Ragione e Fede:

l’approccio scolastico dell’IRC

Proponiamo due interventi del Convegno sul tema “Ragione e Fede: l’approccio scolastico dell’Irc” tenutosi a bari dal 15 al 17, sul contributo che l’Irc può offrire ai percorsi della ricerca scolastica intorno alla ragionevolezza della fede cattolica e ai diversi confini che caratterizzano la ragione umana e il Mistero che la accoglie.

 

Il binomio fede-ragione non sempre ha goduto di buona letteratura e oggi porta il peso di una eredità che lo fa oscillare, come valore, tra il vecchio arnese ormai utilizzabile con difficoltà e lo strumento guardato con sospetto perché adatto solo per riproporre scontati progetti apologetici. Se – come giusto – tale binomio viene guardato con gli occhi dello storia, esso mostra di meritare qualche precisazione che ne aggiorni la problematica al contesto contemporaneo. L’intento – volutamente circoscritto – della presente proposta di riflessione è quello di raccogliere un aspetto di tale contesto e di declinarne qualche conseguenza in ordine al rapporto tra fede e ragione ancora più specificamente considerato nell’ambito scolastico dell’insegnamento della religione cattolica. A quest’ultimo riguardo, trovo pertinente precisare che una riflessione introduttiva al convegno deve esimersi da una trattazione tecnica della specifica problematica fede-ragione, la cui necessità è imprescindibile ma che deve situarsi in un orizzonte più vasto che vedrei delineato dalle categorie di religione e di cultura, colte nel loro rapporto e nella loro reciprocità. Proprio quest’ultimo orizzonte ci colloca in maniera appropriata sia nel contesto storico-sociale contemporaneo sia nell’ambito dell’insegnamento scolastico della religione cattolica.

Infatti, tale insegnamento ha l’onere di giustificare la sua specificità come proposta formativa necessaria nel quadro delle finalità e dell’ordinamento della scuola pubblica nel nostro Paese. Ora tale necessità sembra minacciata in radice non solo dallo spirito critico – supposto alternativo alla fede – che deve caratterizzare una formazione intellettuale e umana libera e aperta, ma soprattutto dal contesto sociale profondamente mutato degli ultimi anni, che vede affermato il pluralismo delle religioni e delle credenze, come pure delle etiche e delle forme di convivenza sociale nonché della loro istituzionalizzazione. Una risposta a tali questioni, che si limiti a rimandare formalmente al dettato costituzionale e alla legislazione scolastica, rischia di avere poca tenuta se non trova argomenti più sostanziali che ne impediscano la vanificazione nella deriva di interpretazioni insanabilmente divergenti.

Di fronte a tali questioni, avvertiamo l’esigenza impellente di ritrovare le ragioni della convivenza civile e della sua storia allo scopo di salvaguardare l’unità del corpo sociale insieme all’integrità del singolo individuo. Pur riconoscendo la complessità di tale compito, accresciuta dall’essere ormai inseriti in un dinamismo globale, tuttavia non possiamo perderle di vista – quelle ragioni – e, anzi, dobbiamo alimentarle non ultimo attraverso un’offerta scolastica adeguata alle esigenze di preparazione alla vita delle nuove generazioni. Ma al suo interno, tale esigenza ne contiene una più profonda, concernente la capacità della fede non solo di reggere il confronto con la razionalità critica e con la cultura del pluralismo, ma addirittura di assumerle in maniera costruttiva e propositiva.

Un primo ordine di considerazioni può essere collegato proprio alla lettura della situazione socio-culturale e religiosa del nostro Paese; un secondo dovrebbe mostrare la capacità della fede di interpretare tale situazione attraverso la categoria di religione nel suo rapporto con quella di cultura; infine, sarà possibile evidenziare la relazione intrinseca che la fede mantiene con la ragione ben oltre quanto comunemente si ritiene, così da poter segnalare i compiti che ne conseguono nel nostro specifico orizzonte di responsabilità. 

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Muovendo dalla convinzione relativa alla scuola come luogo di frontiera fra fede, religione e ragione e dalla marginalità (perifericità) dell’IRC e della teologia nell’attuale contesto di frammentazione si propongono tre passaggi tendenti a mostrare come tale contesto, pur con le sue criticità, offra delle inedite e affascinanti opportunità in ordine alla ricerca del senso, alla valenza veritativa e pubblica della fede e al dialogo interdisciplinare e interreligioso attraverso l’adozione di un orizzonte armonico nella formazione dei giovani cui l’IRC si rivolge.

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