FORUM «IRC»
 
 
editore |08.11.2014
080514-058
«La possibilità di comunicare in modo istantaneo e senza limiti, per quanto importante, da sola non è ancora garanzia di qualità di contenuto». E «anche nell’ambito digitale, la sfida principale rimane quella di ritrovare una parola con cui interpretare ciò che accade e dare un senso anche a quella sete mai sazia di relazioni che abita il navigante di ogni tempo». È con queste parole che monsignor Nunzio Galantino, vescovo di Cassano all’Jonio e segretario generale della Cei, ha concluso l’intervento pronunciato il 6 novembre alla presentazione dello studio 'Internet-patia. Un rapporto sulla dipendenza da web', ricerca curata dall’Aiart, l’associazione di spettatori presieduta da Luca Borgomeo.Il presule ha messo in guardia dalle insidie della rete ma allo stesso tempo ha invitato ad «abitare queste piazze virtuali senza battaglie di retroguardia, come una vera sfida educativa». «Usufruisco abbastanza della rete – ha raccontato il segretario della Cei –. Quando ho perso il mio tablet stavo perdendo la testa e mi sono reso conto che stava diventando una 'protesi'. Anzi io ero una 'protesi' del tablet. Quando mi sono tranquillizzato, l’ho ritrovato». «Oggi la grossa novità – ha continuato – è di natura antropologica. Pensiamo alla smania di fissare l’istante su Facebook e ricevere i 'Mi piace'. Io di solito, tra il venerdì sera e il sabato mattina, posto l’omelia, dopo 5 secondi trovo 40 'Mi piace' ma sicuramente lo fanno per simpatia, nemmeno la leggono». Monsignor Galantino ha inoltre osservato come la rete si sia imposta in pochi anni nella nostra vita quotidiana, perché è comoda e gratuita. Ma questa gratuità economica, ha sottolineato, si paga in altro modo. In termini, ad esempio, pesante violazione della privacy. E a questo proposito, a mo’ di battuta, si è chiesto se la figura del Garante della privacy sia ormai da collocare tra gli «enti inutili». Considerazione, quest’ultima, interpretata alla lettera dall’attuale titolare della carica, Antonello Soro, che ha reagito manifestando stupore e sconcerto.
La presentazione del volume dell’Aiart è stata moderata da Alessandro Guarasci della Radiovaticana, che ha letto il messaggio inviato per l’occasione dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Oltre al vescovo Galantino sono intervenuti anche il ricercatore Federico Tonioni, psichiatra, creatore e direttore dell’ambulatorio per l’ascolto e la cura del cyberbullismo al Policlinico Gemelli di Roma e il professor Vincenzo Lorenzo Pascali, direttore dell’Istituto di Sanità Pubblica della Università Cattolica. La ricerca dell’Aiart parte da uno studio dell’Università di Taipei tra oltre duemila studenti non dipendenti da internet ed evidenzia che il 15% di essi, dopo 12 mesi ha sviluppato tale dipendenza, trascurando le attività scolastiche e riferendo stati depressivi e l’inizio dell’uso di nicotina. «I casi di dipendenza accertati sono molto, molto pochi, rispetto a quelli che vengono purtroppo nascosti dai soggetti interessati », ha commentato il presidente Borgomeo. Questo, ha aggiunto, «crea difficoltà, perché è dai primi sintomi che bisogna prendere le mosse per l’avvio di un’azione di cura di una vera e propria malattia». Oggi il web, infatti, «è nel 60% nelle case degli italiani e si presume che nel giro di pochi anni sarà più diffuso della stessa tv».
 

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