«CATECHETICA ED EDUCAZIONE»
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La scuola e l’IRC in Italia. Bilanci e prospettive alla fine di un decennio

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Editoriale

 

L’anno che si sta chiudendo segna sicuramente uno spartiacque per l’intera esistenza
umana a livello planetario: la perdurante pandemia ha introdotto delle novità laceranti nel tessuto e nei ritmi della nostra quotidianità: come tanti ripetono, nulla sarà come prima!

La pandemia ha inciso fortemente anche sul mondo della scuola, riportando l’attenzione di tutti sull’importanza vitale dell’educazione. Molto si è detto in questo periodo – e le riviste di settore se ne sono fatte eco – sulle novità introdotte nelle aule scolastiche dalle esigenze imposte dal lockdown, dalla necessità del distanziamento fisico e dalle conseguenti modalità di didattica a distanza (DAD), ecc. È stata riconosciuta la creatività di tanti insegnanti, si è riflettuto sulle conseguenze per l’insegnamento e l’apprendimento indotte dalla DAD, sugli interventi da attuare da parte delle istituzioni, sul cambio di mentalità necessario per far fronte a problematiche in qualche modo inedite o presenti con maggiore urgenza rispetto al passato. A un certo punto, però, è apparso chiaro che l’apporto massiccio della tecnologia, per quanto valido, potesse solo ridurre le “criticità” in qualche modo “strutturali”, talvolta endemiche, presenti nel mondo dell’educazione scolastica in Italia.

Ci si è resi conto, come quasi sempre accade, che anche i problemi di oggi hanno radici remote. Su questa consapevolezza s’inserisce il contributo che C&E intende offrire ai propri lettori, nella convinzione che il tentativo di rilevare quanto accaduto nell’ultimo decennio, con le
acquisizioni positive e i problemi emergenti o permanenti, non risulti inutile: esaminare alcuni degli aspetti che vanno a comporre il complesso settore dell’educazione scolastica, risalire alle con-cause che hanno contribuito a generare la situazione attuale, permette di poter continuare con rinnovato slancio il cammino, ricavando dall’esperienza del passato una bussola e delle coordinate esatte per potersi orientare in un percorso che, prevedibilmente, porterà ad attraversare territori inesplorati.
Il fascicolo si apre con un intervento che costituisce l’orizzonte i cui si collocano i restanti contributi. L’ambito italiano della scuola ha vissuto un decennio all’insegna della precarietà non solo per via di una serie di riforme non sempre improntate alla continuità, di vistose carenze denunciate di volta in volta dai protagonisti del settore e rimaste inascoltate, ma per una più ampia e grave crisi educativa che ha assunto nel tempo i caratteri di una vera e propria “emergenza”.
Pierpaolo Triani si sofferma sul tema, mettendo in luce i principali fenomeni della cultura contemporanea che hanno una forte incidenza sull’educazione e offrendo chiavi di lettura dell’esistente agli insegnanti che si prodigano per un’educazione integrale delle nuove generazioni.

In questo scenario si colloca anche l’Insegnamento scolastico della religione cattolica (IRC). Nell’impossibilità di realizzare un quadro esaustivo, si affrontano alcuni degli aspetti che nel mondo della scuola investono anche l’IRC. L’intervento di Sergio Cicatelli, attraverso un rapido esame della condizione scolastica dell’IRC; un’analisi della giurisprudenza che, in assenza di interventi normativi, diviene sempre più un fattore di orientamento per l’identità dell’IRC nell’opinione pubblica e nella scuola; uno sguardo alle dinamiche che interessano l’insegnante di religione (IdR) sul piano formativo e di stato giuridico, mette in luce un numero sufficiente di elementi per individuare tendenze che possono incidere anche sul futuro prossimo di questa disciplina.

La Scuola italiana si è dotata di indicazioni didattiche orientate alle “competenze”, una prospettiva educativa fatta propria pure dall’l’IRC. Cristina Carnevale vuole accompagnare nella considerazione dei risultati dei percorsi formativi messi in atto dagli IdR, volti alla maturazione di competenze di vita e che curano in particolare la “competenza religiosa”, entrando anche nella valutazione di quanto la ricerca e le prassi hanno realmente inciso sulla qualità della scuola, dell’IRC, dello sviluppo degli alunni, fino ad aprire prospettive pedagogico-didattiche e di ricerca che mirino a rendere pienamente operative le Indicazioni vigenti con uno sguardo al futuro.

Al pluralismo religioso è dedicato lo studio di Andrea Porcarelli: in una società post-secolare, prendere coscienza della pluralità di ispirazioni ideali e religiose che caratterizzano le relazioni umane, significa anche diventare consapevoli dell’importanza di un dialogo interreligioso
che sappia favorire il contatto effettivo tra persone di diverse culture, in vista di una civile convivenza ispirata a quell’“imparare a vivere insieme” che Delors pone tra i quattro pilastri dell’educazione. L’autore evidenzia, in particolare, il contributo che l’IRC può offrire per il raggiungimento di un “pluralismo inclusivo”.

Segue la riflessione di Cesare Bissoli che affronta lo scottante tema del rapporto tra IRC e catechesi della comunità in ordine all’educazione integrale delle nuove generazioni. L’attenzione è posta primariamente sul concetto di “educazione”: dopo averne esaminato il significato, l’autore elenca le differenti forme – da parte dello Stato e della Chiesa – di intendere il suo rapporto con la religione; quindi si sofferma sulle principali modalità in cui essa si realizza tramite l’IRC e la catechesi.

Due articoli vogliono ampliare gli orizzonti della riflessione oltre l’Italia e al di là dell’IRC: il primo offre una panoramica allargata alla realtà europea, il secondo considera le possibilità di alternativa all’IRC. Flavio Pajer, anzitutto, parla dei percorsi “tortuosi” dell’istruzione religiosa in Europa. Come egli mette bene in luce, aprire il discorso sull’orizzonte europeo vuol significare misurarsi con sano realismo con i trend delle specifiche politiche educative di stati e di chiese alle prese con una società europea ovunque in crescente travaglio di trasformazione, anche e soprattutto dal punto di vista educativo, etico, spirituale, religioso.
Carlo Macale, poi, partendo da un’analisi storica, individua alcuni dei nodi critici della questione sul piano educativo-culturale, politico normativo e religioso-interculturale. L’autore presenta alcune delle soluzioni di insegnamento laico proposte in Italia, ma allo stesso tempo sostiene la necessità di una componente teologica aperta al pluralismo religioso per dare giusto valore all’insegnamento religioso secondo le finalità di educazione alla cittadinanza e dialogo interreligioso.
L’intervento di Anna Peron pone l’attenzione sul percorso formativo istituzionale degli IdR. È un tema cruciale: il futuro dell’IRC, infatti, dipende in gran parte dalla qualità della formazione del suo insegnante, e quindi dalla capacità degli ISSR (Istituti Superiori di Scienze Religiose) e degli altri Enti preposti alla loro formazione iniziale e in servizio di rispondere in modo efficace alle sfide e ai bisogni formativi che gli IdR stessi esprimono a partire dalla loro esperienza. Dopo aver fatto memoria del percorso effettuato a livello istituzionale in Italia, l’autrice presenta alcune sfide e bisogni formativi dell’IdR per la realtà odierna.

In questo numero della rivista si è voluto dare spazio anche alla presentazione di “buone pratiche” che possono qualificare l’insegnamento scolastico, compreso l’IRC. In rappresentanza delle tante, se ne sono scelte due molto significative. Giuliva di Berardino apre lo sguardo sul
mondo della danza, una vera e propria metodologia didattica se per danza non s’intende soltanto il perfezionamento di una tecnica e pratica di un’attitudine specifica, ma l’espressione globale di sé. L’IdR, proprio per la “flessibilità” che caratterizza la propria disciplina, può valorizzare la danza educativa e creativa come mezzo capace d’imprimere nei ragazzi non solo i contenuti, ma anche le dinamiche relazionali e spirituali che questo insegnamento consegna alle giovani generazioni.
Chiara Salza, a sua volta, riflette sulla rilevanza educativa dell’Arteterapia, una relazione d’aiuto a mediazione non verbale che trova sempre maggior spazio nei contesti scolastici. L’Arteterapista si affianca agli altri professionisti, compresi gli IdR, con progetti complementari ai
programmi di riabilitazione e/o integrazione degli alunni fragili. I processi creativi messi in atto all’interno dello spazio di confronto permettono di osservare le dinamiche con le quali le persone si aprono alla realtà e all’incontro con sé. Inoltre, l’arte ha il potere di dialogare con l’invisibile, renderlo visibile e condivisibile.

Chiudono la rassegna due contributi, curati da Corrado Pastore, che illustrano quanto fatto per l’ambito scolastico e l’IRC nell’ultimo decennio dall’Istituto di Catechetica dell’Università Pontificia Salesiana. Il primo mette in luce l’impegno per la promozione dell’IRC messo in atto dal team di docenti che hanno fatto parte o ancora operano nell’Istituto; il secondo è un doveroso omaggio al prof. Zelindo Trenti, che ha profuso le sue forze nell’ambito della pedagogia religiosa: si offre qui una bibliografia ragionata della sua produzione scientifica.
Si è consapevoli della parzialità del bilancio presentato: com’è nelle intenzioni di C&E, la messa in luce di alcune tra le principali tendenze e problematiche in atto e l’indicazione di prospettive significative per un futuro migliore nell’ambito scolastico, vuole essere solo un’occasione per aprire un confronto di idee e condivisione di esperienze tra coloro che hanno a cuore l’IRC e l’educazione integrale delle nuove generazioni.

 

I MEMBRI DELL’ISTITUTO DI CATECHETICA
catechetica@unisal.it

 

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