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 IRC»Didattica    
editore |24.02.2016
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È in libreria il nuovo volumetto edito da Elledici La LIM in classe. Apprendimento cooperativo e tecnologie per una didattica dell'IRC. 


Si tratta di un libro rivolto agli insegnanti nel quale sono raccolte alcune esperienze, idee e attività realizzate con gli alunni all'interno della classe. 
È un primo strumento operativo per introdursi nel mondo delle tecnologie per la didattica, per conoscere come cambiare l'ambiente di apprendimento attraverso l'utilizzo di strumenti molti semplici, ma efficaci, come una LIM, un PC, un video proiettore.
È un punto di riferimento per lavorare sul gruppo classe, promuovendo dinamiche cooperative e di co-costruzione delle conoscenze. Ci sono alcuni suggerimenti per impostare il gruppo, il lavoro di coppia o nel piccolo gruppo in apprendimento cooperativo.


Offre anche spunti e proposte sul "metodo di studio", perché gli alunni hanno bisogno di essere accompagnati e guidati sul "come fare", "come procedere", "come imparare ad imparare".
Una parte è dedicata all'uso del video nella didattica: dall'utilizzo di video in rete sino all'imparare a creare e produrre video con gli alunni da utilizzare in classe. Infine vi sono anche esempi concreti di percorsi da realizzare con gli alunni.
È uno strumento agile con suggerimenti, consigli, idee e proposte per accompagnare ogni alunno al successo formativo.


Un libro che è la narrazione di un'esperienza concreta vissuta con gli alunni; uno strumento per entrare nel mondo delle tecnologie e lavorare sul gruppo degli studenti.


Ne è autore Enrico Sitta, laureato in Scienze della Formazione e in Scienze Religiose e insegnante di religione. È docente presso la Facoltà Teologica di Modena. Formatore sull'apprendimento cooperativo, collabora con le riviste scolastiche edite da Elledici.


VISUALIZZA IL COMUNICATO IN WORD.


 


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La LIM in classe
Lavagna “magica” o un modo nuovo di fare e di vivere la classe?

Introduzione


La domanda da cui partire è “la LIM può introdurre o rinnovare il nostro modo di fare didattica?”. In molte scuole medie della nostra Provincia sono state inserite le Lavagne Interattive Multimediali. Esse diventano un prezioso strumento per valorizzare ogni alunno, lo stile cognitivo e il modo di apprendere. Ecco allora alcune parole chiave per il nostro modo di pensare e progettare l’attività con gli alunni che potrebbero realmente provocare un nuovo modo di stare in classe.


1. Metacognizione


La LIM permette di “ri-comprendere, ri-produrre, rielaborare testi di vario genere", da interpretarsi però con un ricco supporto di appigli didattici, cioè di strategie di autoregolazione, con un insegnante attento osservatore dei processi cognitivi ed affettivi, degli stili di apprendimento. 


Azioni che stimolino nell’alunno il "monitoraggio della propria risorsa apprendimento", di trasferimento di conoscenze in nuove situazioni, di uso flessibile e "generalista" di abilità in contesti diversi. Questa sfida per essere vinta deve partire dalle piccole strategie quotidiane. Con i bambini in difficoltà occorre partire da loro, dalle parole che si ricordano ("non capivo le parole..."), dalle "loro" parole chiave, dalle loro sottolineature, dai loro esempi, dalle loro immagini, certamente per andare "oltre", ma valorizzando i loro saperi quotidiani. 


2. Apprendimento Cooperativo


L'apprendimento cooperativo è un metodo che coinvolge gli studenti nel lavoro di gruppo per raggiungere un fine comune. Il docente che utilizza questa modalità di lavoro deve prevedere che i membri del gruppo facciano affidamento gli uni sugli altri per raggiungere lo scopo. Se qualcuno nel gruppo non fa la propria parte, anche gli altri ne subiscono le conseguenze (interdipendenza positiva); che tutti gli studenti rendano conto sia della propria parte di lavoro sia di quanto hanno appreso (responsabilità individuale). Benché parte del lavoro di gruppo possa essere spartita e svolta individualmente, è necessario che i componenti il gruppo lavorino in modo interattivo, verificando gli uni con gli altri la catena del ragionamento, le conclusioni, le difficoltà e fornendosi il feedback. In questo modo si ottiene anche un altro vantaggio: gli studenti si insegnano a vicenda (promozione “faccia a faccia). Inoltre gli studenti nel gruppo sono incoraggiati e aiutati a sviluppare la fiducia nelle proprie capacità, la leadership, la comunicazione, il prendere delle decisioni e il difenderle, la gestione dei conflitti nei rapporti interpersonali. Ultimo ma non meno importante elemento è che i membri valutano l'efficacia del loro lavoro e il funzionamento del gruppo, e individuano i cambiamenti necessari per migliorarne l'efficienza. Particolarmente significativo ed efficace diventa la modalità di utilizzo della LIM in una classe strutturata in apprendimento cooperativo.


3. Stili cognitivi 


Utilizzando la LIM ci si accorgerà che essa favorisce in ogni alunno la possibilità di “agire ed utilizzare” il proprio stile cognitivo (modalità particolare di elaborazione dell’informazione che l’alunno mette in atto nelle fasi del processo di apprendimento). Gli stili cognitivi sono infatti legati alla scelta concreta delle strategie cognitive utilizzate per risolvere un compito, non vanno confusi con le abilità che possediamo, ma definiscono le preferenze nell’uso di queste. 


4.Motivazione


La LIM può essere utile per produrre nelle classe e negli alunni un atteggiamento positivo verso compiti da svolgere; in campo scolastico questo diviene fondamentale ai fini del successo formativo di ogni alunno. Gli alunni infatti possono essere motivati dalle situazioni e dalle attività di apprendimento se esse sono stimolanti e se sanno coinvolgerli personalmente e attivamente nel loro apprendimento e se permettono loro una scelta personale e un controllo in base alle loro capacità e alle richieste del compito.


La motivazione degli alunni inoltre viene stimolata se essi percepiscono che le attività e i compiti scolastici sono direttamente o indirettamente legati a esigenze, interessi e obiettivi personali e se presentano livelli di difficoltà adeguati, tali da consentire loro di svolgerli con successo. La naturale motivazione ad apprendere degli alunni dovrebbe essere stimolata in ambienti psicologicamente sicuri, protetti e di supporto caratterizzati da rapporti umani positivi con adulti che dimostrano un interessamento genuino e sono in grado di cogliere le loro potenzialità personali, interventi educativi e sostegni didattici adeguati alle particolari necessità di apprendimento degli alunni e opportunità per gli alunni di correre dei rischi senza timore di fallire.


5.Intelligenze multiple


La LIM permette ad ogni alunno di sviluppare l’intelligenza che meglio si addice al suo stile cognitivo. I molti linguaggi della LIM potenziano l’intelligenza artistica, musicale, corporea, interpersonale, intrapersonale, logica e analitica. 


6.Didattica dell'errore


Proprio per come è fatta la LIM permette di “pubblicare” o “rendere pubblico” il prodotto realizzato dal gruppo, così come è, anche pieno di errori. Discutere con la classe e condividere gli errori è un esercizio molto importante per la vita della classe e dei singoli alunni. L’errore commesso, condiviso e discusso insieme, diventa una occasione importante di crescita per tutti.


7.Metodo di studio


Utilizzata per fare “modeling” o per insegnare ad apprendere, la LIM diventa un potente mezzo su cui il docente può esercitarsi a riflettere a “voce alta” facendo vedere e accompagnando concretamente gli alunni. Il docente infatti può insegnare direttamente le regole (per riassumere, per mappare, per prendere appunti, per produrre un testo, per risolvere una espressione…), stampare il processo con i vari passaggi, chiedere agli alunni di esercitarsi (individualmente, in coppia o in piccolo gruppo) a fare lo stesso. 


 


8.Co-costruzione del sapere


G. Cerini afferma: “i più recenti apporti degli studi sull'apprendimento evidenziano almeno 4 caratteristiche dell'apprendimento scolastico: il suo essere interattivo (quindi "promosso" da una situazione di scambio sociale), situato (cioè collocato in un contesto fortemente connotato di segni culturali), costruttivo (perché il soggetto interviene attivamente) e strategico (e quindi "guidato" dalla capacità di regolare i processi, in un certo senso di farsi "carico" dell'apprendimento stesso)”. La Lavagna Interattiva Multimediale, proprio perché potenzia i diversi linguaggi dell’apprendimento, va a favorire lo sviluppo di tutte e queste 4 caratteristiche. È fortemente interattiva e promuovere l’interattività dei singoli alunni, è collocata in classe (essa diventa ambiente di apprendimento); porta gli alunni a diventare co-costrutturi del proprio processo di apprendimento e a riflettere sui processi e sulle strategie da utilizzare per risolvere problemi o situazioni problematiche.


 


9.Scaffolding


La LIM diventa pertanto uno dei tanti strumenti che il docente e gli alunni hanno a disposizione per la costruzione dell’ambiente di apprendimento: una vera e propria “impalcatura” su cui “appoggiare” tutti i materiali utili, e come tutte le impalcature, pronta ad essere smontata appena non è più necessaria. In questo suo essere scaffolding la LIM acquisisce un valore “ridimensionato” rispetto a chi crede che essa possa risolvere tutti i problemi della scuola e della didattica: un semplice “strumento” che entra nella classe per potenziare alcune attività, per provocare docente e alunni al cambiamento, per favorire alcuni tratti della vita di classe. 


 


 


10. Competenza


Le competenze si costruiscono sulla base di conoscenze. I contenuti sono difatti il supporto indispensabile per il raggiungimento di una competenza; ne sono –per così dire- gli apparati serventi. Essi si esplicano cioè come utilizzazione e padroneggiamento delle conoscenze. Si supera in tal modo la tradizionale separazione tra sapere e saper fare… Le competenze si configurano altresì come strutture mentali capaci di trasferire la loro valenza in diversi campi, generando così dinamicamente anche una spirale di altre conoscenze e competenze. Proprio per quanto scritto sino ad ora appare abbastanza evidente che la LIM diventa uno strumento particolarmente efficace per una didattica centrata sulle competenze, rispetto alla tradizionale (e a volte eccessiva) preoccupazione per le conoscenze e per i contenuti.


Conclusione


Accettare la sfida, provandoci è questa la strada da percorrere: trovare nella LIM un “cavallo di Troia” da portare in classe e da far uscire idee nuove.


 

 IRC»Didattica  »Sussidi    
editore |15.12.2015
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Il Centro Studi per la Scuola Cattolica (CSSC) ha avviato nel corso dell’anno scolastico 2013-2014 il II Monitoraggio della Qualità della Scuola Cattolica per documentare il livello del loro servizio educativo e offrire occasioni concrete per il suo miglioramento.


Il CSSC ha già svolto una ricerca analoga nell’A.S.2010-2011 e ora si trova a riproporla, in accordo con quanto previsto dal progetto che prevede una cadenza triennale delle rilevazioni.


La nostra Scuola Primaria è stata selezionata per far parte del campione delle 450 scuole cattoliche primarie e secondarie che quest’anno saranno coinvolte nella ricerca, insieme a un analogo campione composto da Scuole dell’infanzia della FISM e da Centri di Formazione Professionale appartenenti a Forma.


Rispetto alla precedente esperienza, la novità del percorso avviato per quest’anno è costituita dalla restituzione dei dati a ciascuna scuola-campione (verso la fine dell’anno scolastico) per accompagnarla, una volta evidenziati i punti di forza e/o le eventuali criticità, in un’azione concreta di miglioramento (a partire dall’inizio dell’A.S. 2014-2015).


La scelta di aderire all’iniziativa proposta dal CSSC nasce dalla convinzione che la qualità, come insegnano tante rilevazioni nazionali e internazionali, non si conquista una volta per tutte ma deve essere continuamente confermata e accresciuta nel tempo.


Anche, e soprattutto, attraverso questo genere di strumenti possiamo offrire alla nostra scuola un sostegno concreto al miglioramento continuo della qualità all’interno del sistema delle scuole cattoliche.


Gli strumenti del monitoraggio sono abbastanza semplici: si tratta di due questionari, uno, destinato alla scuola, di carattere informativo (per la raccolta di dati quantitativi che descrivono alcune caratteristiche della scuola stessa) e uno di percezione (che raccoglierà le valutazioni qualitative espresse dalle diverse componenti scolastiche). 


questionari di percezione sono diversi per ciascuna delle suddette componenti; sono pertanto stati predisposti in cinque versioni diverse in quanto destinati separatamente al personale docente, al personale non docente, ai genitori, ad alcuni testimoni privilegiati e – nelle scuole secondarie di primo e secondo grado – agli studenti.


Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito del Centro Studi Scuola Cattolica 


www.scuolacattolica.it


 


Lettera accompagnamento restituzione dati - Questionario descrittivo.pdf


Piano lavoro II Monitoraggio - luglio 2013.pdf


Questionari di percezione FIDAE.pdf


Restituzione dati - Questionario descrittivo.pdf

 IRC»Didattica  »Sussidi    
editore |15.12.2015
Unknown

L'insegnamento della religione cattolica permette agli alunni di affrontare le questioni inerenti il senso della vita e il valore della persona, alla luce della Bibbia e della tradizione cristiana. Lo studio delle fonti e delle forme storiche del cattolicesimo è parte integrante della conoscenza del patrimonio storico, culturale e sociale del popolo italiano e delle radici cristiane della cultura europea. Con questa consapevolezza il docente di religione cattolica insegna una disciplina curriculare inserita a pieno titolo nelle finalità della scuola e promuove un proficuo dialogo con i colleghi, rappresentando- in quanto figura competente e qualificata- una forma di servizio della comunità ecclesiale all'istituzione scolastica. Attraverso questa disciplina la scuola e la società si arricchiscono di veri laboratori di cultura e di umanità, nei quali, decifrando l'apporto significativo del cristianesimo, si abilita la persona a scoprire il bene e a crescere nella responsabilità, a ricercare il confronto ed a raffinare il senso critico, ad attingere dai doni del passato per meglio comprendere il presente e proiettarsi consapevolmente verso il futuro (cfr.CEI, Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell'Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, 4.10.2010, n.47).

 IRC»Didattica  »Identità    Novità  
editore |29.06.2012
CG1_4065p

Ridefinire il profilo di qualificazione professionale dei futuri insegnanti di religione cattolica, armonizzando il percorso formativo richiesto per l’insegnamento della religione cattolica con quanto previsto, oggi, per l’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado in Italia.


Definire una nuova versione delle indicazioni per l’insegnamento della religione cattolica nel secondo ciclo, sulla base dei rinnovati documenti che il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha elaborato in un quadro di riforma dell’intero sistema educativo di istruzione e formazione (licei, istituti tecnici, istituti professionali, percorsi di istruzione e formazione professionale).


Sono questi, in sintesi, gli obiettivi della duplice intesa che è stata firmata giovedì 28 giugno a Roma, presso la sede della Conferenza Episcopale Italiana, dal Card. Angelo Bagnasco, per la CEI, e dal Ministro Francesco Profumo, per il MIUR. L’accordo, raggiunto al termine di un percorso all’insegna del dialogo e della collaborazione, consolida ulteriormente l’armonioso inserimento dell’insegnamento della religione cattolica nei percorsi formativi della scuola italiana.


"Nella consapevolezza che, come ha sottolineato Benedetto XVI, «la dimensione religiosa è intrinseca al fatto culturale, concorre alla formazione globale della persona e permette di trasformare la conoscenza in sapienza di vita» (Discorso agli insegnanti di religione cattolica, 25 aprile 2009), auspico - ha affermato il Card. Bagnasco - di vedere quanto prima i frutti di bene che scaturiranno da questo rinnovato accordo, conscio dell’impegno delicato in vista della maturazione integrale delle persone degli alunni e grato per il lavoro costante e professionale di tutta la comunità educante della scuola, ivi compreso l’impegno professionale degli insegnanti di religione cattolica".


Il saluto del Cardinale Bagnasco


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La scuola nel cuore


Il significato della firma delle due intese tra Chiesa e Governo sull'Irc


Alberto Campoleoni






Una nuova intesa, anzi due, sull’insegnamento della religione cattolica (Irc). Ieri, 28 giugno, le hanno firmate, come previsto dalle procedure di derivazione concordataria, il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, e il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco.


I due testi riguardano questioni differenti ma ugualmente importanti. Il primo, una vera modifica dell’Intesa Cei-Mpi del 1985, seguita al “Nuovo concordato” del 1984, aggiorna i profili di qualificazione professionale dei docenti di religione. Una modifica che si è resa necessaria negli ultimi anni per armonizzare il percorso formativo richiesto agli Idr con quanto previsto, oggi, per l’insegnamento nelle scuole italiane.


La logica di fondo, già ben presente nel 1984 e 1985, è quella di garantire docenti preparati, veri professionisti della scuola, che possano operare con competenza e qualità all’interno dell’istituzione pubblica. È, questo, un portato proprio del Nuovo Concordato, che a suo tempo, ridefinì l’insegnamento cattolico in senso propriamente scolastico e permise di indicare titoli di studio precisi per i docenti. Una logica che è proseguita fino al riconoscimento del ruolo giuridico dei docenti di religione: professionisti della scuola, come i colleghi delle altre materie. Una logica, ancora, che sostiene il capillare e continuo impegno di formazione in servizio organizzato sia a livello nazionale, sia locale, per gli Idr. Ora i titoli di accesso alla professione (si partirà del 2017) sono aggiornati ai cambiamenti avvenuti nei percorsi formativi universitari e in linea con le nuove istruzioni sugli Istituti superiori di scienze religiose.


La seconda intesa appena firmata riguarda, invece, le nuove indicazioni per l’insegnamento della religione cattolica nel secondo ciclo, sulla base dei rinnovati documenti che il Miur ha elaborato in un quadro di riforma dell’intero sistema educativo d’istruzione e formazione. Sono, attesissimi, i “nuovi programmi” per le scuole superiori che in questi anni hanno sofferto un periodo di “vacanza” dovuto anche al continuo mutare degli orientamenti circa la riforma scolastica.


Il cardinale Bagnasco ha spiegato come le indicazioni si sono rese necessarie tenuto conto “del nuovo assetto dei licei, degli istituti tecnici e degli istituti professionali, nonché dei percorsi d’istruzione e formazione professionale”. Per questo le nuove indicazioni sono state differenziate “in modo tale da rispecchiare al meglio il carattere e l’impostazione culturale di ciascuna tipologia di scuola e del particolare ordinamento dell’istruzione e formazione professionale”.
Toccherà ora ai docenti mettere alla prova i nuovi testi, esaminandoli con attenzione e traducendo in concreto, nella prassi didattica, quanto proposto dalle indicazioni. Magari anche suggerendo a loro volta percorsi e strade di rinnovamento. È, questo, peraltro, il dinamismo continuo di una materia scolastica che voglia davvero qualificarsi come tale.


E qui sta il nodo di fondo: l’Irc, anche attraverso questi ultimi passaggi, si conferma attento alla scuola, al suo servizio, come ha ricordato ancora al momento della firma il cardinale Bagnasco. E lo ha sottolineato anche il ministro Profumo, in un inciso, ricordando come anche molti alunni stranieri (in questi anni aumentati in modo esponenziale) scelgano di avvalersi dell’insegnamento cattolico. Sono persone di culture diverse, che tuttavia decidono (“circa la metà”) di frequentare l’Irc, “confermando – dice il ministro – la natura scolastica di questa disciplina, a prescindere dall’appartenenza religiosa personale”. Davvero non è poco.





 
SIR |24.04.2012
scuola

L’abbandono e la dispersione scolastica sono stati al centro del convegno nazionale del Msac (Movimento studenti di Azione Cattolica), “Se mi lasci non vale”, che si è tenuto a Napoli dal 20 al 22 aprile.


L’obiettivo del “Mo.Ca” (il Movimento in cantiere) è stato “indagare le cause ma, soprattutto, elaborare idee per una scuola che sia vera palestra di vita, che insegni ad amare la cultura e dia senso e sapore allo studio dei più giovani”.


Tempi tristi. Con Franco Venturella, provveditore di Vicenza, è stato analizzato il tema della “Scuola che perde”. Ma quali sono i punti deboli del nostro sistema di istruzione? Per Venturella, “la scuola perde quando non la sentiamo inserita nel nostro progetto di vita, quando non educa al rispetto degli altri e delle istituzioni, quando si chiude nel nozionismo, ritenendo la cultura qualcosa di effimero”. Quando la scuola non riesce ad appassionare i giovani, i risultati si vedono. Così a Speranzina Ferraro, della Direzione generale per lo studente del Miur (ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), è toccato offrire qualche dato sull’abbandono e sulla dispersione scolastica. Innanzitutto, ha precisato Ferraro, “in Italia il concetto di dispersione scolastica racchiude diversi fenomeni”, mentre “l’abbandono scolastico fa riferimento a tutte le forme di abbandono dell’istruzione e della formazione prima del completamento dell’istruzione secondaria superiore o dei circuiti di formazione professionale”. Ferraro ha ricordato che “nel giugno 2002 il Consiglio Ue ha adottato la strategia ‘Europa 2020’. Uno dei 5 grandi obiettivi è la riduzione, entro il 2020, del tasso di abbandono scolastico nell’Ue a meno del 10%”. In questo tempo “ci sono stati progressi, mentre in Europa il tasso medio è del 14%, in Italia è del 19,2%. Il numero in termini assoluti di giovani di età compresa tra i 14 e i 18 anni che abbandonano la scuola è di circa 190–200 mila”. La maglia nera per il numero di studenti che nell’anno scolastico 2006/2007 hanno abbandonato gli studi va alla Campania: “Sono più di 7.000 studenti. Subito dopo segue la Sicilia con 6.000 abbandoni, poi la Puglia, seguita da Lombardia e Sardegna”. Un momento centrale della seconda giornata è stato il confronto dei partecipanti con Marco Rossi Doria, sottosegretario al ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.


I risultati dei laboratori.  Nell’ultima giornata dei lavori è stata presentata la sintesi dei lavori dei laboratori, centrati su tre temi: cultura della valutazione, orientamento e scuole aperte. Per quanto riguarda il primo, spiega al Sir Elena Poser, segretaria nazionale del Msac, “talvolta un brutto voto o una valutazione data con leggerezza possono cambiare la vita degli studenti, tanto da compiere persino atti sconsiderati”. In realtà, “la valutazione dovrebbe analizzare le conoscenze, le competenze ma anche prendere in considerazione il punto di partenza e il punto di arrivo di ogni studente”. Inoltre, occorrerebbe “dare maggior peso ai crediti formativi e imporre una scala di valutazione da 1 a 10 per poter far sì che scattino realmente gli scaglioni per l’acquisizione dei crediti”. Ci dovrebbe essere, poi, “un’esplicitazione dei criteri sulla base dei quali si è valutati”. Rispetto al tema dell’orientamento, sono stati sottolineati alcuni aspetti: in entrata, la necessità di “un percorso di diversi incontri suddivisi in fasi”, “l’aiutare i ragazzi a far discernimento, “l’accompagnamento in itinere, nei primi anni di superiori”; in uscita, “incontri-testimonianze con studenti e lavoratori”, “esperienze concrete”, “informazione a 360°” per una scelta consapevole. Infine, il laboratorio sulle scuole aperte, ha messo in evidenza che questo tipo di progetto “per i genitori deve servire a sensibilizzare per incoraggiare sempre i propri figli” e “per gli studenti farli sentire cittadini responsabili e coltivare i propri sogni”. Tra le proposte concrete emerse, ci sono “attività per educazione alla cittadinanza, educazione alla conoscenza del territorio, valorizzazione delle strutture e degli strumenti delle scuole”, “punti d’incontro tra genitori e docenti per creare confronto e formare una vera comunità scolastica”.


Esperienze sul territorio. Sempre domenica 22 aprile c’è stata la presentazione dei maestri di strada e del consorzio “Agrorinasce”. “Con loro – racconta Poser – abbiamo fatto conoscenza con realtà che ogni giorno si occupano di lotta alla dispersione scolastica e alla legalità nelle scuole. Ai nostri ospiti abbiamo provato a chiedere gli ingredienti di una ricetta per la realizzazione di progetti che possano davvero permettere al territorio e alle scuole di crescere”. Fra le altre cose, continua la segretaria nazionale del Msac, “ci hanno detto che sicuramente è essenziale fare un’analisi oggettiva del territorio dove si abita e dove si vuole operare, dopo di che è utile mettere in rete diversi soggetti (associazioni, enti locali...) che possano lavorare insieme. Hanno, però, anche evidenziato come un limite rilevante per lo sviluppo di tali progetti sia, soprattutto oggi, il reperimento di fondi e risorse perché questi progetti possano essere realmente realizzati oltre alla visibilità che a questi viene attribuita”.


Articolo del 23 Aprile 2012




 


 

 
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Cicatelli - Malizia

 

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