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Il tema della creazione è stato spesso occasione di vivace polemica fra ricerca scientifica e riflessione teologica.
Zelindo Trenti |02.03.2009
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Il tema della creazione è stato spesso occasione di vivace polemica fra ricerca scientifica e riflessione teologica. Allo schiudersi del nuovo anno proponiamo alcuni brevi interventi per sottolinearne la convergenza e la reciproca integrazione - un essenziale indicazione teorica, - alcuni riferimenti biblici o teologici per l’appropriazione più personale. Questo primo contributo orienta la riflessione su un dato fondamentale: - l’intervento creatore di Dio all’origine del mondo organizzato (cosmo); - la soddisfazione con cui Dio stesso contempla la sua opera -Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona (Gn 1,31)- - quale stimolo per la corretta considerazione del mondo, della natura soprattutto. In sintesi. Le linee portanti della antica tradizione biblica circa la creazione si possono ricondurre ad alcune affermazioni: - Il mondo come casa della vita, organizzato in un cosmo (Gn 1); - Dio convoca nel cosmo ogni sorta di vita ad un grande banchetto; - L’ingresso dell’uomo corona l’opera e da inizio alla festa. - La signoria dell’uomo sul cosmo è a servizio della vita (Gn. 1, 26-28); - La sua presenza è in grado di celebrare nella suggestione dell’universo la maestà di Dio, signore della vita. Per la riflessione personale Per l’aggiornamento: LÖNING K. – E. ZENGLER, In principio Dio Creò. Teologie bibliche della creazione, Brescia, Queriniana, 2007 RAD (Von) G., Teologia dell'Antico Testamento, 2 voll., Brescia, Paideia, 1974.  1° Contributo: I mondo è opera mirabile di Dio creatore. Il cosmo è frutto del gesto creatore di Dio. La bibbia è una riflessione credente di Israele sulla propria vicenda di popolo che si sente investito di un compito straordinario. Dio si erge fin dall’inizio e occupa intera la scena. Da Lui prende origine il progetto grandioso che distende il cielo e la terra e ne fa una dimora superba dell’uomo. I testi di cui disponiamo hanno attraversa una lunga gestazione Approssimativamente nel corso del secolo VI l’attitudine religiosa che caratterizza il mondo ebraico raccoglie un cumulo di tradizioni a spiegazione dell’origine e del significato dell’ universo, in cui presagisce una potenza arcana e benefica che lo governa. Il Pentateuco rappresenta una singolare sintesi di lontane e illuminanti tradizioni che hanno progressivamente attraversato la vicenda ebraica; la casta sacerdotale, più colta ed abituata alla scrittura, le codifica finalmente in un’elaborazione unitaria e organica. Risulta il documento più significativo della concezione ebraica e cristiana dell’origine del mondo. Una doppia visione intensamente drammatica vede la vita imporsi sull’abisso, sul caos e tenta di esplorarne il vorticoso espandersi; ne interpreta il progressivo, dinamico compaginarsi nella figura di un mondo organizzato –cosmo-. Con il primo capitolo della Genesi (Gn. 1.1-2.4) ci troviamo di fronte ad una suggestiva e lucida elaborazione degli inizi dell’universo; nel tentativo singolare di articolarne i momenti successivi, in una progressione che tende ad interpretare unitariamente il cosmo, in cui l’uomo trova dimora (i sei giorni della creazione). Sulla figura dell’uomo si concentra con più accurata attenzione il documento successivo Gn 2.5-3.24; in un racconto immaginifico e suggestivo pone l’uomo al centro di un intervento straordinario di JHWH, che ne traccia a grandi linee il destino e il significato nella creazione. La riflessione biblica non è preoccupata di interpretare il passaggio dal nulla all’essere. Muove dall’intuizione che qualcosa è in movimento; non si interessa dell’origine della realtà; si appassiona a quello che constata e si domanda dove tenda il suo dinamismo. Il testo consente di identificare quattro elementi che, per così dire, popolano il caos iniziale, su cui interviene Dio creatore a dare ordine e dinamismo vitale. In una ricostruzione di sintesi dunque all’origine si afferma: la forza vitale creatrice di Dio, che si impone su alcunché di indefinito ed inerte, vi conferisce la vita, lo mette in moto, ne valuta autorevolmente il significato - ed era cosa molto buona -. La sapienza ordinatrice del cosmo Israele ha probabilmente meditato a lungo su questo rapporto di JHWH con la sua creazione. Nei libri sapienziali, più tardivi, il tema ritorna in un orizzonte interpretativo ormai garantito: la creazione vi risulta patrimonio acquisito e si pone a sfondo chiarificatore e spesso risolutivo dei temi che man mano s’impongono alla riflessione credente. In particolare il libro dei Proverbi offre una singolare interpretazione dell’ordine mirabile in cui l’universo si compagina. La Sapienza con cui Dio opera nella sua creazione è addirittura personificata: ‘Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi, né le prime zolle del mondo; quando egli fissava i cieli, io ero là.’ (Proverbi, 8, 26.27) Suggestiva figura, garante di sovrana razionalità del cosmo. Lungo le generazioni i Salmi raccolgono la suggestione del creato in una gamma di modulazioni singolarmente sincere e intense che vanno dall’ammirazione spontanea alla celebrazione corale di una creazione che parla con voce vibrante e persuasiva del suo creatore. I salmi costituiscono un’epopea religiosa che non ha paragone; del resto straordinariamente sfruttata dalla tradizione cristiana. A titolo esemplificativo, anche per quanto concerne il tema della creazione, il riferimento ad un paio di salmi resta carico di suggestione. - efficace l’immagine del re buono del mondo che tiene a freno il caos e ne delimita la violenza distruttrice ( Salmo 93); - Toccante nostalgia di Dio che pervade l’universo e lo celebra (Salmo 104).

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