali e Locali, Signor Arcivescovo di Santiago di Compostela, Signor Cardinale Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, Signori Cardinali e Fratelli nell’Episcopato, Cari fratelli e sorelle, Amici tutti.
Grazie, Altezza, per le deferenti parole che mi ha rivolto a nome di tutti, e che sono l’eco profondo dei sentimenti di affetto verso il Successore di Pietro dei figli e delle figlie di queste nobili terre.
Saluto cordialmente coloro che sono qui presenti e tutti quelli che si uniscono a noi attraverso i mezzi di comunicazione sociale, ringraziando anche quanti hanno collaborato generosamente, ai diversi livelli ecclesiale e civile, perché questo breve ma intenso viaggio a Santiago di Compostela e Barcellona sia molto fruttuoso.
 Nel più profondo del suo essere, l’uomo è sempre in cammino, è alla ricerca della verità.
La Chiesa partecipa a questo anelito profondo dell’essere umano e si pone essa stessa in cammino, accompagnando l’uomo che anela alla pienezza del proprio essere.
Allo stesso tempo, la Chiesa compie il proprio cammino interiore, quello che la conduce attraverso la fede, la speranza e l’amore, a farsi trasparenza di Cristo per il mondo.
Questa è la sua missione e questo è il suo cammino:  essere sempre più, in mezzo agli uomini, presenza di Cristo, “il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione” (1 Cor 1, 30).
Perciò, anch’io mi sono messo in cammino per confermare nella fede i miei fratelli (cfr.
Lc 22, 32).
Vengo come pellegrino in questo Anno Santo Compostelano e porto nel cuore lo stesso amore a Cristo che spingeva l’Apostolo Paolo a intraprendere i suoi viaggi, con l’anelito di giungere anche in Spagna (cfr.
Rm 15, 22-29). Desidero unirmi così alla grande schiera di uomini e donne che, lungo i secoli, sono venuti a Compostela da tutti gli angoli della Penisola Iberica e d’Europa, e anzi del mondo intero, per mettersi ai piedi di san Giacomo e lasciarsi trasformare dalla testimonianza della sua fede.
Essi, con le orme dei loro passi e pieni di speranza, andarono creando una via di cultura, di preghiera, di misericordia e di conversione, che si è concretizzata in chiese e ospedali, in ostelli, ponti e monasteri.
In questa maniera, la Spagna e l’Europa svilupparono una fisionomia spirituale marcata in modo indelebile dal Vangelo.
Proprio come messaggero e testimone del Vangelo, andrò anche a Barcellona, per rinvigorire la fede del suo popolo accogliente e dinamico.
Una fede seminata già agli albori del cristianesimo, e che germinò e crebbe al calore di innumerevoli esempi di santità, dando origine a tante istituzioni di beneficienza, cultura ed educazione.
Fede che ispirò il geniale architetto Antoni Gaudí a intraprendere in quella città, con il fervore e la collaborazione di molti, quella meraviglia che è la chiesa della Sacra Famiglia.
Avrò la gioia di dedicare quella chiesa, nella quale si riflette tutta la grandezza dello spirito umano che si apre a Dio.
Provo una gioia profonda nell’essere di nuovo in Spagna, che ha dato al mondo una moltitudine di grandi Santi, fondatori e poeti, come Ignazio di Loyola, Teresa di Gesù, Giovanni della Croce, Francesco Saverio, fra tanti altri; Spagna che nel secolo xx ha suscitato nuove istituzioni, gruppi e comunità di vita cristiana e di azione apostolica e, negli ultimi decenni, cammina in concordia e unità, in libertà e pace, guardando al futuro con speranza e responsabilità.
Mossa dal suo ricco patrimonio di valori umani e spirituali, cerca pure di progredire in mezzo alle difficoltà e offrire la sua solidarietà alla comunità internazionale.
Questi apporti e iniziative della vostra lunga storia, e anche di oggi, insieme al significato di questi due luoghi della vostra bella geografia che visiterò in questa occasione, mi spronano ad allargare il mio pensiero a tutti i popoli di Spagna e d’Europa.
Come il Servo di Dio Giovanni Paolo ii, che da Compostela esortò il Vecchio Continente a dare nuovo vigore alle sue radici cristiane, anch’io vorrei esortare la Spagna e l’Europa a edificare il loro presente e a progettare il loro futuro a partire dalla verità autentica dell’uomo, dalla libertà che rispetta questa verità e mai la ferisce, e dalla giustizia per tutti, iniziando dai più poveri e derelitti.
Una Spagna e un’Europa non solo preoccupate delle necessità materiali degli uomini, ma anche di quelle morali e sociali, di quelle spirituali e religiose, perché tutte queste sono esigenze autentiche dell’unico uomo e solo così si opera in modo efficace, integro e fecondo per il suo bene.
Cari amici, vi ripeto la mia gratitudine per il vostro cordiale benvenuto e la vostra presenza in questo aeroporto.
Rinnovo il mio affetto e la mia vicinanza agli amatissimi figli di Galizia, di Catalogna e degli altri popoli della Spagna.
Nell’affidare all’intercessione di san Giacomo Apostolo la mia presenza tra voi, supplico Dio che giunga a tutti la sua benedizione.
Molte grazie.
(©L’Osservatore Romano – 7 novembre 2010)   La visita di Benedetto XVI alla cattedrale di Santiago de Compostela Senza verità non c’è autentica libertà Nella tarda mattinata di sabato 6 novembre il Papa ha visitato la cattedrale di Santiago de Compostela, per pregare davanti alla tomba dell’apostolo Giacomo.
Dopo il saluto rivoltogli dall’arcivescovo Julián Barrio Barrio, il Pontefice ha pronunciato il seguente discorso.
Di seguito una nostra traduzione italiana del discorso del Papa.
Signori Cardinali, Cari Fratelli nell’Episcopato, Distinte Autorità, Cari sacerdoti, seminaristi, religiosi e religiose, Cari fratelli e sorelle, Amici tutti.
Ringrazio Monsignor Julián Barrio Barrio, Arcivescovo di Santiago di Compostela, per le cortesi parole che mi ha appena rivolto e alle quali rispondo con piacere, salutando tutti con affetto nel Signore e ringraziandovi per la vostra presenza in questo luogo così significativo.
Andare in pellegrinaggio non è semplicemente visitare un luogo qualsiasi per ammirare i suoi tesori di natura, arte o storia.
Andare in pellegrinaggio significa, piuttosto, uscire da noi stessi per andare incontro a Dio là dove Egli si è manifestato, là dove la grazia divina si è mostrata con particolare splendore e ha prodotto abbondanti frutti di conversione e santità tra i credenti.
I cristiani andarono in pellegrinaggio, anzitutto, nei luoghi legati alla passione, morte e resurrezione del Signore, in Terra Santa.
Poi a Roma, città del martirio di Pietro e Paolo, e anche a Compostela, che, unita alla memoria di san Giacomo, ha accolto pellegrini di tutto il mondo, desiderosi di rafforzare il loro spirito con la testimonianza di fede e amore dell’Apostolo.
In questo Anno Santo Compostelano, come Successore di Pietro, ho voluto anch’io venire in pellegrinaggio alla Casa del “Señor Santiago” (san Giacomo ndt.), che si appresta a celebrare l’anniversario degli ottocento anni dalla sua consacrazione, per confermare la vostra fede e ravvivare la vostra speranza, e per affidare all’intercessione dell’Apostolo i vostri aneliti, fatiche e opere per il Vangelo.
Nell’abbracciare la sua venerata immagine, ho pregato anche per tutti i figli della Chiesa, che ha la sua origine nel mistero di comunione che è Dio.
Mediante la fede, siamo introdotti nel mistero di amore che è la Santissima Trinità.
Siamo, in un certo modo, abbracciati da Dio, trasformati dal suo amore.
La Chiesa è questo abbraccio di Dio nel quale gli uomini imparano anche ad abbracciare i propri fratelli, scoprendo in essi l’immagine e somiglianza divina, che costituisce la verità più profonda del loro essere, e che è origine della vera libertà.
Tra verità e libertà vi è una relazione stretta e necessaria.
La ricerca onesta della verità, l’aspirazione ad essa, è la condizione per un’autentica libertà.
Non si può vivere l’una senza l’altra.
La Chiesa, che desidera servire con tutte le sue forze la persona umana e la sua dignità, è al servizio di entrambe, della verità e della libertà.
Non può rinunciare ad esse, perché è in gioco l’essere umano, perché la spinge l’amore all’uomo, “il quale in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stessa” (Gaudium et spes, 24), e perché senza tale aspirazione alla verità, alla giustizia e alla libertà, l’uomo si perderebbe esso stesso.
Permettetemi che da Compostela, cuore spirituale della Galizia e, allo stesso tempo, scuola di universalità senza confini, esorti tutti i fedeli di questa cara Arcidiocesi, e tutti quelli della Chiesa in Spagna, a vivere illuminati dalla verità di Cristo, professando la fede con gioia, coerenza e semplicità, in casa, nel lavoro e nell’impegno come cittadini.
Che la gioia di sentirvi figli amati di Dio vi spinga anche ad una amore sempre più profondo per la Chiesa, collaborando con essa nella sua opera di portare Cristo a tutti gli uomini.
Pregate il Padrone della messe, perché molti giovani si consacrino a questa missione nel ministero sacerdotale e nella vita consacrata:  oggi, come sempre, vale la pena dedicarsi per tutta la vita a proporre la novità del Vangelo.
Non voglio concludere senza prima esprimere felicitazione e ringraziamento a tutti i cattolici spagnoli per la generosità con la quale sostengono tante istituzioni di carità e di promozione umana.
Non stancatevi di mantenere queste opere, che apportano beneficio a tutta la società, e la cui efficacia si è manifestata in modo speciale nell’attuale crisi economica, così come in occasione delle gravi calamità naturali che hanno colpito vari Paesi.
Con questi sentimenti, prego l’Altissimo che conceda a tutti l’audacia che ebbe san Giacomo per essere testimone di Cristo Risorto, e così rimaniate fedeli nei cammini della santità e vi spendiate per la gloria di Dio e il bene dei fratelli più abbandonati.
Molte grazie.
(©L’Osservatore Romano – 7 novembre 2010)   All’arrivo in Galizia l’incontro con il principe ereditario e la preghiera sulla tomba dell’apostolo Giacomo Alla sorgente del fiume di spiritualità che ha reso fertile l’Europa cristiana dal nostro inviato Mario Ponzi Benedetto XVI vive a Santiago de Compostela un’emozione che ha radici antiche.
Nella città di san Giacomo, ai piedi della “Collina della Gioia”, il monte Gozo, nel cuore della Galizia, ha pregato alla sorgente di quel fiume di spiritualità che ha reso fertile l’anima cristiana dell’Europa.
Una fonte alla quale da decenni giungono schiere di fedeli, seguendo un cammino divenuto patrimonio storico dell’umanità.
Essere a Santiago de Compostela per il Papa significa però anche vivere uno di quei ricordi che, come spesso gli accade, lo rimandano alla sua gioventù.
Con suo fratello, monsignor Georg Ratzinger, aveva più volte progettato di percorrere insieme il cammino di Santiago:  un progetto mai giunto a compimento per motivi diversi.
Indubbiamente c’era anche questo nella soddisfazione mostrata dal Papa mentre serrava le braccia attorno al busto della grande statua di san Giacomo.
Un gesto usuale per ogni pellegrino che viene a Santiago.
Come usuale è nella cripta compostelana il riecheggiare della preghiera della Chiesa universale, modulata sulle rime di quella elevata in questo stesso luogo il  7 novembre 1982 da Giovanni Paolo ii:  “Veniamo qui come pellegrini di tutti i cammini del mondo.
Ora vieni con noi all’incontro di tutti i popoli.
Europa ritrova te stessa”.
Ed è forse proprio in questa preghiera il significato più profondo delle poco meno di otto ore che il Papa trascorre in terra galiziana.
 È un viaggio eminentemente pastorale quello iniziato sabato mattina 6 novembre, da Benedetto XVI.
Oltre Santiago de Compostela – dove con la sua presenza il Papa ha inteso onorare la ricorrenza del giubileo giacobeo celebrato il 25 luglio scorso – c’è Barcellona, pronta a vivere una cerimonia attesa da decenni, la consacrazione del simbolo cattolico della Catalogna, la Sagrada Familia.
Il protocollo stesso della visita è stato concepito in modo snello.
Accompagnano Benedetto XVI, oltre al segretario di Stato Tarcisio Bertone, i cardinali spagnoli di curia Cañizares Llovera, Martínez Somalo e Herranz Casado; il sostituto, arcivescovo Filoni; i monsignori Gänswein, segretario particolare, Xuereb, della segreteria particolare; Chica Arellano, officiale della segreteria di Stato; Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche, con i cerimonieri Krajewski e Karcher; il gesuita Federico Lombardi, il medico personale del Pontefice Polisca; l’organizzatore dei viaggi papali Gasbarri e il direttore del nostro giornale.
All’aeroporto internazionale di Lavacolla – dove il velivolo con a bordo il Papa è atterrato attorno alle 11.20 di sabato – Benedetto XVI è stato accolto dal principe delle Asturie Felipe, con la consorte.
Già dalle prime parole, pronunciate all’aeroscalo, il Papa ha lasciato intuire il senso del suo pellegrinare fino a questo luogo, un tempo ritenuto finis terrae.
Parla alla Spagna e all’Europa.
Le invita a edificare il presente e a progettare il futuro “a partire dalla verità autentica dell’uomo, dalla libertà che rispetta questa verità e mai la ferisce”.
Il Papa ribadisce così lo stretto rapporto tra verità e libertà, da lui stesso più volte sottolineato a cominciare dalle pagine della Caritas in veritate, per ripetere che la Chiesa abbraccia entrambe “per servire con tutte le sue forze l’uomo e la sua dignità”.
Un concetto che il Pontefice ha ripetuto più tardi nella cattedrale di Santiago, dove è giunto dopo aver percorso undici chilometri in papamobile, accompagnato dall’arcivescovo Barrio Barrio, dal nunzio apostolico in Spagna, arcivescovo Fratini, e dal presidente della Conferenza episcopale spagnola, il cardinale Rouco Varela.
Lungo il percorso sino a Piazza dell’Immacolata – il luogo del primo appuntamento con la città – la popolazione di Santiago e di buona parte della Galizia si è stretta in massa attorno a lui.
Non si è presentata come una folla anonima.
Ogni tratto dell’itinerario era caratterizzato da una presenza ben identificata:  ai parrocchiani della vicaria di Santiago, come annunciava il primo striscione visibile appena fuori dall’aeroscalo, all’imbocco della carretera 634, l’onore di inaugurare il clima festante.
Più avanti, nella zona della casa per anziani “Asilo di san Marco”, i parrocchiani delle vicarie di Coruña e di Pontevedra.
Nei pressi di Porta Europa si è udito il suono delle gaitas, le famose cornamuse celtiche, suonate da un complesso che indossava i caratteristici costumi neri.
Nei pressi di un grande prato avevano sistemato cannoni di quelli usati per sparare la neve:  lanciavano coriandoli bianchi.
Oltre la porta c’erano i parrocchiani di San Lazaro, di Fotiña, di Os Tilos, e poi studenti di collegi, di scuole cattoliche e pubbliche:  è stato proclamato un giorno di festa per consentire a tutti di vedere il Papa.
E ancora, in località as Cancelas davanti alla parrocchia di San Gaetano, i rappresentanti di tutte le altre parrocchie del centro storico cittadino.
Gremite anche piazza dell’Immacolata e le vie adiacenti.
Tanto che la papamobile ha dovuto fare un giro completo attorno al complesso arcivescovile perché tutti potessero vedere Benedetto XVI.
La ricorrenza giubilare gli ha consentito di entrare in cattedrale attraverso la porta santa.
All’interno lo attendevano, oltre ai membri del capitolo, una folta rappresentanza dell’arcidiocesi, composta da bambini che si stanno preparando a ricevere la prima comunione, insieme con i loro catechisti, alcuni ospiti dell’asilo per anziani “San Marco”, altri del Cottolengo di Santiago, un gruppo di malati e infine i rappresentanti del consiglio pastorale dell’arcidiocesi.
Prima di raggiungerli, il Papa ha compiuto l’ultimo tratto del “cammino”, con la cappa del pellegrino sulle spalle.
È stato un momento intenso.
Come suggestivo è stato il rito del “botafumeiro” con il quale si è conclusa la visita alla cattedrale compostelana.
Si tratta di un’usanza che si rinnova durante le celebrazioni solenni:  un gigantesco turibolo è appeso al soffitto con delle corde.
Riempito di incenso e acceso, viene fatto oscillare lungo l’asse della navata centrale da alcuni addetti.
È uno spettacolo che ha visibilmente impressionato anche il Papa.

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