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|30.03.2009
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1. Il concetto esprime la natura relazionale dell'essere umano, e più in particolare la qualità del vincolo che lega tra loro le persone, l'una responsabile e capace di prendersi cura dell'altra, ma pure bisognosa del suo aiuto e della sua presenza. Al tempo stesso questo concetto rimanda all'idea classica della vita come viaggio e della relazione umana come com-pagnia tra pellegrini che condividono tra loro le fatiche e il «pane del viaggio». Infine, la prassi dell'a. ritrova i suoi parametri interpretativi nelle teorie psicopedagogiche che privilegiano l'approccio non direttivo nella relazione di aiuto.   2. Il termine è usato nella pedagogia moderna per sottolineare esigenze e caratteristiche della relazione educativa, oltre quanto una tradizione antica (la pedagogia cristiana) e una più recente (la moderna scienza psicologica) già hanno detto sull'argomento. La teoria dell'a., inoltre, amplia e specifica il senso sia della direzione spirituale che della terapia psicologica: a) da un lato l'a. indica le varie forme di aiuto attraverso le quali la persona è aiutata a crescere non solo sul piano spirituale o clinico-mentale, ma anche su quello più globalmente e integralmente umano; con un intervento non esclusivamente sul singolo, ma anche sul gruppo e attraverso il gruppo; non legato a un'unica modalità operativa, ma a diverse possibilità di cammini di crescita; rivolti a qualsiasi persona, non solo a chi si trova in una particolare situazione di necessità spirituale o di disordine di personalità; b) d'altro lato elemento centrale-peculiare dell'a. non è tanto la «direzione» da imprimere alla vita dell'altro, o l'«analisi» del suo inconscio, quanto la «compagnia», o quella vicinanza intelligente e significativa che porta a un certo coinvolgimento da parte della guida, alla condivisione di ciò che è vitale ed essenziale («il pane del cammino»), alla confessione della fede e della propria esperienza di Dio, nel caso del credente. 3. Si tratta allora d'accompagnare l'altro verso un duplice obiettivo: verso la conoscenza dell'io, anzitutto, della sua realtà interiore, passata e presente, attuale e ideale, positiva e negativa, conscia e inconscia, verso la radice di desideri e motivazioni. Ma è necessario pure accompagnarlo verso la realizzazione dell'io, in un processo d'apertura nei confronti dell'altro e dell'Altro, del presente e del futuro, nella tensione salutare verso il massimo delle proprie potenzialità e nell'assunzione piena della propria libertà e responsabilità. L'a. è dunque un aiuto necessario per la crescita e la maturazione di chiunque; ma vi sono particolari momenti della vita in cui tale servizio è indispensabile: nel periodo dell'adolescenza e della giovinezza e in genere nella formazione iniziale, prima di discernimenti importanti, in situazioni specifiche della vita (momenti di crisi, di sofferenza, di cambiamenti imprevisti, di richieste nuove...), e come strumento di formazione permanente. Particolarmente importante è stato da sempre considerato l'a. nella pastorale giovanile e vocazionale, oltreché nella formazione iniziale e permanente delle vocazioni di speciale consacrazione.   A. Cencini   L'accompagnamento (dal lat. medievale, ove com-panio è «colui che ha il pane in comune» [Devoto-Oli, 1988, 679]), in generale, è un aiuto temporaneo e sistematico che un adulto nell'esperienza e maturità dell'esistenza dà a un minore, condividendo con lui un tratto di strada e di vita perché questi possa meglio conoscersi e decidere di sé e del suo futuro in libertà e responsabilità.  Bibliografia Cencini A., Direzione spirituale e accompagnamento vocazionale, Milano, Ancora, 1996; Baldissera D. P., Acompanhamento personalizado. Guia para formadores, S. Paulo, Paulinas, 2002; Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, A. spirituale, affettività e sessualità, Bologna, EDB, 2004; Meloni E., Accompagnare la formazione. Il sé, gli altri, l’Altro, Ibid., 2005; Goya B., L’aiuto fraterno. La pratica della direzione spirituale, Ibid., 2006.

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