FORUM «IRC»
 
 
Religione 2.0 |03.04.2012

Guardate questo simpatico video di animazione, sarà sicuramente utile a scuola quando dobbiamo parlare di conformismo e appiattimento sugli stessi valori e stereotipi...



 


 


 


 


 


 


 


 


Da: Religione 2.0. net

editore |20.01.2012
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Tuttoscuola propone, a 4 anni di distanza dal primo, il secondo Rapporto sullo stato di salute della scuola italiana che definisce una graduatoria delle province (e delle regioni) per la qualità del sistema di istruzione.


Il Rapporto costituisce inoltre un ricco repertorio dei principali indicatori del sistema scolastico italiano.


Decine di migliaia di dati a disposizione, tutti ripartiti per provincia e aggregati per regione e area territoriale, per soddisfare curiosità ed esigenze di informazione su moltissimi aspetti caratterizzanti la qualità della scuola italiana.


Attraverso il Rapporto è dunque possibile rispondere alle domande: qual è la provincia italiana nella quale la scuola funziona meglio? E la regione?


La graduatoria scaturisce dall’analisi dei 96 indicatori utilizzati nel Rapporto 2011 e dalla comparazione, in particolare, dei 56 compresi anche nella prima edizione del Rapporto.



tratto da: tuttoscuola.com

 Giovani»Educazione    
cardinale Appiah Turkson |06.01.2012
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L'educazione delle nuove generazioni alla pace


 


 




Il 2011 si è concluso così come era iniziato, segnato da una serie di manifestazioni dei giovani in quasi tutte le capitali europee e in buona parte di quelle del resto del mondo. Nelle nuove generazioni è cresciuto il senso di frustrazione per la crisi che sta assillando la società, il mondo del lavoro e l'economia. E su questo, come su altri versanti, il 2012 si annuncia altrettanto tenebroso all'orizzonte. "Le radici di questo malessere - dice il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace in questa intervista rilasciata al nostro giornale - sono anzitutto culturali e antropologiche". Quello che manca, ritiene in sostanza il porporato, è un'educazione alla solidarietà intergenerazionale. E questo genera il disorientamento dei giovani di fronte a modelli che sentono come propri. Non a caso il Papa nel messaggio per la Giornata mondiale della pace di quest'anno ha scritto: "Sembra quasi che una coltre di oscurità sia scesa sul nostro tempo e non permetta di vedere con chiarezza la luce del giorno". Sono questi i motivi "per i quali Benedetto XVI - sottolinea il cardinale - reclama la responsabilità di tutti alla formazione dei giovani, i veri protagonisti del futuro".


Effettivamente il concetto chiave della Giornata mondiale della pace 2012 sembra ruotare su due cardini indicati dal Papa: il protagonismo dei giovani e la contestualizzazione delle questioni da affrontare come sfide. Il fatto che la Chiesa punti molto sui giovani non è una novità. Cosa c'è in più in questo ulteriore richiamo di Benedetto XVI?


L'attenzione mostrata dal Papa per i giovani è profondamente coerente con quella di tutta la Chiesa nei loro confronti. Essi, infatti, sono da sempre in cima ai pensieri della Chiesa, poiché offrono un formidabile sguardo di speranza verso il futuro e, in questo senso, rappresentano la continuità della famiglia umana. Il Pontefice ha accolto il grido spesso silenzioso di tantissimi giovani e si impegna in prima persona perché essi siano resi protagonisti di un mondo nuovo e, nello stesso tempo, di una nuova evangelizzazione del sociale, di un impegno di trasfigurazione del mondo a partire dalla fede in Gesù Cristo. Quindi, come sostiene Benedetto XVI nella Caritas in veritate, fiduciosi piuttosto che rassegnati, i giovani protagonisti e costruttori di un futuro migliore, sono chiamati a riprogettare il loro cammino e a darsi nuove regole. Il messaggio del Papa, così come la sua omelia del 1° gennaio, sono fortemente calati nella realtà del mondo attuale. Un mondo gravemente segnato non solo dalla crisi economica e finanziaria, con tutte le sue molteplici drammatiche conseguenze, in primo luogo nel mondo del lavoro, ma anche dalla diffusa mentalità nichilista che nega ogni fondamento trascendentale e confina la persona in un orizzonte di solitudine, di materialismo, di egoismo, di disperazione. Il Papa ha voluto esprimere la sua profonda, concreta e accorata vicinanza alle inquietudini che oggi affliggono i giovani e le loro famiglie; ha voluto accogliere e rilanciare le loro giuste richieste di giustizia, da qualunque parte del mondo esse provengano, e certo non per farsi portavoce degli indignados, come hanno suggerito o scritto alcuni giornali.


Tra le cose che influenzano negativamente i giovani, il Papa, già nella Caritas in veritate, denunciava una "carenza di pensiero" nella società odierna. Poi ha continuato a porre l'accento su quella che egli non ha esitato a definire "emergenza educativa". Oggi torna a indicare l'educazione dei giovani come una sfida da affrontare per conquistare la pace e la giustizia nel mondo. Cosa c'è che non va nel sistema educativo a livello mondiale?


Il sistema educativo non è, per così dire, un organismo isolato, un organismo a sé stante. È piuttosto espressione di una solidarietà intergenerazionale tra passato e presente, tra presente e futuro. È intimamente intrecciato ad altri sistemi che riguardano l'esistenza umana. Soprattutto è intrecciato con la pratica quotidiana, cioè con quel mutevole stile della vita che sembra ormai incapace di sostenere il sistema educativo. Penso per esempio a tutto ciò che discende, in termini culturali e di mentalità, dal consumismo, dall'edonismo e, specialmente, da un'idea di libertà fraintesa. Nel senso che essa viene percepita solo come licenza di seguire all'infinito i propri impulsi e interessi particolari, e non come capacità di legarsi al vero bene, accettando quelle regole che lo tutelano e lo favoriscono. Tale concezione uccide, di fatto, la stessa libertà, generando quell'emergenza educativa, più volte denunciata dal Papa, che è un'emergenza di carattere antropologico ed etico. Questa può essere contrastata efficacemente mediante il serio rilancio di un nuovo pensiero critico, di una cultura aperta alla trascendenza e di un'educazione aperta al compimento umano in Dio. Lei mi domanda cosa non va nel sistema educativo. Io credo che la questione principale riguardi soprattutto la mancanza di una visione allargata, di un ampio orizzonte. Oggi, a mio parere, c'è bisogno di una educazione alla mondialità, che sia interdisciplinare, interculturale, interreligiosa, interetnica.


È stato per richiamare questa necessità di un nuova educazione che il Papa, all'omelia della messa per la Giornata mondiale della pace, ha posto quell'inquietante interrogativo: "Ha ancora un senso educare?".


Credo che il senso della domanda del Papa sia duplice. Innanzitutto credo abbia voluto focalizzare, con una provocazione, l'attenzione su una questione che ritiene fondamentale. Poi però ha voluto lanciare una sorta di "richiamo educativo" alla solidarietà intergenerazionale che consideri l'educazione come l'espressione e la trasmissione di un "manuale per la vita", nell'ottica di una rinnovata etica pubblica e di una forte coesione sociale. Il Papa, chiedendo se abbia senso educare, ha sollevato un problema oggi radicale. Riguarda l'intero contesto culturale ed è posto primariamente dalla crisi del pensiero e dell'etica. Se manca ogni fondamento, se l'idea di verità viene messa da parte, si mette da parte anche un orizzonte, un fine al quale educare. L'educazione, infatti, per sua natura proietta e propone, nel costante dialogo, una molteplicità di principi e di cognizioni. Ma se tali principi e cognizioni vengono privati del loro senso, del loro fondamento di verità, ecco che l'intero processo educativo, per così dire, crolla. In questo senso, Benedetto XVI, consapevole della profonda correlazione del sistema educativo con altri sistemi e con altre realtà private e pubbliche, ha voluto appellarsi a tutti i responsabili del processo perché insieme compiano una revisione, una decostruzione dell'assetto attuale e una conseguente ricostruzione in termini, prima di tutto, di responsabilità. I giovani, infatti, spesso si trovano a vivere in contesti e ambienti di vita diseducativi, a fare esperienze che li fanno perdere o frustrare. Tutti i responsabili chiamati in causa sono invitati ad agire. Se, per esempio, il mondo politico non si fa esemplare, non solo nell'elaborazione di politiche eque, ma anche nella condotta del personale politico, o se la politica soggiace interamente alla sola forza degli interessi economici e finanziari stabilendo, così, una sua subalternità rispetto a essi, anche la società degenera. Lo stesso si può dire di tutti gli educatori, compresi i pastori e i formatori ecclesiastici. Credo sia fondamentale richiamare il problema dell'urgente rinnovamento della democrazia partecipativa, sempre più minata da derive populiste o da istanze nazionaliste o regionaliste.


I giovani in effetti non sono entità isolate. Essi vivono in un contesto che sembra spingerli su tutt'altra via rispetto a quella indicata dal Papa. Ancora oggi, violenza, prepotenza, intolleranza si pongono come antagonisti di sentimenti peraltro naturali per le nuove generazioni aperte al dialogo, alla convivenza pacifica, alla fraternità universale. Come metterli al riparo dai non valori che li minacciano?


Attraverso un'azione responsabile e congiunta di tutti i soggetti coinvolti. In primo luogo attraverso l'opera di educatori che siano a un tempo testimoni credibili per una seria educazione e una concreta formazione. E badi bene che i giovani non sono, per così dire, entità passive. Essi sono i primi responsabili. In questo senso, il Papa ha voluto porre l'enfasi sull'ascolto delle istanze giovanili. Ma allo stesso tempo mi sembra abbia voluto incoraggiare i giovani al protagonismo, a rendersi artefici della propria vita, nella valorizzazione dei propri talenti, in libertà e solidarietà con gli altri, a scoprire il progetto che Dio ha su ciascuno di loro.


Il Papa confida molto nell'opera della Chiesa nel campo formativo. Ma i giovani sono antropologicamente molto diversi dai loro maestri. Secondo lei si parla nel modo giusto, o meglio comprensibile, per le nuove generazioni?


Non direi "antropologicamente diversi". Piuttosto, direi che i giovani sono diversi come mentalità, valori e formazione, così come avviene per ogni generazione rispetto alle precedenti. Se i giovani non vengono ascoltati, se vengono esclusi e non si permette loro di affermare i propri talenti e le proprie vocazioni, o se vengono confinati in un orizzonte di precarietà assoluta che li schiaccia sul presente eliminando qualsiasi progettualità del futuro, allora la risposta è che oggi non si parla ai giovani nel modo giusto. E non solo non si parla, ma non si agisce nel modo giusto, pensando, cioè, al futuro della società. Proclamando all'umanità la via della pace il Papa si è rivolto a tutti i giovani. È vero, essi sono culturalmente diversi. Ma come il Vangelo, così Benedetto XVI va diretto al cuore dei giovani, riesce anche a trascendere i confini nazionali, continentali, culturali, religiosi, superando i cosiddetti "spazi delle civiltà". Come pastore ghanese, posso testimoniare per esempio l'accoglienza che il messaggio per la Giornata mondiale della pace ha ricevuto dai giovani del mio Paese e di tutta l'Africa, anch'essi molto diversi fra loro. Così è avvenuto in India, in Cina, in Brasile, negli Stati Uniti, in Europa e nelle altre Nazioni del mondo.


Esistono ostacoli di comunicazione per la penetrazione del Vangelo negli ambienti culturali che connotano l'universo giovanile?


Il Vangelo è un messaggio di speranza: una speranza per tutti gli uomini. È una realtà che cambia il cuore. È la buona novella valida per tutti i contesti culturali in ogni tempo. Essa va dritta al cuore delle persone. Se, però, i giovani sono costretti in ambienti, mentalità e stili di vita contrari al bene comune, contrari al loro stesso bene, e dunque contrari al Vangelo, che è un messaggio di vita, libertà, solidarietà, fraternità, accoglienza, amicizia, allora lo sguardo viene distolto dalle cose grandi e belle che l'esistenza loro riserva. Quanto alla questione della comunicazione faccio solo un esempio: per tutto il primo gennaio sono apparsi numerosissimi "cinguettii" su twitter a proposito del messaggio per la pace. È stata una gioia vedere giovani di ogni continente "cinguettare" le parole del Papa con il linguaggio tipico della rete. Sono molto contento di questa condivisione diretta con tanti giovani nel loro linguaggio e su uno dei social network tra i più frequentati dai ragazzi di ogni parte del mondo.


Il Papa ha concluso l'omelia del 1° gennaio con un'indicazione precisa: "Gesù è una via praticabile, aperta a tutti. È la via della pace". Come il dicastero della Giustizia e della Pace cercherà di rendere visibile a tutti questa via nell'anno appena iniziato?


Innanzitutto ci dedicheremo a una diffusione capillare del messaggio per la Giornata mondiale della pace 2012. Abbiamo poi in programma la celebrazione del cinquantesimo anniversario del concilio Vaticano II. Inviteremo proprio le nuove generazioni a riflettere sui suoi contenuti. C'è poi da preparare con cura la celebrazione del cinquantesimo anniversario della Pacem in terris, nel 2013. Tra gli altri impegni di quest'anno segnalerei la preparazione della conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile che, come è noto, si svolgerà a Rio de Janeiro dal 20 al 22 giugno prossimo. Abbiamo anche in programma l'organizzazione, in collaborazione con altri organismi, di una conferenza sulla vita rurale e una serie di tavole rotonde su diversi argomenti: il traffico di esseri umani; la difesa della persona umana dal concepimento alla sua fine naturale; le strategie d'impresa per il bene comune; il rinnovamento della missione e dell'identità della formazione cattolica nel mondo degli affari; e infine le nuove sfide per i cattolici nella costruzione del bene comune. Naturalmente collaboreremo con gli altri dicasteri della Santa Sede per far comprendere che il culto di Dio è fondamentalmente un atto di giustizia, senza il quale non sono possibili gli altri atti di giustizia fra gli uomini. Cercheremo anche di rafforzare l'idea che la fede in Cristo è fondamentale per rinnovare la cultura e la società per il bene di tutti. In questo senso, il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace è pronto ad accogliere l'invito del Papa a intensificare gli sforzi per riaffermare la grande valenza intellettuale, spirituale e morale della fede. Il dicastero si adopererà per far comprendere a tutti che Cristo è la via per la pace, contribuendo così a esplicitare la dimensione sociale della nuova evangelizzazione, in sintonia con le prospettive del Sinodo dei vescovi del prossimo ottobre.



(©L'Osservatore Romano 6 gennaio 2012)

 IRC»Didattica    Novità»Eventi    
editore |31.12.2011
ircscuola


Traguardi per lo sviluppo e profili di competenza nell’IRC


23-25 marzo 2012.


Istituto Sacro Cuore, Via Marsala, 42, Roma.


 


L’Istituto di Catechetica della Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Salesiana di Roma promuove un incontro di due giorni con gli Insegnanti di religione di ogni ordine e grado, che avrà luogo a Roma il 23-25 marzo 2012, con sede presso l’Istituto Salesiano S. Cuore in Via Marsala 42.






 


Obiettivo del Corso.

Il tema delle competenze e dei profili fermenta la Scuola attuale: impone una precisa definizione per ciascuna delle discipline


Naturale quindi la tempestiva elaborazione, che impegna la CEI.


Altrettanto urgente la riflessione dell’Istituto di Catechetica che intende promuovere, nella pedagogia specifica ermeneutica, le indicazioni applicative più consone.


Il Convegno si propone come spazio urgente per la riflessione personale e per l’intervento educativo del Docente di Religione Cattolica.


(Testo base: TRENTI Z., Dire Dio. Dal rifiuto all’invocazione, Roma, Armando, 2011).


 


 


PROGRAMMA





 


Sabato, 24 mattino


9.00      Lodi


9,15-10.30:     Prof. Michele Pellerey.


Traguardi per lo sviluppo e profili di competenza nella scuola attuale.


10.30 -11.00 Intervallo


11.00 – 12.30: Prof. Cesare Bissoli.


Le competenze per l’IRC: Le indicazioni CEI.


13.00 Pranzo



15.00 – 16.00: Prof. Sergio Cicatelli.


"Profili degli studenti e competenze prodotte dall'IRC".


16.30 – 17.00:  Intervallo


17.00 – 17.45: Prof. Wierzbicki Miroslaw.


Competenza nel contesto europeo.


17.45- 18.30:  Prof. Corrado Pastore.


La competenza nell’IRC e l’uso delle fonti bibliche.


 


Domenica 25 marzo


9.00                  Lodi


9.15 – 10 30:  Prof. Zelindo Trenti.


Il linguaggio religioso alla  base della competenza professionale.


11.00- 12.20:  Prof. Roberto Romio.


Traguardi di sviluppo e profili nell’apprendimento: Dimensione didattico-


sperimentale   della competenza.


12.30                Conclusioni e Quadro delle iniziative dell’Istituto.


 


Note

L’Incontro è organizzato ai sensi delle Direttive Ministeriali n. 305 (art. 2 comma 7) del 1 luglio 1996,  n. 156 (art. 1 comma 2) del 26 marzo 1998.


Ai sensi dell’art. 14 comma 1, 2 e 7 del CCNL, rientra nelle iniziative di formazione e aggiornamento progettate e realizzate dalle Agenzie di Formazione riconosciute dal MIUR.


Ai partecipanti sarà rilasciato un attestato di partecipazione.






Note organizzative

 


È richiesta una quota di partecipazione di 55 Euro che può essere versata


Su conto corrente postale N. 99941007 intestato al Pontificio Ateneo Salesiano, Piazza Ateneo Salesiano, 1 – 00139 ROMA


Sul conto corrente Banca Popolare di Sondrio – Piazza Filattiera, 24 – 00139 ROMA intestato al Pontificio Ateneo Salesiano


IBAN: IT62 WO56 9603 2190 0000 1000 X18


(indicare con precisione il nome della/delle persone cui esso si riferisce e la causale del versamento: iscrizione Convegno IdR 24-25 marzo 2012)


Direttamente presso la Segreteria dell’Istituto di Catechetica all’atto dell’iscrizione.


Le iscrizioni al Corso devono pervenire via Fax o Mail entro il 28 febbraio 2012 alla Segreteria dell’Istituto di Catechetica, mediante

  • invio della scheda di iscrizione unitamente alla ricevuta comprovante il versamento della quota di iscrizione (55 Euro)

  • direttamente presso la Segreteria dell’Istituto di Catechetica all’Università Salesiana nei termini indicati


Soggiorno

È possibile ricevere ospitalità presso l’Istituto Salesiano S. Cuore (sede del Convegno), in Via Marsala 42, nei pressi della Stazione Termini.


Si dispone di circa 80 posti fra camere singole e multiple. Le camere singole sono in numero


limitato, perciò l’invito è di scegliere più possibile la sistemazione in camera multipla, indicando eventualmente il compagno/a di camera.


I prezzi sono i seguenti:


-          45 Euro a notte in camera singola


-          40 Euro a notte in camera doppia


-          35 Euro a notte in camera tripla


-          10 Euro ogni singolo pasto per coloro che pernottano


-          15 Euro ogni singolo pasto per coloro che non pernottano.


Nota Importante


Le camere e i pasti si devono prenotare direttamente presso l’ufficio Ospitalità dell’Istituto Sacro Cuore entro e non oltre il 23 febbraio 2012. Anche il pagamento deve essere realizzato presso Il Sacro Cuore.


Mail: sacrocuoreosp@tiscali.it


Tel. 06 49.27.22.88


Fax: 06 – 44.63.352















 


 


Iscrizioni e informazioni

Segreteria Istituto di Catechetica


Università Pontificia Salesiana


Piazza Ateneo Salesiano, 1


00139 ROMA


Tel 06 87290.651; 06 87290808


Fax 06 87290.354


e-mail: catechetica@unisal.it


orario di ufficio:


8-12 Martedì e Giovedì


 













 


SCHEDA DI ISCRIZIONE

 


 



COGNOME  e Nome________________________


 


Nato a______________________il____________


 


Indirizzo_________________________________


 


Tel. + e-mail


 


Grado Scolastico ………………………………


 


Sacerdote       religioso/a       laico  


 


        ha versato la quota di iscrizione di 55  Euro sul ccp 99941007 intestato al Pontificio Ateneo Salesiano, Piazza Ateneo Salesiano, 1 – 00139 ROMA


(indicare con precisione il nome della/delle persone cui esso si riferisce e la causale del versamento: iscrizione Convegno IdR 23-25 marzo 2008)


Sul conto corrente Banca Popolare di Sondrio – Piazza Filattiera, 24 – 00139 ROMA intestato al Pontificio Ateneo Salesiano: IBAN: IT62 WO56 9603 2190 0000 1000 X18


 


firma


 


data



Telefono Azzurro ed Eurispes |09.12.2011
indagine conoscitiva condizione infanzia e adolescenza telefono azzurro eurispes

Scuola, per gli studenti deve preparare di più al lavoro...
...e per i genitori essere più aperta alle proposte degli alunni


 



Secondo gli adolescenti la scuola deve soprattutto prepararli al mondo del lavoro (32,5%), farli maturare (27,8%) e accrescere la loro cultura (26,6%). è quanto emerge dall'Indagine Nazionale sulla Condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza di Telefono Azzurro ed Eurispes che fornisce una fotografia degli atteggiamenti, delle idee e dei comportamenti dei bambini e degli adolescenti presentata oggi a Roma.


I ragazzi vorrebbero più spazio per sport (16,1%), attività pratiche (15,6%), studio dell'informatica e delle nuove tecnologie (13%) e lingue straniere (12,5%). Allo stesso tempo vorrebbero anche sentirsi più partecipi della vita scolastica e avere più opportunità di indicare su quali temi desiderano soffermarsi (11,1%). Il 7,8% vorrebbe più spazio per la musica, il 4,7% che si facesse una maggiore attività di prevenzione su temi quali bullismo e droghe, il 4,4% che fosse inserita nei programmi anche l'eduzione sessuale e il 3,6% vorrebbe meno nozionismo. Infine il 10,5% degli studenti non cambierebbe nulla: la scuola va bene così com'è.


Ma quasi un terzo degli adolescenti (29,3%) ha dichiarato di sentirsi annoiato per la maggior parte del tempo trascorso a scuola, il 7,1% prova agitazione e il 2,6% addirittura infelicità. I sentimenti negativi raccolgono quindi nel complesso quasi il 40% delle indicazioni. Un dato che desta preoccupazione, anche a fronte di un quarto del campione che si è detto interessato (25,8%), a un quinto che si è detto sereno (20,4%) e al 5% che si diverte tra le mura scolastiche.


Gli studenti vorrebbero essere più partecipi della vita scolastica: infatti, l'84,7% chiede una scuola più aperta alle proposte e alle iniziative dei ragazzi e il 66% auspica un coinvolgimento degli studenti stessi nel fare lezione su alcune materie.


A preoccupare è tuttavia soprattutto la valutazione implicitamente data dagli studenti alla classe docente: dovendo immaginare una scuola ideale, il 59,1% dei ragazzi vorrebbe infatti insegnanti più preparati e più aggiornati.


Sul fronte dei genitori, questi vorrebbero una scuola più aperta alle proposte degli alunni e insegnanti più preparati.


L'80% dei genitori in una "scuola ideale" vorrebbe insegnanti più preparati e più aggiornati. Per il 67% del campione sarebbe necessario invece un maggiore impegno nel combattere le discriminazioni e per il 79,1% la scuola ideale dovrebbe mostrarsi più severa con i ragazzi violenti.


Fortissima anche la richiesta, espressa dall'84,5% dei genitori, di avere una scuola più aperta alle proposte e alle iniziative degli alunni. Meno sentite le opzioni di mandare i propri figli in istituti privi o di alunni stranieri (6%) o di simboli religiosi (12,4%).


L'idea dei genitori è che la scuola debba "accrescere la cultura" (28,9%) e "far maturare le persone" (28,8%); il 17,9% si è espresso richiamando la necessità di preparare al mondo del lavoro e il 13,4% a favore della trasmissione di valori.


Se i ragazzi vorrebbero più sport, attività pratiche e informatica, i genitori desiderano prevenzione e lingue straniere. I genitori vorrebbero aumentare nelle scuole le attività di prevenzione rispetto a fenomeni quali il bullismo o le droghe (20,7%) e dare maggiori opportunità ai ragazzi di scegliere i temi su cui soffermarsi (18,5%). Il 17,9% invece vorrebbe nei programmi scolastici più spazio per lo studio delle lingue straniere e il 12,7% maggiore spazio alle attività pratiche.


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tuttoscuola.com


 


 


Indagine Conoscitiva 2011 sulla Condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza



Insegnare ai ragazzi, imparare dai ragazzi. È questo il messaggio principale della Dodicesima Indagine Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza di Telefono Azzurro ed Eurispes che, come ogni anno, fornisce una fotografia degli atteggiamenti, delle idee e dei comportamenti di bambini e adolescenti, individuando le trasformazioni avvenute nell’ultimo anno e cogliendo i più recenti trend della vita dei giovani italiani.
Non solo, dunque, attenzione alta su quello che ai ragazzi si insegna ma anche su quello che dai giovani si può imparare. Novità assoluta dell’Indagine 2011 è la voce dei genitori.
Oltre ai 1.496 ragazzi tra i 12 e i 18 anni, sono stati infatti ascoltati anche 1.266 genitori con l’intento di fornire un quadro il più possibile esaustivo sulla condizione dei più giovani e di indagare luci e ombre del rapporto genitori-figli.
Famiglia, media e nuove tecnologie, tempo libero, scuola, comportamenti a rischio, bullismo e cyberbullismo i grandi temi dell’Indagine.


 


Per scaricare una sintesi della Indagine Conoscitiva


sintesi_indagine_telefono_azzurroeurispes_2011


 


http://www.azzurro.it/index.php?id=225


 

 
Cattura
Roma - 17-19 Novembre

 
p411-ytjj91
Riflessione a partire dalla rivoluzione della tenerezza

 

CONVEGNO DI AGGIORNAMENTO E SEMINARIO DI STUDIO IRC 2017

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