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editore |05.06.2018
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 Prima lettura: Genesi 3,9-15

Dopo che Adamo ebbe mangiato dell'albero, il Signore Dio lo chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». 
Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».

Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, 
tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».

 

 

  • Secondo la tradizione ebraica antica, la storia dell'umanità fin dagli inizi è stata un campo di battaglia tra due forze contrapposte, il seme della donna e il seme del serpente. Adamo, il primo uomo, ma anche tutti gli uomini lungo la storia, sono stati messi di fronte a una scelta fondamentale: fare la volontà di Dio, e quindi rimanere in una stabile armonia con lui, con la prima donna, e con il mondo (Gen 2), oppure seguire la propria volontà e decidere personalmente quello che nella vita è bene e quello che è male (Gen 3).

         La situazione dell'uomo che decide la sua vita indipendentemente da Dio è tragica. La sua prima esperienza è quella della nudità. La tradizione esegetica ebraica antica spiegava che Adamo prima del peccato aveva una veste di gloria. Il dialogo con Dio lo riempiva del suo amore e di vita. Dopo il peccato è nudo di amore, di essere. Sperimenta la morte essenziale. La seconda conseguenza è la paura della morte (v. 10): non si sente più in grado di perdere la sua vita per gli altri, per la sua donna. La terza conseguenza è quindi la nascita dell'egoismo: accusa la propria moglie pur di salvare se stesso (v. 12).

         Ma il Signore dona una speranza all'umanità. È la prima Buona Notizia: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (v. 15). La tradizione biblica vedrà nel seme della donna il Messia. Is 11,8 parla di un Bambino, che «metterà la mano nel covo dei serpenti velenosi»: la vittoria del seme della donna sul seme del serpente sarà facile come un gioco di bambini. Seguendo il Messia sarà possibile il ritorno all'armonia con Dio, con i fratelli e con il mondo, perché la paura della morte è stata vinta.

 

Seconda lettura:2 Corinzi 4,13-5,1

Fratelli, animati da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: "Ho creduto, perciò ho parlato", anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. 
Tutto infatti è per voi, perché la grazia, ancora più abbondante ad opera di un maggior numero, moltiplichi l'inno di lode alla gloria di Dio. 

Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno. 

Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d'un momento, quelle invisibili sono eterne. Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un'abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli.

 

 

  • La chiamata all'apostolato è stata per Paolo una chiamata alla sofferenza, alle fatiche di ogni genere. Se guardiamo la sua esperienza con gli occhi del profano, Paolo sta velocemente invecchiando, consumato dall'apostolato. Sta perdendo la vita. L'apostolo invece osserva la propria vita con gli occhi di Dio, con quelli della fede: «Noi crediamo e perciò parliamo» (v. 13). È vero che fisicamente egli va progressivamente consumandosi, non così invece l'uomo interiore, che diventa sempre più giovane. C'è una realtà invisibile che a lui è dato di percepire e che lo riempie di immensa gioia. La vita in intimità con il suo Signore Gesù, che ora sta sperimentando in mezzo alle tribolazioni, un giorno si manifesterà nella gloria dell'eternità (v. 18). L'amore di Cristo che lo sta spingendo a consumarsi nell'apostolato, è anche l'unica realtà che rimane, e che può superare le barriere della morte. E se la tenda del suo corpo si sta sfasciando, il Signore gli sta preparando una dimora eterna nel mondo di Dio, un corpo non esposto alla corruzione (5,1).

      

Vangelo: Marco 3,20-35

 

In quel tempo, Gesù venne con i suoi discepoli in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: «È fuori di sé». 
Gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebul e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni». Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: «Come può satana scacciare satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi. Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma sta per finire. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato l'uomo forte; allora ne saccheggerà la casa. 
In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito immondo». 

Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre». 

   

 

Esegesi

      L'episodio narrato dal Vangelo odierno si svolge probabilmente nella casa di Pietro a Cafarnao. È interessante notare l'atteggiamento delle persone che lo attorniano. Esse formano un triplice cerchio ideale. Fuori si fermano i parenti. Più vicini, chiamati da Gesù stanno gli scribi discesi da Gerusalemme; seduta vicino a lui la folla con gli apostoli che lo stavano ad ascoltare.

Prima scena: i parenti di Gesù (vv. 20-21 ): Sono i suoi parenti carnali che sono preoccupati della sua salute, ma anche dell'onore della famiglia, perché lo ritengono «fuori di sè», un esaltato. Meglio portarselo a casa. «Siccome non riuscivano a comprendere l'altissima sapienza che ascoltavano, credevano che egli parlasse come uno fuori di sè» (Beda, il Venerabile).

Seconda scena: gli scribi (vv. 22-30): Dalla diceria si passa ora alla terribile calunnia sparsa tra il popolo dagli scribi, gli studiosi della Scrittura, venuti da Gerusalemme: «Costui è posseduto da Beelzebul e scaccia i demoni per mezzo del principe dei demoni» (v. 22). Di fronte alla calunnia Gesù non perde la calma, ma continua a dialogare, chiamati gli avversari vicini a sé, li fa ragionare. Egli usa parabole, esempi concreti, che potevano capire. Si richiama alla realtà dello stato e della famiglia: quando in uno stato e in una famiglia incomincia la discordia, lo stato va in rovina e la famiglia non esiste più. Ora, se Satana per mezzo di Gesù sta cacciando Satana, mettendo la discordia tra i demoni, si deve dedurre che sta tentando un suicidio, che il suo dominio è ormai alla fine e che è giunta la salvezza. L'unica spiegazione possibile è invece che nel mondo è entrato uno più forte di Satana, che lo ha legato, dando agli uomini la libertà dal male.

Gli unici che non possono partecipare a questa liberazione sono coloro che avranno «bestemmiato contro lo Spirito Santo» (v. 29), quelli che negavano che Gesù, scacciando i demoni, agiva per mezzo dello Spirito. Significa rifiutare ostinatamente di percepire nei segni dello Spirito Santo l'agire di Dio nella storia.

Terza scena: i veri parenti di Gesù (vv. 31-35): C'è un gruppo che sa discernere invece i segni che Gesù sta compiendo, perché si sono messi in una posizione in cui possono ascoltare la sua parola: sono seduti attorno a lui con l'orecchio aperto. È proprio la parola stessa di Gesù che viene a smontare tutte le dicerie che circolavano su di lui: «È un esaltato», o «È un indemoniato». Marco intravvede la nuova comunità cristiana in cui, pur rispettando il rapporto gerarchico con gli apostoli, tutti sono fratelli e sorelle che ascoltano Gesù Cristo e fanno la volontà di Dio.

Se continuiamo a leggere il vangelo, vedremo che molti di coloro che ora stanno ascoltando Gesù, si allontaneranno da lui. E nella tradizione evangelica e negli Atti degli Apostoli vedremo che la Madre di Gesù, che in questa scena appare impotente di fronte ai parenti che stanno fuori, compie un cammino di fede che la porterà a stare silenziosa davanti al Figlio sulla Croce. Anche lei discepola della parola sarà madre di Gesù in modo nuovo.

 

Meditazione

 

Nella I Lettura liturgica di questa Domenica troviamo enunciato e già articolato il tema della riflessione biblica di questa X Domenica del tempo ordinario dell'Anno liturgico: la lotta tra il bene e il male, l'esito di questa lotta, la possibile redenzione dal male con la definitiva vittoria del bene. Questi sono i problemi più importanti e fondamentali accennati nella rivelazione biblica del libro della Genesi. Fin dalle sue prime pagine – ove si tratta dell'origine del mondo e dell'universo – intravvediamo la soluzione di tutti questi problemi, con l'anticipazione rapida e sfocata di Cristo, quale Redenzione del mondo e dell'universo umano in particolare.

Questo problema del bene e del male è presente anche nelle altre tradizioni non-bibliche, alle quali il libro della Genesi si allaccia. Vi si allaccia per demitizzarle dagli aspetti arbitrari e fantastici e portarle alla luce della Parola di Dio. 

Questi massimi problemi, che costituiscono il dramma dell'esistenza umana, hanno sempre attanagliato la mente e il cuore dell'uomo. Da questo punto di vista, notiamo che la rivelazione biblica non è avulsa dal contesto umano e storico delle altre tradizioni. La Genesi si immerge in esse e le traina, per così dire, nella sua scia luminosa per irradiarle e inverarle con la Parola di Dio. Perciò le parole della Genesi sono illuminanti, anche se si trovano immerse nel magma confuso e lacunoso delle tradizioni pagane, le quali fanno intravvedere talvolta soltanto la situazione drammatica e l'evento spaventoso, ma senza scampo.

Quello che troviamo nelle tradizioni non-bibliche sui fatti sconvolgenti degli inizi della storia umana, non sono in grado di introdurci e informarci in maniera veritiera. Sono solo immagini mitiche e simboliche della realtà sconvolgente che affonda nella comune esperienza dei popoli. Tutto ciò risulta anche da quello che troviamo raccontato nella Genesi: dolore, sofferenza, morte, perversione del cuore umano, imbarbarimento del mondo, ribellione contro l'Alto, confusione, disperazione, caos dell'esistenza umana.

La rivelazione biblica fa la sua comparsa con l'idea chiarificatrice che sta all'inizio dell'evento nefasto. Questo fatto concerne il gesto di ribellione contro Dio e quindi la universale perversione degli uomini tra loro, che introduce nella loro esistenza dolore, sofferenza e morte (Caino e il flagello del diluvio). Tuttavia, con la rivelazione biblica, si affaccia anche la possibilità di una conversione e di una redenzione, la quale avanza nella coscienza degli uomini e pone nel loro cuore la convinzione che Dio è in grado di superare le continue cadute e di condurre l'uomo verso una storia di salvezza.

Nel Testo sacro l'idea del peccato originale viene sempre più a configurarsi come una ribellione dell'uomo a Dio, a partire da una provocazione di un essere misterioso, intelligente, astuto e malvagio.

Ma nel piano biblico è necessario che intervenga Dio stesso perché l'uomo prenda coscienza chiara e si renda conto della ribellione e del disordine. Nella I Lett. il testo sacro racconta: «Il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei? Gli rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino, ho avuto paura perché sono nudo». La paura di Dio e la vergogna di sè sono le proprie sensazioni provate dopo il disordine introdotto dal peccato, perché l'uomo ha mangiato il frutto dell'albero proibito.

Egli cerca di difendersi, addossando la responsabilità sulla compagna: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato. Essi cercano di discolparsi a vicenda. Dio rivolge la sua parola alla donna: «Che hai fatto?». Anche essa si scusa: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Si arriva, così, all'origine del male. Dio, in fine, rovescia sul serpente la sentenza definitiva che lo colpisce radicalmente. Tutta la Liturgia della Domenica mette l'accento sulla colpa di colui che aveva provocato l'entrata del peccato nel mondo. Perciò la lotta tra il bene e il male è ingaggiata tra Dio e il serpente. L'uomo e la donna sono puniti per la disobbedienza, ma l'istigatore originario «è maledetto», ed è condannato ad una esistenza di umiliazione inarrestabile, destinato alla sconfitta totale. Di fatto si instaura una lotta tra il serpente, la donna e le loro discendenze. La donna lo colpirà alla testa, mentre lui potrà insidiargli solo il calcagno.

L'autore del racconto resta fedele al genere letterario immaginifico e simbolico, il solo adatto a manifestare la ragione profonda che sta all'origine del peccato. Essa si configura come una lotta tra due stirpi. Il serpente sarà sconfitto con lo schiacciamento del capo da parte di un discendente della stirpe della donna.

Noi cristiani conosciamo tutto intero il racconto della Salvezza e sappiamo che l'entrata del peccato nel mondo ci pone già nella prospettiva della Salvezza. Il problema del male, della sofferenza e della morte riceve una prima illuminazione dalla luce che viene dalle sue origini. Appartenevano a Dio, irradiati dalla sua grazia e dalla sua santità. Il mondo di Dio doveva rimanere la sua stabile dimora. Il peccato di origine ce ne ha separati e ci ha fatto precipitare nell'esilio terreno, dove impera l'assenza di Dio e il regno della morte. Ma Dio si è impegnato a ricuperarci al suo amore. Perciò il cielo è rimasto il punto terminale e conclusivo del nostro itinerario umano.

Dio realizza ciò attraverso il Vittorioso nato dalla stirpe della Donna. Egli non ha abbandonato l'uomo peccatore al suo destino di morte, ma lo ha soccorso per mezzo di Cristo, che è stato inviato come Salvatore, con il compito di ricondurci a Dio. Gesù è Via, Verità e Vita che ci consente di ritornare alle origini. La fede cristiana ci assicura che Egli ci riconduce al Padre. È il Figlio di Dio fatto uomo, che per primo e per tutti ha tracciato l'itinerario salvifico. Ma sappiamo che la strada è segnata dalla croce. Perché e per quale motivo ineludibile e sconcertante? Ciò è stato lo scandalo dei Giudei e l'enigma insuperabile dei pagani!

Il dolore, la sofferenza e la morte si erano introdotti nella esistenza umana come conseguenza e punizione del peccato. Dio li ha utilizzati e se ne è servito come mezzi di redenzione e di salvezza. Egli non ha creato una nuova umanità, ma ha utilizzato i residui del mondo sconvolto e disastrato e se ne è servito come mezzi di redenzione e di salvezza per restaurare l'uomo peccatore e renderlo degno di sé nella conquista di una nuova santità.

Tutto ciò ha potuto operare per mezzo di Cristo. In questa prospettiva nuova e definitiva Gesù resta il punto di vista essenziale e indispensabile di tutto l'universo rinnovato. Il peccato era stato il gesto di ribellione, che aveva creato il caos e il sovvertimento di tutta la creazione. L'obbedienza e la sottomissione amorosa a Dio dovevano ricomporre a unità e armonia l'universo sconvolto e restaurare la pace con Dio e tra gli uomini. Questa opera di ricapitolazione radicale e innovatrice poteva essere realizzata solo dall'Uomo-Dio, il solo capace di offrire a Dio un omaggio degno della sua Santità a titolo di dedizione e di gloria motivata da un amore gradito e incondizionato. Questa è l'opera di Salvezza compiuta dal Signore Salvatore.

Ma Gesù non fu compreso dal mondo e fu ostacolato fino in fondo da Satana, il cui errore (tragico per lui) fu quello di non essere stato in grado di capire le vie di Dio. Egli continuò a disseminare l'odio e l'avversione contro Cristo, sollevando una opposizione inconciliabile, secondo la logica mortale del peccato di cui è padre! Si illuse che poteva prevalere coinvolgendolo nella morte e quindi annullando così la sua opera salvifica. Gesù, invece, salvò il mondo con la sua morte redentrice, arrivando così al traguardo della gloriosa Risurrezione.

Satana è un personaggio reale e vero, anzi la personificazione del male. È l'antitesi di Dio e non poteva sospettare le vie misteriose attraverso le quali Dio avrebbe ricomposto il suo Regno, restaurando l'amore e la felicità dei cuori degli uomini. Satana, come dice la Bibbia, è il bugiardo per antonomasia. Egli è stato travolto dall'ambiguità e dall'equivoco del suo potere maligno. Infine fu travolto e annientato insieme alla sua potenza disgregatrice.

Egli continuò a confondere e deviare. Lo fece nei confronti di Cristo, sottoponendolo continuamente a tentazioni e cercando di fuorviare i suoi poteri divini verso scopi ambiziosi e di comodo per il suo prestigio e la sua affermazione, in opposizione alla Volontà del Padre. Il Vangelo è pieno di questi tentativi nefasti e assurdi. Ma Gesù mette in chiaro e denuncia questi giuochi ingenui e orrendi di Satana.

Ne abbiamo degli esempi nel Vangelo di questa Domenica. Trascinati dalle sue suggestioni, gli scribi di Gerusalemme gridano: «Costui è posseduto da Beelzebul e caccia i demoni per mezzo del principe dei demoni» (Mc 22). Gesù risponde, respingendo l'insinuazione orrenda: «Come può satana scacciare satana?... Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi... Se satana si ribella contro satana, non può resistere, ma stà per finire...» (Mc 23-27).

In effetti, la presenza di Cristo coincide con la catastrofe di satana e l'annientamento dei suoi poteri! Gesù denuncia il tentativo di coloro che cercano di identificarlo con Satana, come l'inganno radicale di satana stesso e come la bestemmia contro lo Spirito Santo, che non potrà avere perdono in eterno, e chi avrà l'audacia di compierla «sarà reo di colpa eterna» (Mc 29).

Gesù ha percorso per primo la via di ritorno al Padre e ha coinvolto tutti nello sforzo di riconquista del cielo. Ha dato anche a noi la possibilità di lottare per distruggere il potere di Satana, riconquistare la Santità di Dio e la felicità umana comunicata dall'amore.

Siamo chiamati a seguire Gesù e a dare compimento al disegno di Dio per realizzare finalmente il suo Regno, dove impera finalmente la sua gloria e la felicità di tutti. In ciò risiede il senso e il valore dell'esistenza cristiana. Siamo tutti impegnati a ricostruire il nostro futuro di gloria. La parola d'ordine, che indica il senso dell'esistenza, è questo: SEGUIRE CRISTO!

Per tenere il passo di Gesù è necessario coraggio, decisione, fedeltà, disponibilità, donazione totale, amore puro, sacrificio. L'amore del bene e la santità della vita si offrono a tutti come impegno concreto che riscattano l'esistenza dal male, orientandola a Dio come nostro Sommo Bene. Questo impegno salvifico lo ha percorso il Figlio di Dio, riconducendo l'uomo verso l'Alto nel possesso del fine beatificante.

Il mistero pasquale di Cristo risolve questo problema in maniera definitiva. Il male può essere vinto attraverso un itinerario, in cui il Bene è concretamente riaffermato, superando le vie perverse di cui è disseminata la vita. Dolore, sofferenza e morte possono essere aggrediti e spazzati via con l'impegno di esistenza in cui la volontà del Bene è fatta valere attraverso il sacrificio di tutto ciò che sollecita al male e si contrappone a Dio.

Questa è la via per fare prevalere il bene in tutte le nostre scelte. È poco? Lo sembra in quanto ci pone solo nella possibilità di fronte al bene reale! Ma è molto ed è tutto, quando riflettiamo sulle condizioni di esistenza disastrata in cui nel caso contrario saremmo abbandonati, restando risucchiati inesorabilmente nel vortice del peccato.

Eleviamo il cuore alla speranza e ringraziamo Dio per il dono della salvezza riconquistata. Il mistero pasquale di Cristo ha ricondotto la nostra vita nella prospettiva della verità e dell'amore autentico. Noi che crediamo in Cristo siamo di nuovo sollecitati e attratti dalla luce della Salvezza. Certo, è necessario il coraggio e il deciderci per la Croce di Cristo. Perciò siamo, insieme, ottimisti e realisti! Aprendo il nostro cuore alle sollecitazioni amorose del Cuore di Cristo, avremo anche la forza e il coraggio di rimanere figli fedeli del Padre.

 

L’immagine della domenica 

 

Il confine tra il bene e il male passa all'interno

del nostro cuore.

(San Francesco Di Sales)

 


Preghiere e racconti

 

COMBATTIMENTO, VIGILANZA E DISCERNIMENTO

«158. La vita cristiana è un combattimento permanente. Si richiedono forza e coraggio per resistere alle tentazioni del diavolo e annunciare il Vangelo. Questa lotta è molto bella, perché ci permette di fare festa ogni volta che il Signore vince nella nostra vita.

Il combattimento e la vigilanza

159. Non si tratta solamente di un combattimento contro il mondo e la mentalità mondana, che ci inganna, ci intontisce e ci rende mediocri, senza impegno e senza gioia. Nemmeno si riduce a una lotta contro la propria fragilità e le proprie inclinazioni (ognuno ha la sua: la pigrizia, la lussuria, l’invidia, le gelosie, e così via). È anche una lotta costante contro il diavolo, che è il principe del male. Gesù stesso festeggia le nostre vittorie. Si rallegrava quando i suoi discepoli riuscivano a progredire nell’annuncio del Vangelo, superando l’opposizione del Maligno, ed esultava: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore» (Lc 10,18).

Qualcosa di più di un mito

160. Non ammetteremo l’esistenza del diavolo se ci ostiniamo a guardare la vita solo con criteri empirici e senza una prospettiva soprannaturale. Proprio la convinzione che questo potere maligno è in mezzo a noi, è ciò che ci permette di capire perché a volte il male ha tanta forza distruttiva. È vero che gli autori biblici avevano un bagaglio concettuale limitato per esprimere alcune realtà e che ai tempi di Gesù si poteva confondere, ad esempio, un’epilessia con la possessione demoniaca. Tuttavia, questo non deve portarci a semplificare troppo la realtà affermando che tutti i casi narrati nei vangeli erano malattie psichiche e che in definitiva il demonio non esiste o non agisce. La sua presenza si trova nella prima pagina delle Scritture, che terminano con la vittoria di Dio sul demonio. Di fatto, quando Gesù ci ha lasciato il “Padre Nostro” ha voluto che terminiamo chiedendo al Padre che ci liberi dal Maligno. L’espressione che lì si utilizza non si riferisce al male in astratto e la sua traduzione più precisa è «il Maligno». Indica un essere personale che ci tormenta. Gesù ci ha insegnato a chiedere ogni giorno questa liberazione perché il suo potere non ci domini.

161. Non pensiamo dunque che sia un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea. Tale inganno ci porta ad abbassare la guardia, a trascurarci e a rimanere più esposti. Lui non ha bisogno di possederci. Ci avvelena con l’odio, con la tristezza, con l’invidia, con i vizi. E così, mentre riduciamo le difese, lui ne approfitta per distruggere la nostra vita, le nostre famiglie e le nostre comunità, perché «come leone ruggente va in giro cercando chi divorare» (1 Pt 5,8).

Svegli e fiduciosi

162. La Parola di Dio ci invita esplicitamente a «resistere alle insidie del diavolo» (Ef 6,11) e a fermare «tutte le frecce infuocate del maligno» (Ef 6,16). Non sono parole poetiche, perché anche il nostro cammino verso la santità è una lotta costante. Chi non voglia riconoscerlo si vedrà esposto al fallimento o alla mediocrità. Per il combattimento abbiamo le potenti armi che il Signore ci dà: la fede che si esprime nella preghiera, la meditazione della Parola di Dio, la celebrazione della Messa, l’adorazione eucaristica, la Riconciliazione sacramentale, le opere di carità, la vita comunitaria, l’impegno missionario. Se ci trascuriamo ci sedurranno facilmente le false promesse del male, perché, come diceva il santo sacerdote Brochero: «Che importa che Lucifero prometta di liberarvi e anzi vi getti in mezzo a tutti i suoi beni, se sono beni ingannevoli, se sono beni avvelenati?».

163. In questo cammino, lo sviluppo del bene, la maturazione spirituale e la crescita dell’amore sono il miglior contrappeso nei confronti del male. Nessuno resiste se sceglie di indugiare in un punto morto, se si accontenta di poco, se smette di sognare di offrire al Signore una dedizione più bella. Peggio ancora se cade in un senso di sconfitta, perché «chi comincia senza fiducia ha perso in anticipo metà della battaglia e sotterra i propri talenti. […] Il trionfo cristiano è sempre una croce, ma una croce che al tempo stesso è vessillo di vittoria, che si porta con una tenerezza combattiva contro gli assalti del male».

La corruzione spirituale

164. Il cammino della santità è una fonte di pace e di gioia che lo Spirito ci dona, ma nello stesso tempo richiede che stiamo con “le lampade accese” (cfr Lc 12,35) e rimaniamo attenti: «Astenetevi da ogni specie di male» (1 Ts 5,22); «vegliate» (cfr Mc 13,35; Mt 24,42); non addormentiamoci (cfr 1 Ts 5,6). Perché coloro che non si accorgono di commettere gravi mancanze contro la Legge di Dio possono lasciarsi andare ad una specie di stordimento o torpore. Dato che non trovano niente di grave da rimproverarsi, non avvertono quella tiepidezza che a poco a poco si va impossessando della loro vita spirituale e finiscono per logorarsi e corrompersi.

165. La corruzione spirituale è peggiore della caduta di un peccatore, perché si tratta di una cecità comoda e autosufficiente dove alla fine tutto sembra lecito: l’inganno, la calunnia, l’egoismo e tante sottili forme di autoreferenzialità, poiché «anche Satana si maschera da angelo della luce» (2 Cor 11,14). Così terminò i suoi giorni Salomone, mentre il gran peccatore Davide seppe superare la sua miseria. In un passo Gesù ci ha avvertito circa questa tentazione insidiosa che ci fa scivolare verso la corruzione: parla di una persona liberata dal demonio che, pensando che la sua vita fosse ormai pulita, finì posseduta da altri sette spiriti maligni (cfr Lc 11,24-26). Un altro testo biblico usa un’immagine forte: «Il cane è tornato al suo vomito» (2 Pt 2,22; cfr Pro 26,11).

(FRANCESCO, Esortazione apostolica «Gaudete et exsultate» del Santo Padre Francesco sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2018).  

 

È fuori di sé!

E di nuovo si radunò tanta gente che non potevano neppure prender cibo . Come è feconda l'opera del Salvatore; come accorre con gioia la folla, mossa dal desiderio di ascoltare la parola di Dio e dall'ansia di essere da lui salvata! Ai discepoli che erano con lui non resta neppure un momento libero per sedersi a mensa, occupati come sono nell'ufficio di consolare la vita di quei miseri.

Signore Gesù, distribuisci anche ai nostri tempi tanta grazia ai tuoi fedeli, da indurli, col loro desiderio di apprendere, a costringere i loro maestri a tenersi lontano non soltanto dall'attaccamento ai piaceri del senso, ma anche, qualche volta, dallo stesso cibo quotidiano! Ma vediamo come giudichino il maestro, attorniato da questa folla straniera, coloro che stavano più vicino a lui. Continua:

E avendo udito, i suoi uscirono per impadronirsi di lui. Infatti dicevano: — È fuori di sé. Anche Gesù dice altrove: «Un profeta non è disprezzato che in patria e a casa sua» [Mt 13,57]. Per il fatto che una folla estranea corre per vederlo e desidera ascoltarlo quale creatore della vita e sapienza stessa di Dio, i suoi discepoli giudicano che egli, quasi non più padrone dei suoi atti, debba essere impedito nei suoi movimenti. Non riuscivano a comprendere l'altissima sapienza che ascoltavano e credevano che egli parlasse come uno che è fuori di sé. Seguivano il comportamento di quei tali che, non riuscendo ad accettare il mistero della sua carne che doveva essere mangiata e del suo sangue che doveva essere bevuto, dicevano: «Duro è questo linguaggio; chi lo può ascoltare?... E per questo se ne andarono via e più non lo seguivano» [Gv 6,60.66].

Ma, secondo l'allegoria, nel fatto che la folla numerosa accorra a lui, mentre è considerato pazzo dai suoi, è raffigurata la salvezza dei credenti che vengono dal paganesimo, e si sottolinea l'invidiosa perfidia dei giudei, dei quali Giovanni dice: «È venuto nella sua casa, e i suoi non l'hanno accolto» [Gv 1,11]. C'è certamente molta differenza tra coloro che non comprendono la parola di Dio per la lentezza della loro mente, e coloro che a bella posta si sforzano di bestemmiare e perseguitare ciò di cui pure comprendono il significato. Per i primi c'è infatti ancora speranza di salvezza, se riusciranno a comprendere; ma per gli altri che rifiutano di capire per evitare di comportarsi bene e «tramano il male persino nel loro letto» [Sal 36,5], quale speranza di salvezza può esserci ancora, dato che si sforzano di respingere, detestandole e perseguitandole col loro odio, anche queste verità che hanno compreso essere indispensabili alla salvezza della loro anima?

— E se Satana è insorto contro se stesso e si è diviso, non può sussistere, ma ha fine. Così dicendo voleva far intendere, secondo la loro stessa confessione, che non credendo in lui avrebbero scelto il regno del diavolo, il quale certamente non può sussistere diviso contro se stesso. Scelgano perciò i farisei ciò che vogliono. Se Satana non può scacciare Satana, non possono trovare niente da dire contro il Signore; se invece può farlo, stiano ancora di più attenti a sé stessi ed escano dal regno di colui che non può sopravvivere diviso contro se medesimo.

(BEDA IL VENERABILE (673-735), Commento al vangelo di Marco 1, 3, 20-21; 26, in Corpus Christianorum Latinorum, vol. 120, 473-476).

 

Il male

La tragedia infinita del male non sta, per lo più, nel fatto che noi, per natura, vorremmo realmente il male che facciamo a noi stessi ed agli altri; la vera e propria fatalità della nostra cattiveria deriva quasi sempre dal fatto che, per pura angoscia, non riusciamo a mantenere ferma la nostra intenzione originaria e, alla fine, come ipnotizzati, diventiamo infedeli al meglio che è in noi.

(E. DREWERMANN, Il Vangelo di Marco. Parte seconda, 632).

 

Le preghiere della vita

Tu che vuoi che vinciamo il male con il bene e che preghiamo per chi ci perseguita abbi pietà dei miei nemici, Signore, e di me; e conducili con me nel tuo regno celeste. Tu che gradisci le preghiere dei tuoi servi, gli uni per gli altri, ricorda la tua grande benevolenza: abbi pietà di coloro che si ricordano di me nelle loro preghiere e che io ricordo nelle mie. Tu che guardi alla buona volontà e alle opere buone, ricordati, Signore, come se ti pregassero, di quelli che per giusta ragione, per piccola che sia, non dedicano un tempo alla preghiera.

Ricorda Signore, i bambini, gli adulti e i giovani, i maturi e i vegliardi, gli affamati, gli assetati e gli ignudi, i malati, i prigionieri e gli stranieri, i senza amici e i senza sepoltura, i vecchi e i malati, i posseduti dal demonio, i tentati di suicidio, i torturati dallo spirito immondo, i disperati e i dubbiosi nell'anima e nel corpo, i deboli, i sofferenti in prigionie e tormenti, i condannati a morte; gli orfani, le vedove, i viandanti, le partorienti e i lattanti, chi si trascina nella schiavitù, nelle miniere e nei ceppi, o nella solitudine.

(Lancelot Andrewes, in Le preghiere dell'umanità, Broscia 1993).

 

 * Per l’elaborazione della «lectio» di questa domenica, oltre al nostro materiale di archivio, ci siamo serviti di:

- Messalino festivo dell’Assemblea, Bologna, EDB, 2007.

- La Bibbia per la famiglia, a cura di G. Ravasi, Milano, San Paolo, 1998.

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- Temi di predicazione, Napoli, Editrice Domenicana Italiana, 2002-2003; 2005-2006- .

- J. RATZINGER/BENEDETTO XVI, Gesù di Nazaret, Milano, Rizzoli, 2007.

- J. RATZINGER/BENEDETTO XVI, Gesù di Nazaret. II: Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2011.

- J. RATZINGER/BENEDETTO XVI, L’infanzia di Gesù,  Milano/Città del Vaticano, Rizzoli/Libreria Editrice Vaticana, 2012.

- E. BIANCHI et al., Eucaristia e Parola. Testi per le celebrazioni eucaristiche. Anno B, Milano, Vita e Pensiero, 2008.

- Comunità di S. Egidio, La Parola e la storia, Milano, Vita e Pensiero, 2011.

- Immagine della domenica, a cura di García-Orsini-Pennesi.

 

 

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