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Prof. Fabio Pasqualetti |15.03.2010
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Il link al contributo su Il volto di Dio nella Canzone del Prof.
Fabio Pasqualetti .
http://www.youtube.com/view_play_list?p=A72550A1AEF7F4CA
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intervista a Gianfranco Ravasi a cura di Lorenzo Fazzini |26.02.2010
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Intervista a Gianfranco Ravasi a cura di Lorenzo Fazzini «ll nostro dicastero sta organizzando una Fondazione intitolata "Il cortile dei gentili" che si ispira al discorso del Papa alla Curia a dicembre».
L’annuncio è di monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura.
Una prima concretizzazione dell’auspicio di Benedetto XVI per un rinnovato dialogo con gli uomini e le donne che non credono ma vogliono avvicinare Dio.
Quali gli obiettivi di questo nuovo ente? «Primo, creare una rete di persone agnostiche o atee che accettino il dialogo e entrino come membri nella Fondazione e quindi del nostro dicastero.
Inoltre, vogliamo avviare contatti con organizzazioni atee per avviare un confronto (non certo con l’Uaar italiana, che è folcloristica).
Terzo, studiare lo spazio della spiritualità dei senza Dio su cui aveva già indagato la Cattedra dei non credenti del cardinale Martini a Milano.
Infine, sviluppare i temi del rapporto tra religione, società, pace e natura.
Vorremmo, con questa iniziativa, aiutare tutti ad uscire da una concezione povera del credere, far capire che la teologia ha dignità scientifica e statuto epistemologico.
La Fondazione vorrebbe organizzare ogni anno un grande evento per affrontare, di volta in volta, uno di questi temi».
Il debutto? «Nella seconda metà di quest’anno, probabilmente a Parigi, città molto viva su questi argomenti: abbiamo già avuto la disponibilità di Julia Kristeva (nota linguista e psicanalista, ndr)».
Ma tra i non credenti vi è disponibilità al confronto proprio su Dio? «Bisogna tener conto dei diversi ateismi, non riducibili ad un unico modello.
Da un lato c’è il grande ateismo di Nietzsche e Marx che purtroppo è andato in crisi, costituito da una spiegazione della realtà alternativa a quella credente, ma con un sua etica, una visione seria e coraggiosa, ad esempio nel considerare l’uomo solo nell’universo.
Oggi siamo in presenza di un ateismo ironicosarcastico che prende in considerazione aspetti marginali del credere o posizioni fondamentaliste, ad esempio nella lettura della Bibbia.
È l’ateismo di Onfray, Dawkins e Hitchens.
In terzo luogo vi è un’indifferenza assoluta figlia della secolarizzazione ben sintetizzata dall’esempio che Charles Taylor fa in L’età secolare quando afferma che se Dio venisse in una nostra città, l’unica cosa che succederebbe è che gli chiederebbero i documenti».
Come si conciliano annuncio e dialogo? «Nell’identità.
Come nel dialogo con le religioni, che richiede il mantenimento delle reciproche identità, vi deve essere rigore anche con l’ateismo.
Più che una dimostrazione a chi è religiosamente povero, forse bisogna far vedere la ricchezza di quell’oasi che è il credere.
Ogni fede non è mai solo informativa ma anche performativa, cioè offre dati sull’uomo ma al tempo stesso li dice con calore.
Se presenta in modo ricco la religione, il dialogo adempie al compito di presentare la fede in maniera efficace, senza che si punti su bisogni primari, ad esempio la religione come "farmaco" in una malattia.
Lo scambio è già fruttuoso con la scienza: come sostiene Michel Heller, oggi siamo in presenza di una vera e propria "teoria del dialogo" per cui, in alcuni ambienti, scienza e fede, e qui direi ateismo e fede, si incrociano.
Basti pensare alla teoria della relatività, che ha bisogno dello spazio e del tempo nel loro significato filosofico, cioè simbolico.
Qui c’è lo spazio di un vero dialogo nell’amicizia».
in “Avvenire” del 25 febbraio 2010
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Giovanna Cavalli |24.02.2010
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Praticamente è un mini Sanremo per sommi poeti.
Senza principi, né fischi né orchestrali che lanciano spartiti.
Ma anche qui ci sono ex festivalieri, un tenore e qualche figlioccio dei talent show.
COMPILATION IN VERSI - Si chiama «Musica e Parole.
10 in Poesia» ed è una compilation di dieci pezzi forti della letteratura italiana in versi, trasferiti su melodie inedite e trasformati in altrettante canzoni incise su cd (ascolta).
Niente televoto.
Il tutto si fa a scopo didattico: l’iniziativa infatti è patrocinata dal Ministero per l’Istruzione.
Il cofanetto, che comprende un libretto con testo e note biografiche dell’autore, più una base musicale per esercitarsi come al karaoke, dal prossimo settembre verrà distribuito in 70.000 copie ai ragazzi delle scuole medie di sei regioni: Piemonte, Lombardia, Lazio, Abruzzo, Puglia e Sicilia.
Farà parte del programma di studio.
Con la speranza che appassioni alla poesia la generazione degli sms.
TOP TEN - Nella speciale top ten (tra parentesi gli interpreti) ci sono: Pianto antico di Giosuè Carducci (l’attore Danilo Brugia e Idaelena), X agosto di Giovanni Pascoli (Antonino ex di Amici), I pastori di Gabriele D’Annunzio (tenore Piero Mazzocchetti), L’infinito di Giacomo Leopardi (Rossana Casale), Meriggiare pallido e assorto di Eugenio Montale (Mario Venuti), Uomo del mio tempo di Salvatore Quasimodo (Mario Lavezzi), Città vecchia di Umberto Saba (Dennis Fantina, star di Saranno Famosi e Notti sul Ghiaccio), Gabbiani di Vincenzo Cardarelli (Ivana Spagna), La madre di Giuseppe Ungaretti (Iva Zanicchi) e A Zacinto di Ugo Foscolo (Elisa Rossi da X factor e Giuseppe Zeno della fiction «L’onore e il Rispetto»).
LA PAROLIERA DEL PREMIER - L’idea è venuta al produttore teatrale torinese Alfredo Orofino, in collaborazione con l’istituto professionale «Umberto Pomilio» di Chieti.
E le musiche sono di Loriana Lana, che dopo aver lavorato con Bacalov, Zero e Morricone, è diventata famosa come paroliera ufficiale del premier.
Con cui ha scritto a quattro mani Tempo di Rumba e altre hit del prossimo cd presidenziale in duo con il fido Apicella, in uscita a marzo.
«Il ministero ci ha dato un contributo di 60 mila euro, al resto penseranno gli sponsor», spiega Orofino, che dedica l’opera ad Alda Merini.
Entusiasta la Zanicchi: «Ho scelto io il brano di Ungaretti, l’ho conosciuto, ci siamo frequentati, ed è rimasto nel mio cuore.
Leggerlo mi commuove sempre profondamente, dopo mi sento più serena.
Spero che il cd piaccia anche ai ragazzi, ormai a scuola le poesie non si studiano più».
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Editrice Centro Eucaristico |16.02.2010
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Quaresima 2010 Un tempo per apprezzare l'essenziale Per la preghiera di ragazzi e giovani.
Pagine 96 a colori - euro 2,80 Il sussidio per la preghiera dei ragazzi e dei giovani nel tempo di Quaresima, per guidare il cammino verso la Pasqua.
Per ogni giorno, si può trovare: • un passo della prima lettura proposta dalla Liturgia del tempo di Quaresima; • una breve riflessione, che aiuta ad interiorizzare la Parola del Signore; • una preghiera, per rivolgersi a Dio con le parole della fede.
Il venerdì e la domenica, oltre al mercoledì delle ceneri, viene proposta soltanto una preghiera/riflessione.
Guarda qualche pagina...
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Zygmunt Bauman |16.02.2010
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È stato Stephen Bertman a coniare i termini «cultura del momento» e «cultura della fretta» per definire il nostro modo di vivere in questa società.
Sono definizioni idonee e che risultano particolarmente comode ogni volta che cerchiamo di cogliere la natura della condizione umana liquido-moderna.
La mia tesi è che tale condizione si caratterizza principalmente per la sua tendenza (un caso fin qui unico) a rinegoziare il significato del tempo.
Il tempo, nell'era liquido-moderna della società dei consumatori, non è né ciclico né lineare, com'era normalmente per le altre società note della storia moderna o premoderna.
Direi che è invece puntinista, frantumato in una moltitudine di pezzetti distinti, ognuno ridotto a un punto che si avvicina sempre di più alla sua idealizzazione geometrica di non dimensionalità.
Come ricorderete sicuramente dalle lezioni di geometria a scuola, i punti non hanno lunghezza, larghezza o profondità: esistono, si sarebbe tentato di dire, prima dello spazio e del tempo; sia lo spazio che il tempo ancora non sono cominciati.
Ma come quell'unico punto che, secondo quanto ipotizzano le teorie cosmogoniche più avanzate, precedeva il big bang che diede inizio all'universo, ogni punto si presume contenga un infinito potenziale di espansione e un'infinità di possibilità che attendono di esplodere se adeguatamente innescate.
E ricordiamo che nel «prima» che precedette l'eruzione dell'universo non vi era nulla che potesse fornire la benché minima avvisaglia che stava avvicinandosi il momento del big bang.
I cosmogonisti ci dicono un mucchio di cose su quello che avvenne nelle prime frazioni di secondo dopo il big bang; ma conservano un odioso silenzio sui secondi, i minuti, le ore, i giorni, gli anni o i millenni prima.
Ogni punto-tempo (ma non c'è modo di sapere in anticipo quale) potrebbe - soltanto potrebbe - recare in sé la possibilità di un altro big bang, anche se questa volta su scala ben più modesta, da «universo individuale», e i punti successivi continuerebbero a essere visti come punti recanti tale possibilità, indipendentemente da ciò che sarebbe potuto succedere con i punti precedenti e nonostante l'esperienza accumulata dimostri che la maggior parte delle possibilità di solito è predetta in modo errato, trascurata o mancata, che la maggior parte dei punti si è rivelata infruttuosa e che la maggior parte dei sommovimenti è morta sul nascere.
Una mappa della vita puntinista, se mai venisse tracciata, assomiglierebbe a un camposanto di possibilità immaginarie o irrealizzate.
O, a seconda del punto di vista, come un cimitero di occasioni sprecate: in un universo puntinista, i tassi di mortalità infantile e di gravidanze abortite della speranza sono molto elevati.
È proprio per questa ragione che una vita «del momento» normalmente è una vita «della fretta».
La possibilità che potrebbe essere contenuta in ogni punto lo seguirà nella tomba: per quell'unica, particolare possibilità non ci sarà una «seconda possibilità».
Ogni punto può essere vissuto come un nuovo inizio, ma spesso e volentieri il traguardo arriverà poco dopo la partenza, e in mezzo sarà accaduto ben poco.
Solo una moltitudine, in inarrestabile espansione, di nuovi inizi può - semplicemente può - compensare la profusione di false partenze.
Solo le vaste distese di nuovi inizi che siamo convinti ci aspettino più avanti, solo una moltitudine sperata di punti le cui potenzialità da big bang ancora non sono state messe alla prova, e che perciò ancora non sono state screditate, possono salvare la speranza dalle macerie delle conclusioni premature e degli inizi abortiti.
Come ho detto prima, nella vita «adessista» dell'avido consumatore di nuove Erlebnisse (esperienze vissute), la ragione di affrettarsi non è acquisire e collezionare il più possibile, ma rottamare e sostituire più che si può.
C'è un messaggio latente dietro a ogni spot che promette una nuova opportunità inesplorata di beatitudine: non ha senso piangere sul latte versato.
O il big bang avviene proprio ora, in questo esatto momento e al primo tentativo, oppure attardarsi in quel particolare punto non ha più senso: è tempo di spostarsi su un altro punto.
Nella società dei produttori che ormai sta scomparendo dalla memoria (almeno nella nostra parte del pianeta), il consiglio, in un caso simile, sarebbe stato: «insisti».
Ma non nella società dei consumatori: qui, gli utensili inefficaci devono essere abbandonati, non affilati e rimessi alla prova con più competenza, più impegno e migliori risultati.
E si lascino perdere anche quegli elettrodomestici che non sono riusciti a fornire la «piena soddisfazione» promessa a quelle relazioni umane che hanno prodotto un «bang» meno «big» di quanto ci si aspettava.
La fretta dev'essere massima quando si tratta di correre da un punto (che ha deluso, che sta deludendo o che sta cominciando a deludere) a un altro (ancora non collaudato).
Si dovrebbe rammentare l'amara lezione del Faust di Christopher Marlowe: finire all'inferno per aver desiderato che il momento - solo perché piacevole - potesse durare per sempre.
Data l'infinità di opportunità promesse e presunte, a trasformare in «punti» sbriciolati la più attraente novità del tempo, una novità che si può star sicuri che verrebbe abbracciata avidamente ed esplorata con passione, è la doppia aspettativa o speranza di prevenire il futuro e neutralizzare il passato.
Riuscire a mettere a segno un doppio successo di questo tipo, dopo tutto, è l'ideale della libertà.
(...) Partiamo dalla straordinaria impresa della neutralizzazione del passato.
Essa si riduce a un unico cambiamento nella condizione umana, ma un cambiamento realmente miracoloso: la possibilità di «rinascere» con facilità.
D'ora in poi, non sono solo i gatti a poter avere nove vite.
Durante quel lasso di tempo terribilmente breve che trascorriamo sulla terra, deplorato non troppo tempo fa per la sua detestabile brevità e che da allora non si è prolungato più di tanto, gli esseri umani - come i proverbiali gatti - ora hanno la capacità di spremere molte vite, una serie infinita di «nuovi inizi».
Rinascere significa che la/e nascita/e precedente/i, insieme alle relative conseguenze, viene o vengono annullata/e: sembra l'avvento dell'onnipotenza di tipo divino, sempre sognata ma fino ad ora mai sperimentata.
Il potere di determinazione causale può venire disarmato, e il potere del passato di limitare le opzioni del presente può venire drasticamente contenuto, forse addirittura abolito del tutto.
Ciò che eri ieri non preclude più la possibilità di diventare qualcuno di totalmente diverso oggi.
Dal momento che ogni punto nel tempo, ricordiamolo, è pieno di potenziale, e che ogni potenziale è diverso e unico, si può essere diversi in modi realmente innumerevoli: è qualcosa che oscura perfino la sbalorditiva molteplicità di permutazioni e la strabiliante varietà di forme e sembianze che gli incontri casuali di geni sono riusciti finora e probabilmente continueranno a produrre in futuro nella specie umana.
Si avvicina a quella capacità di eternità che sgomenta, in cui, considerando la sua infinita durata, ogni cosa può/deve, prima o poi, succedere, e in ogni caso potrà essere/sarà, prima o poi, fatta.
Ora quella mirabile potenza dell'eternità sembra essere stata compressa nel tutt'altro che eterno intervallo di tempo di una singola vita umana.
Di conseguenza, l'impresa di disinnescare e neutralizzare la capacità del passato di limitare le scelte successive, e quindi di circoscrivere pesantemente le occasioni di «nuove nascite», deruba l'eternità della sua attrattiva più seducente.
Nel tempo puntinista della società liquido-moderna, l'eternità non è più un valore e un oggetto di desiderio, o per meglio dire, quello che era il suo valore e che la rendeva un oggetto di desiderio è stato espunto e trapiantato nel momento presente.
Di conseguenza, la «tirannia del momento» della tarda modernità, con il suo precetto del carpe diem, gradualmente ma costantemente, e forse inarrestabilmente, rimpiazza la tirannia premoderna dell'eternità, con il suo motto del memento mori.
Traduzione di Fabio Galimberti in “la Repubblica” del 15 febbraio 2010
 
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Riflessione a partire dalla rivoluzione della tenerezza

 

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