FORUM «IRC»
 
 
La redazione |09.12.2011
ici
Partiti, circoli e sindacati
Ecco dove l’Ici non si paga

Pochi lo sanno, ma numerosi soggetti senza scopo di lucro, laici e no, sono esonerati dalla imposta sugli immobili. Dalle birrerie ricreative ai ristoranti culturali. Gli esenti meno noti.

Vi è mai capitato di entrare in un locale dove si ascolta musica, si mangia e si beve birra allegramente seduti ai tavoli, si balla anche, ma prima di entrare vi hanno fatto pagare una piccola quota associativa con tanto di tesserina? Bene, quel locale, noto circolo di una nota associazione ricreativa, non paga l’Ici. Perché la legge la considera un’attività meritoria. E poco importa se fa concorrenza ai locali vicini, dato le attività ricreative sono beneficiate dalla legge istitutiva dell’Ici. Anche il bar dello storico circolo "culturale" vicino a casa, pur dispensando caffè e cappuccini a prezzi competitivi, non sa che cosa sia l’Ici. Per non parlare delle Case del Popolo, così popolari che giustamente, quando la sede è loro, l’Ici manco la devono nominare.
La lista di chi in Italia può fare a meno di versare l’ormai ex Imposta comunale sugli immobili – già, abituiamoci a chiamarla Imu – è molto lunga. E, sorpresa, non prevede solo realtà che possono essere ricondotte alla Chiesa cattolica. Anzi. Il problema è che a dirlo, oggigiorno, si rischia di essere presi per marziani. Eppure è così. Per fare un esempio, gli immobili di proprietà dei sindacati hanno l’esenzione Ici. E non conta se magari tutelano solo i loro iscritti, o se si impegnano per bloccare le riforme di cui un Paese avrebbe bisogno. La loro funzione sociale è, giustamente, riconosciuta dalla legge. Così pure i partiti politici, sì anche loro, non devono pagare l’Ici negli immobili di proprietà. Che siano di destra, di sinistra, o di centro; che siano tolleranti e aperti nei confronti delle altre culture e religioni, o che siano intolleranti esclusivamente verso la religione cattolica.

La norma è abbastanza chiara, aperta a quei soggetti che a loro modo contribuiscono a costruire benessere sociale, eppure le campagne sollevate da alcuni schieramenti hanno fatto il loro lavoro. E stanno diffondendo l’idea che l’esenzione sia un privilegio concesso solo alla Chiesa cattolica in quanto tale, mentre di Chiesa cattolica la legge non parla mai. Parla, al limite, di «fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto, e le loro pertinenze». Dunque la cosa vale anche per valdesi, comunità ebraiche, chiesa evangelica luterana... (cioè le confessioni che hanno stipulato intese con lo Stato).

E non finisce qui. Sono esenti dall’Ici tutti i fabbricati di proprietà degli Stati esteri, come quelli della sciovinista Francia, della dura e forte Germania o della ligia e austera Svizzera, e con loro ovviamente, essendo uno Stato estero (la norma è regolata dal Concordato) anche quelli della Santa Sede. Esenti, per forza di cose, pure i fabbricati di regioni, province, comuni, comunità montane, unità sanitarie locali, camere di commercio.

La sostanza, però, viene dopo. Quando si passa alle realtà non profit, cioè agli enti che non hanno per oggetto esclusivo l’esercizio di attività commerciali. Si tratta di un universo molto vasto in Italia, che comprende tante realtà di ispirazione cattolica e tante di matrice laica. Soggetti che il legislatore ha ritenuto di sostenere per l’apporto che danno alla società, ma solo quando gli immobili non sono "sul mercato" e quando vi si svolgono attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive. Insomma, l’Ici non la pagano – a prescindere dalla loro vicinanza alla Chiesa cattolica –, le mense per i poveri e i bar associativi dove si servono lambrusco e grappini, le società sportive che fanno giocare i ragazzi, gli ospedali e le strutture sanitarie gestite da enti rigorosamente non profit, gli oratori e i ritrovi dei circoli culturali. Anche quelli dove l’argomento più in voga è la Chiesa che non paga l’Ici.

Massimo Calvi

da Avvenire  del 9/12/ 2011

 

 

Altri contributi


Da Avvenire

 

La presa di posizione del presidente della Cei a margine del convegno di Retinopera a Roma. "Eventuali casi di elusione relativi a singoli enti, se provati - ha ricordato Bagnasco - devono essere accertati e sanzionati con rigore: nessuna copertura è dovuta a chi si sottrae al dovere di contribuire al benessere dei cittadini attraverso il pagamento delle imposte. Le tasse non sono un optional".

LE STORIE: Arezzo | Cosenza
VAI AL DOSSIER
Bagnasco: cattolici in politica con sereno anticonformismo

Bagnasco: l'Ici? Legge giusta basta confusioneIl presidente della Cei: «Se qualcuno non avesse pagato un tributo dovuto, l’abuso sia accertato e abbia fine».Monti da Bruxelles: nessuna decisione su questa materia.

Ici, ma quale zona grigia... Ecco cosa dice la legge di Patrizia Clementi
Curia di Bologna: Noi paghiamo, altro che privilegi
La parrocchia di Brugherio, l'hotel di Levanto
Hotel Waterloo, dove la tassa è pure doppia
Il «tesoro» della Chiesa di Maurizio Patriciello
Intervista a Giuseppe Dalla Torre (da Radio inBlu)

LA VERGOGNA DELL'ICI di Marco Tarquinio
ICI, LA VERITÀ È SEMPLICE di Marco Tarquinio
COSA DICE LA LEGGE
Dall’Arci al volontariato: non colpite chi aiuta davvero

 

Dal Corriere della Sera

ECONOMIAIl responsabile per la Cooperazione e l'integrazione a Lucia Annunziata: «Inutile fare una grande battaglia. Si intervenga: se c'è stata malafede si prendano le misure necessarie»

 

Dal Sole 24 ore

 

Da Il fatto Quotidiano

[Manovra, Bagnasco: "Disponibili a discutere su Ici"]

Chiesa graziata sulle rendite catastali Mentre la pressione fiscale vola al 45%

I partiti si dividono sull'Ici al Vaticano. Ma è rivolta sul web (leggi).

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

«ICA»: chi siamo? Newsletter La redazione