FORUM «IRC»
 
 
DICEMBRE 2018 ANNO III - Numero 2
«Giovani generazioni, religione-IRC e crescita umana» |08.05.2018
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L'istituto di Catechetica (ICA) organizza ogni anno diverse attività attorno all’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC): chiusa la programmazione del triennio 2014-2017 attorno all’«EDUCAZIONE, APPRENDIMENTO E INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE»; il nuovo triennio 2017-2020 si concentra sullo studio del rapporto tra l’«IRC E IL CRISTIANESIMO DI DOMANI» e si colloca esplicitamente – in linea di continuità con la precedente programmazione triennale – nell’ambito della «formazione permanente» dei professori che lavorano all’interno dell’IRC. Inoltre, questa formazione si sta orientando in tre direzioni: 1/ «Conoscenza-comprensione» delle giovani generazioni, in sintonia con il «Sinodo» appena celebrato (2017-2018); 2/ Formazione culturale e teologica (2018- 2019); 3/ Formazione pedagogica in relazione al binomio «IRC–Identità cristiana» (2019-2020).

Il presente numero di «CATECHETICA ED EDUCAZIONE» raccoglie diverse riflessioni fatte in alcune delle tre iniziative fondamentali che l’ICA porta a vanti ogni anno della programmazione triennale (seminario di studio, corso di aggiornamento e corso estivo). Ecco l’obiettivo delle attività dell’anno accademico 2017-2018: Individuare alcuni tratti fondamentali delle nuove generazioni per «pensare e costruire» con loro la fede e la religione, considerando anche l’ipotesi della possibile «riconversione del cristianesimo» che la loro vita porta spontaneamente avanti.

Fu il concilio Vaticano a svegliare la coscienza della Chiesa sul tema delle giovani generazioni e a dirigere loro un messaggio finale di speranza che però non sembra avere realizzato il sogno di riavviare il dialogo che ha voluto riprendere l’ultimo Sinodo. Certamente, l’impatto delle giovani generazioni con il cambio epocale che viviamo scuote il modo di intendere la fede e la religione. Tuttavia non possiamo concludere in modo più o meno ostile che i giovani sono increduli oppure sentenziare semplicisticamente che si sono allontanati dalla Chiesa. Possono diventare titoli ad effetto, ma comunque più che discutibili e anche ingannevoli: dalla scarsa stima per la religione e per la Chiesa non possiamo dedurre che le ragazze e i ragazzi d’oggi abbiano «perso la fede» e neghino il ruolo della Chiesa. Non sarà piuttosto che ci troviamo davanti a modi diversi – quelli dei giovani e della generazione adulta – di essere e di avvicinare la fede e la religione, così come di immaginare la vita della Chiesa?

Figli del cambio di paradigma antropologico-culturale in atto e trovandosi in un momento decisivo per costruire la loro identità, la vita delle nuove generazioni gira attorno alla non facile ricerca di sé, alla fatica di diventare sé stessi. In qualche modo, vivono sperimentando il passaggio da un modello culturale tipico del passato (tradizionale-istituzionale) a un altro emergente (de-istituzionalizzato) che concede maggiore libertà e questiona la normatività tipica del modello tradizionale.

Infine, abbiamo organizzato tutti gli studi del presente numero della rivista attorno al rapporto tra «GIOVANI GENERAZIONI, RELIGIONE-IRC E CRESCITA UMANA».

L’articolo di J.L. MORAL (Giovani, «nuovo modo di essere» e ricostruzione della religione) mette in relazione il cambio antropologico-culturale con il nuovo modo di essere e di vivere, che viene in qualche modo anticipato nell’esistenza concreta delle giovani generazioni.

A. ROMANO (Prassi formativo-catechistiche integrate con i giovani) prende in considerazione alcuni modelli di «prassi formativa» con i giovani: la comunità di pratica, l’apprendimento cooperativo e l’animazione.

M.E. COSCIA (Sempre più connessi, sempre più soli e insicuri) esprime perfettamente il contenuto del suo articolo nel sottotitolo del medesimo: «Ritratto degli adolescenti nell’epoca della rivoluzione digitale e della minorizzazione degli adulti».

F. PASQUALETTI (Comunicare in modo credibile), da parte sua, si concentra nel rapporto tra la comunicazione e la credibilità della medesima, una volta costatato che la comunicazione fra le persone non è scontata né semplice, così come la credibilità non è automatica e non dipende solo dalla buona volontà di chi vuole metterla in atto.

S.M. EMAD (Ruolo delle emozioni nell’interazione educativa) analizza la questione delle emozioni nell’apprendimento e crescita personale degli studenti; mentre C. PASTORE (Bibbia e narrazione nell’«IRC») studia la narrazione biblica in relazione all’insegnamento della religione.

U. MONTISCI (Progettare itinerari educativi nell’ambito dell’«IRC»), infine, offre una riflessione sulle competenze «progettuali» dell’insegnante di religione, utili per elaborare itinerari educativi nell’ambito della propria disciplina.

 

 

I MEMBRI DELL’ISTITUTO DI CATECHETICA

catechetica@unisal.it

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