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«I giovani, spettatori o protagonisti al prossimo Sinodo?» |08.05.2018
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Il presente numero focalizza l’attenzione sulla preparazione alla XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che sarà tenuta a Roma dal 3 al 28 ottobre 2018, sul tema: «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». 

Il nostro contributo vuole aprire uno spazio critico di discussione il più possibile aperto a livello interdisciplinare tra scienze umane e teologiche per stimolare un dibattito che possa interessare sia gli esperti sia tutti i Lettori più sensibili. La Lettura critica che è stata realizzata in questo numero monografico non consiste nella mera descrizione dei testi pre-sinodali o delle varie attività di animazione pastorale, anche se ne tiene conto per comprendere meglio l’evento; la caratterizzazione di questo contributo a più voci consiste in una comunicazione di posizioni critiche e di prospettive tra dissonanze e convergenze su alcune questioni focali: a) in quale contesto storico-ecclesiale si colloca il Sinodo e quali sono le sue aspettative ecclesiali? b) il rapporto tra chiesa e giovani si presenta problematico a livello ecclesiologico e antropologico oppure si connota per il pieno riconoscimento del protagonismo giovanile a vari livelli? c) la catechesi e la pastorale giovanile sono elementi marginali oppure occupano un posto di rilievo nell’insieme delle possibili discussioni che occuperanno il confronto tra i Padri Sinodali?

Il contesto eccipiente che favorisce la possibilità di un Sinodo a largo respiro è determinato dall’attuale pontificato di Papa Francesco che si sta manifestando continuamente come provvidenziale «bagno postconciliare». Francesco, non senza fatica, sta orientando lo sguardo di tutta l’umanità verso un futuro possibile storicamente realizzabile: questo futuro prende forma in quell’universale concreto dell’evento della vita che esprime tutto il suo splendore proprio nella giovinezza. Così, nel prossimo Sinodo, oltre a essere in gioco la considerazione dei giovani nella Chiesa, sarà in questione anche la stessa concezione conciliare di Chiesa, Popolo di Dio in cammino e in comunione con tutta l’umanità, propria della Lumen Gentium.

Ecco il motivo della declinazione di questo numero monografico che si potrebbe enfatizzare attorno a questa sana provocazione: I Giovani, spettatori o protagonisti al prossimo Sinodo? Si potrebbe cambiare anche il soggetto dell’espressione con adulti, anziani, bambini, ecc., la provocazione resterebbe immutata: quale Chiesa oggi è possibile? Quale prassi ecclesiale? Quale futuro per il cristianesimo nella storia? Quale considerazione e ruolo per i giovani all’interno delle comunità cristiane?

Con l’obiettivo redazionale generale di suscitare nel Lettore l’attenzione critica su aspetti e problemi che non emergono direttamente dai Lineamenta del Sinodo – un documento da cui peraltro, per forza di cose, non si può pretendere una riflessione esaustiva sull’intero tema affrontato – il numero monografico si articola in due parti: 1. Analisi del contesto sinodale; 2. Aspetti critici, sfide, prospettive, utopie.

Nella prima parte, la discussione si avvale di quattro apporti sui contesti geoculturali: il contributo di Ubaldo Montisci descrive il cammino che la Chiesa italiana ha realizzato nei propri orientamenti pastorali e nei documenti catechetici sulla catechesi dei giovani e sulle loro scelte vocazionali. Questa visione particolare apre alle questioni circa la più ampia considerazione di ciò che è carente nelle discussioni presinodali sulla catechesi dei giovani. Antonino Romano passa in rassegna le produzioni più recenti che sono state promosse a livello di ricerca scientifica mitteleuropea, mettendo in luce i pericoli che derivano da una scarsa sensibilità culturale circa le produzioni di livello tecnico che interessano gli studi sui giovani nel contesto della educazione religiosa. Jerome Vallabaraj con la sua pluriennale esperienza di attento investigatore delle metodologie catechetiche con i giovani fa emergere la pregnanza del contesto situazionale dei giovani in Asia al cospetto delle questioni dell’approccio interculturale per la catechesi dei giovani. A fronte del fondamentalismo e del relativismo, la Chiesa in Asia deve offrire non tanto contenuti ma buone prassi che sappiano tenere testa con qualità alle principali questioni. Luiz Alves de Lima, a partire dalla sua lunga esperienza di ricerca in Brasile, traccia una sintesi delle principali questioni cha stanno interessando attualmente non solo il suo contesto locale ma tutta l’America Latina. Il contributo della catechesi si presenta imprescindibile per la formazione dei giovani all’interno delle piccole comunità ecclesiali che si confrontano con i cambiamenti in atto e con le molteplici sfide dell’avanzare di nuovi movimenti religiosi a sfondo settario.

La seconda parte del numero approfondisce alcune questioni più importanti che dovrebbero emergere in questa fase di preparazione immediata del Sinodo. Ad aprire il dibattito è il contributo di Teresa Doni circa la lettura sociologica dei giovani, con particolare riferimento al contesto italiano. L’analisi delle principali teorie sociologiche sulla religiosità dei giovani italiani mette in luce aporie e lacune metodologiche all’interno di talune ricerche empiriche, talvolta viziate da pregiudizi ideologici, che possono essere migliorate attraverso uno sguardo meno partigiano e più fondato di queste indagini. Ne viene fuori un quadro non irenico ma metodologicamente fondato sul rapporto giovani e fede cristiana. A questa visione più generale, segue la lettura critica nel complesso campo degli studi sulla comunicazione di Fabio Pasqualetti che alleggerisce dall’eccessivo carico di responsabilità i giovani che vivono immersi in nuovi processi culturali, dove l’egemonia delle perverse logiche del mercato e del globalismo finanziario ha determinato il proliferare di nuove patologie relazionali tra i giovani che sono molto spesso vittime di poteri forti e lobbistici che li rendono oppressi e incapaci di relazioni significative, soprattutto con adulti ed educatori, a loro volta poco autorevoli. A tracciare una prospettiva criticamente aperta a nuove dimensioni nel complesso contesto di cambiamenti antropologico-culturale, emerge la figura del testimone credibile, che assume, attraverso la riflessione di Vito Mancuso, uno spiccato senso di libertà del pensiero umano. L’esperienza umana deve essere al centro dell’ascolto che solo un testimone «credibile» può avviare nella relazione educativa con i giovani, attraverso il confronto con una comunità di credenti aperta e capace di riflettere sulla propria vita e sul proprio modo di comunicarsi all’umanità. Cettina Militello, nota teologa italiana, scava a fondo sulla questione del soggetto ecclesiale alla luce dell’ecclesiologia di comunione postconciliare, rintracciando nella concretezza dei contesti situazionali reali la poca dimestichezza che le comunità hanno nei confronti dei giovani che rimangono marginalizzati ed esclusi di fatto nelle fasi decisionali importanti del magistero ecclesiale. La considerazione della loro marginalizzazione o il loro protagonismo svela il modello di Chiesa che sta sullo sfondo delle scelte pastorali e, prima ancora, a livello magisteriale, dottrinale e teologico. Proprio in relazione al deficit antropologico delle prassi cristiane e ancor più della teologia pastorale, José Luis Moral riflette sul legittimo «sospetto» che un credente deve esprimere prima di accettare acriticamente qualsivoglia proposta a livello esistenziale. Attraverso la difficile ascesi dell’esercizio intellettuale della critica, è possibile chiedersi in che senso si debba parlare oggi di pastorale giovanile. Quando a problemi complessi si risponde con riduzionismi irenici, allora, lo studioso è obbligato – in forza dell’imperativo categorico – a dover denunciare quelle strumentalizzazioni che si celano in banalità, negligenze e pigrizie del pensiero. I giovani costituiscono un bene indisponibile ed essenziale per la vita umana, oltre che per le comunità cristiane, e il loro protagonismo nei processi formativi non può essere giocato ai dadi dell’improvvisazione o peggio ancora dell’impreparazione. Il contributo di Luciano Meddi mette in luce la profonda problematicità generata dai documenti presinodali con l’oblio della catechesi, anche a livello di rievocazione sostanziale. Questo ulteriore deficit si aggiunge al precedente, confermando che le tendenze di prassi ordinaria delle chiese locali sono dovute probabilmente a una carenza di riflessione sulla catechesi con i giovani a livello più scientifico. Le prassi catechistiche che sono state orientate in aperti contesti comunitari non possono essere dimenticate da un Sinodo che tratterà dei processi formativi ecclesiali. 

Che cosa possiamo aspettarci dal prossimo Sinodo? Le attese sono tante e gli esiti non scontati ma una cosa è certa: lo Spirito Santo guiderà Papa Francesco e l’intera Chiesa «oltre» il Sinodo verso spinte ancora più coraggiose. Questa è la speranza che manifestiamo con il nostro contributo alla riflessione.

 

I MEMBRI DELL’ISTITUTO DI CATECHETICA

catechetica@unisal.it

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