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editore |11.06.2012
IEC2012EventsProgramme2

Si è aperto ieri il 50° Congresso eucaristico internazionale (IEC 2012 – www.iec2012.ie), che si terrà a Dublino dal 10 al 17 giugno su “The Eucharist: Communion with Christ and with one another” (L’Eucaristia: Comunione con Cristo e tra noi), “un momento di rinnovamento e di riconciliazione” per la Chiesa cattolica in Irlanda.

Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino e presidente del Comitato organizzatore locale, presentando l’appuntamento in sala stampa vaticana afferma:

L’evento “deve rivolgersi a coloro che vi partecipano nel contesto della cultura in cui essi vivono” e “sarà più piccolo e modesto nelle sue celebrazioni e aspettative”. Esso, ha precisato mons. Martin, “rifletterà e presenterà la Chiesa in Irlanda, una Chiesa che ha affrontato e ancora affronta sfide grandissime, ma una Chiesa che è viva e vitale, e ansiosa di avviarsi su un cammino di rinnovamento”. “Esistono divisioni all’interno della Chiesa irlandese e a volte divisioni non sane”, ha detto ancora l’arcivescovo di Dublino, ma “l’Eucaristia ha il potere di riconciliare. La comunione con Cristo alimenta la comunione e la riconciliazione con il prossimo”. 

Sottolineando che “il Congresso di Dublino ha luogo nel periodo in cui celebriamo il cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II”, mons. Martin ha evidenziato che l’assise conciliare “ha apportato enormi doni dello spirito nella vita della Chiesa e i suoi frutti sono ancora tutti da scoprire”, mentre in Irlanda “vi è a volte” una sorta di “riduzione” dei suoi insegnamenti che spesso si concentra sulla necessità di riforma delle strutture esterne. “Ma non basta cambiare” queste ultime, ha avvertito mons. Martin rispondendo alle domande dei giornalisti, “oggi occorre un rinnovamento spirituale, della fede, una maggiore conoscenza di Cristo e del suo messaggio in una Chiesa che mostra segni di stanchezza”.

Per mons. Martin “dobbiamo riscoprire lo spirito missionario della Chiesa irlandese delle origini, adeguandolo al nostro tempo”. Al riguardo, ha osservato, “ho più speranza oggi che qualche mese fa”, anche perché “vi è un crescente interesse nella società irlandese per il Congresso”.

Una particolare sollecitudine l’arcivescovo la riserva ai giovani dell’Isola verde: “I più catechizzati ma i meno evangelizzati d’Europa”. Per quanto riguarda lo scandalo degli abusi sessuali sui minori, spiega che alle vittime “sarà dedicata una giornata di riconciliazione” durante la quale verrà celebrata una liturgia penitenziale con testi preparati con il loro contributo. Anche il Papa, conclude, è stato invitato al Congresso, “ma riconosciamo che ha i suoi anni”. Tuttavia mons. Martin non esclude una visita del Pontefice in Irlanda, “che dovrebbe inserirsi nel processo di rinnovamento della Chiesa e potrebbe addirittura costituirne il culmine”. 

er presiedere ufficialmente l’evento, il Papa ha nominato come legato pontificio il card. Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, ha ricordato mons. Piero Marini, arcivescovo titolare di Martirano e presidente del Pontificio Comitato per i Congressi eucaristici internazionali. Sarà proprio il card. Ouellet, domenica 10 giugno, solennità del Corpus Domini, a presiedere la liturgia d’apertura del Congresso nel cuore di Dublino, nell’area della Rds (Royal Dublin Society. “La settimana congressuale si concluderà domenica 17 giugno con l’Eucaristia celebrata nel moderno stadio del Croke Park, sede della Gaelic Athletic Association, davanti a 80 mila fedeli”. Venticinquemila partecipanti al giorno; quasi tremila volontari; oltre 100 stand e più di 150 workshop; autorevoli relatori internazionali; messe, processioni, adorazioni eucaristiche e momenti di preghiera in sette lingue; spazi e attività per giovani e bambini: questi i dati resi noti da mons. Marini, che ha ricordato come “riportare l’attenzione sull’ecclesiologia eucaristica di comunione” sia “l’obiettivo dell’evento” per il quale è stato predisposto un testo-base, e che sarà preceduto da un Simposio teologico. I riti di apertura e chiusura “saranno trasmessi dalla televisione nazionale Rte, mentre sette website, cinque canali televisivi cattolici o locali e centinaia di testate giornalistiche e fotografiche copriranno quasi integralmente l’evento” che, ha concluso l’arcivescovo, intende “testimoniare ancora una volta la centralità della celebrazione eucaristica e la sua forza plasmatrice per la vita della Chiesa”. La prima giornata (11 giugno) sarà ecumenica per sottolineare la comunione dei cristiani attraverso il Battesimo. Matrimonio e famiglia, sacerdozio, giustizia e riconciliazione, sofferenza e guarigione, Maria e la Parola, gli altri temi. Questi congressi “possono sembrare reliquie del passato che si inseriscono ormai con difficoltà nel mondo d’oggi”, ha osservato padre Vittore Boccardi (Pontificio Comitato per i Congressi eucaristici internazionali); essi invece “offrono l’occasione per l’inculturazione del Vangelo e l’evangelizzazione delle culture”.

GIORNATA D'APERTURA

Nell'umiltà quotidiana

È stata una bella celebrazione”, grazie alla partecipazione, alla “gioia” dei presenti e al silenzio, ma è anche stata “l’immagine di cos’è un Congresso eucaristico internazionale (Iec), una Chiesa locale che invita altre Chiese del mondo a celebrare l’Eucaristia, che è il cuore della nostra fede”. Così mons. Piero Marini, presidente del Pontificio Consiglio per i Congressi eucaristici, che il Sir ha incontrato al termine della cerimonia di apertura del 50° Congresso eucaristico internazionale, sul tema “La Comunione con Cristo e tra di noi”, che ha preso il via ieri a Dublino e che si concluderà il 17 giugno (www.iec2012.ie). 

Forte presenza dei laici. Sono 12.500 le persone presenti all’Arena della Royal Dublin Society (Rds), la grande struttura in cui si svolgeranno i vari eventi, provenienti dagli oltre 120 Paesi che si sono iscritti al Congresso. Hanno sfilato con le loro bandiere e le vesti colorate delle loro terre; con altrettanto entusiasmo hanno sfilato le parrocchie e i gruppi delle quattro province ecclesiastiche dell’Irlanda: Armagh, Cashel, Dublino e Tuam. Molto forte l’aspetto musicale, con canti in latino o in altre lingue che hanno favorito la partecipazione e che sono stati proposti da quattro cori e da tre tenori irlandesi. Mons. Marini ha notato che uno degli elementi più positivi di questo Congresso è che viene “fatto nell’umiltà, se così possiamo dire; è vicino alla quotidianità della vita della Chiesa, nel senso che non ci sono quelle grandi manifestazioni che erano tipiche dei Congressi del secolo passato e di fine Ottocento. È un Congresso ecclesiale, non trionfalistico”, che ha assunto il carattere di “un’assemblea” dove ci sono molti “laici che con il Concilio hanno imparato a partecipare alla Messa, a fare una distinzione tra le cose essenziali e le cose superflue. La loro è una partecipazione di fede”. Altro elemento positivo, “che viene dal Concilio Vaticano II – ha sottolineato mons. Marini – è il tema del Congresso ‘La comunione con Cristo e tra di noi’: è la cosa essenziale su cui costruire la Chiesa del futuro”. 

Un’opportunità per la Chiesa in Irlanda. Durante l’omelia il legato pontificio, il card. Marc Ouellet, che presiedeva la Messa, ha sottolineato che la celebrazione del Congresso in Irlanda è un “segno della Provvidenza di Dio”, perché il Paese “è conosciuto per la sua naturale bellezza, per la sua ospitalità e ricca cultura, ma soprattutto per sua lunga storia di fedeltà alla fede cattolica”, che attraverso l’opera dei suoi missionari “ha aiutato a portare il Vangelo fino alle rive più lontane”. Il cardinale ha ricordato che “ora la Chiesa irlandese sta soffrendo e affrontando nuove e serie sfide alla fede” ma consapevoli di questo “ci rivolgiamo insieme a Nostro Signore, che rinnovi, guarisca e rafforzi la fede del suo popolo. Dalla mia esperienza personale, durante l’ultimo Congresso eucaristico di Quebec City, so che un evento come questo porta molte grazie alla Chiesa locale e a tutti i partecipanti, compresi quelli che lo sostengono con la preghiera, il volontariato e la solidarietà”.

La strada del rinnovamento. Intervenendo alla cerimonia, mons. Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino e presidente del Congresso, ha rivolto un pensiero ai giovani irlandesi, perché durante l’evento “vengano condotti a conoscere la felicità e la realizzazione, la gioia e la speranza, la chiamata per l'amore e l'impegno che viene da un incontro con Gesù Cristo”. L’arcivescovo ha aggiunto che “la Chiesa in Irlanda è sulla strada del rinnovamento”, anche se “non dipende da noi ridisegnarla, ma è un dono che riceviamo dal Signore attraverso la guida dello Spirito Santo e l'esempio di Maria e dei Santi”. Nella conferenza stampa di ieri mattina, a proposito del tema degli abusi, ha rivelato che alcune delle vittime partecipano individualmente al Congresso, “ma non ci sarà una rappresentanza ufficiale anche per rispetto della loro privacy”. Comunque sia, durante la cerimonia di apertura è stata scoperta e collocata all’ingresso della Rds la “Healing stone”, letteralmente “pietra di guarigione”, per tener viva la memoria delle vittime degli abusi sessuali. Nella pietra, che è in granito, è incisa una preghiera composta da una persona che ha subito abusi. A tal proposito, padre Kevin Doran, segretario generale dell’evento, ha spiegato che, “quando si usa l’espressione ‘scavata nella pietra’, si parla di qualcosa che è qui per restare e non di un pensiero che passa. La pietra rappresenta la ferma determinazione a lavorare per la guarigione e il rinnovamento”.

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