FORUM «IRC»
 
Tuttoscuola |31.08.2011
scuola

 


Scuola, tutti i numeri della rivoluzione organizzativa


 



Per 5 milioni di famiglie cambierà il riferimento del dirigente scolastico. Verrà rivoluzionata la rete delle istituzioni scolastiche sul territorio: 5.600 (oltre la metà) verranno accorpate in 4.500, cioè le varie sedi verranno aggregate in un minor numero di istituzioni scolastiche (presidenze), con la soppressione di oltre 1.100. In totale le istituzioni scolastiche passeranno da 10.500 a 9.400, di cui 2 mila, le più piccole, date in reggenza a presidi di scuole più grandi. A Bari dovrà essere accorpato il 95% degli istituti del 1° ciclo. Nelle Isole verrà soppressa un’istituzione scolastica su 5.


Eliminato il 30% dell’organico di dirigente scolastico (-3.180 posti), al punto che una parte dei vincitori del prossimo concorso non troveranno posto. Salterà anche l’11% dei posti di direttore amministrativo (1.130 posti) e verranno tagliati 1.100 posti di assistente amministrativo, ma saranno almeno in 30 mila a dover produrre documentazione e dichiarare servizi per difendere la propria sede e non essere trasferiti d’ufficio o rimanere senza sede. Decadranno 53 mila consiglieri di istituto e dovrà essere rieletta la maggior parte delle RSU (almeno 14 mila rappresentanti).


Tuttoscuola ha fatto i conti e spiegato in un nuovo dossier cosa accadrà, per effetto della manovra bis di luglio, nei prossimi 12 mesi, che si annunciano tra i più caldi nella storia dell’organizzazione del servizio di istruzione.


Nelle prossime ore su tuttoscuola.com verranno pubblicate progressivamente notizie sul tema, e sarà a breve scaricabile gratuitamente il testo integrale del dossier. Seguiteci.




//
-->





tuttoscuola.com
mercoledì 31 agosto 2011



 


Rivoluzione organizzativa/1: i risparmi e gli obiettivi della manovra


 



Pochi se ne sono accorti, ma la scuola italiana sta per essere investita da una profonda riorganizzazione, di portata simile a quella che ha accompagnato l’avvio dell’autonomia scolastica nel 2000, che entro un anno ne cambierà i connotati dal punto di vista organizzativo e gestionale.


Infatti la manovra bis di luglio (Decreto Legge n. 98, convertito nella legge 15 luglio 2011 n. 111, “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”), ha chiamato ancora una volta la scuola a contribuire ai risparmi di sistema in modo più incisivo di quanto, forse, sia stato percepito dall’opinione pubblica e in molti casi anche dai diretti interessati.


Cosa succederà, in sintesi? Ecco una breve rassegna predisposta da Tuttoscuola degli effetti, diretti e indiretti, della manovra:




  • l’accorpamento in istituti comprensivi e il loro ridimensionamento coinvolgerà tre quinti delle istituzioni scolastiche (ognuna – che accorpa più sedi o scuole – con la presidenza e la segreteria amministrativa, e quindi con il dirigente scolastico e il direttore dei servizi amministrativi), cioè circa 5.700 delle attuali 10.500 istituzioni esistenti, quasi tutte del 1° ciclo;




  • i consigli di istituto delle 5.700 istituzioni scolastiche coinvolte nella ristrutturazione decadranno: per questo ultimo anno funzioneranno regolarmente poi si dovrà procedere a nuove elezioni;




  • tutte le rappresentanze sindacali di istituto (rsu) dovranno essere rielette negli istituti ristrutturati; si tratta di circa 14 mila rappresentanti da rieleggere;




  • vi sarà una contrazione di organico di circa 3.180 posti di dirigente scolastico (-30%), di circa 1.130 posti Dsga (-11%), di circa 1.100 posti di assistente amministrativo; non vi sarà incidenza sull’organico dei docenti;




  • la ristrutturazione delle istituzioni scolastiche comporterà una notevole discontinuità didattica e amministrativa (revisione dei Pof, ricomposizione dei collegi docenti, cambio dei revisori dei conti, nuovi bilanci, gestioni finanziarie di esercizi diversi, ecc.);




  • le dotazioni in carico alle istituzioni soppresse o aggregate comporteranno passaggi di beni alle nuove istituzioni e saranno modificati gli inventari, per un valore stimabile in 150 milioni di euro;




  • più di 5 milioni di famiglie vedranno modificato il loro riferimento con la segreteria della scuola e con il dirigente scolastico;




  • accorpamenti delle istituzioni e soppressione di organico modificheranno profondamente la funzione dirigenziale non solo relativamente alla riduzione di posti, ma anche per la modifica della funzione con nuovi carichi di lavoro, riorganizzazione dei servizi e diffusa situazione delle reggenze (circa 2mila).




Tutto ciò è la conseguenza di poche righe contenute in tre commi dell’articolo 19 della legge n. 111, che stabiliscono queste modifiche:




  1. tutte le istituzioni scolastiche del 1° ciclo dovranno essere accorpate in istituti comprensivi;




  2. i nuovi e i vecchi istituti comprensivi dovranno avere almeno 1000 alunni;




  3. le micro-istituzioni scolastiche con meno di 500 alunni non potranno avere il dirigente scolastico titolare, ma saranno affidate in reggenza ad altro dirigente.




Ma perché tutto questo? Quali gli obiettivi della manovra?


Il decreto legge 98/2011 convertito nella legge n. 111/2011 ha disposto la ristrutturazione della rete scolastica con il duplice obiettivo di:




  • garantire nel 1° ciclo di istruzione un processo di continuità didattica, generalizzando il modello di istituti comprensivi;




  • ottenere una consistente riduzione nella spesa per la rete scolastica, quantificabile complessivamente in circa 200 milioni di euro all’anno




  • finanziare per il triennio 2012/2014, con le risorse conseguenti, il sistema nazionale di valutazione




 


Nelle prossime ore su tuttoscuola.com verranno pubblicate progressivamente notizie sul tema, e sarà a breve scaricabile gratuitamente il testo integrale del dossier. Seguiteci.




//
-->





tuttoscuola.com
mercoledì 31 agosto 2011



 


 


Rivoluzione organizzativa/2: l’accorpamento in istituti comprensivi


 



Attualmente nel 1° ciclo di istruzione funzionano 7.311 istituzioni scolastiche:




  • 2.120 circoli didattici (organizzano scuole dell’infanzia e scuole primarie),




  • 1.198 istituti principali di scuola secondaria di I grado (organizzano soltanto scuole secondarie di I grado, le ex-scuole medie)




  • 3.933 istituti comprensivi (organizzano scuole dell’infanzia, scuole primarie e scuole secondarie di I grado).




Gli istituti comprensivi rappresentano oggi il 54% delle istituzioni scolastiche del 1° ciclo. Nati a metà degli anni ’90 dalla fusione sperimentale di circoli didattici e scuole medie nei territori di montagna e nei piccoli comuni, già al momento d’avvio dell’autonomia scolastica nel 2000 erano arrivati al numero di 3.277, il 43,5% delle istituzioni del 1° ciclo. In dieci anni sono aumentati di oltre 10 punti in percentuale, essendo stati considerati un modello vincente dal punto di vista didattico e organizzativo.


D’ora in poi diventeranno il 100% delle istituzioni scolastiche del settore, in quanto i circoli didattici e gli istituti principali di scuola secondaria di I grado (presidenze di scuola media) scompariranno completamente dal sistema nazionale di istruzione per essere accorpati in istituti comprensivi.


Che vuol dire, in pratica? Nulla accadrà alle singole sedi scolastiche (o punti di erogazione del servizio) dove vivono gli alunni, se non che cesseranno di far parte, ad esempio, di un certo circolo didattico, e diverranno parte di un istituto comprensivo. Quel circolo didattico verrà soppresso, insieme alla relativa presidenza e segreteria amministrativa. Ne consegue che per i docenti e per le famiglie cambieranno in molti casi il dirigente scolastico e il direttore amministrativo di riferimento. Cambieranno anche il consiglio di istituto e il collegio dei docenti, e aderiranno a un nuovo piano dell’offerta formativa (Pof). Dovranno essere eletti nuovi rappresentanti sindacali nelle RSU d’istituto.


Se la manovra finanziaria si fosse limitata a prevedere gli accorpamenti in istituti comprensivi senza mettere mano anche al parametro del dimensionamento (almeno mille alunni), la “rivoluzione” della rete avrebbe riguardato soltanto gli attuali 2.120 circoli didattici e i 1.198 istituti principali di scuola secondaria di I grado, cioè complessivamente quasi il 46% delle istituzioni scolastiche del 1° ciclo (che non è poco), ma, come vedremo, oltre agli accorpamenti vi sarà anche un forte ridimensionamento che toccherà anche i vecchi istituti comprensivi.


Tuttavia anche il solo accorpamento dei circoli didattici e delle presidenze di scuola media, in alcuni territori, scompaginerà l’intera rete, vista la scarsa presenza attuale di istituti comprensivi. È il caso, ad esempio, della Puglia, dove gli attuali istituti comprensivi costituiscono poco più di un quarto (26,7%) di tutte le istituzioni scolastiche del 1° ciclo. Anche la Campania, dove gli istituti comprensivi attualmente non raggiungono il 40%, dovrà mettere mano all’intera rete.


Avranno meno accorpamenti da fare le Marche, dove attualmente gli istituti comprensivi rappresentano già il 75% delle istituzioni del 1° ciclo o il Veneto dove i comprensivi sono il 72,5%.


A Oristano, su 27 istituzioni scolastiche del 1° ciclo, attualmente i comprensivi sono 24.


A Bari, invece, dove le istituzioni scolastiche sono 245, gli istituti comprensivi sono attualmente soltanto 12: dovranno essere accorpate – cioè verranno toccate dalla riorganizzazione – tutte le restanti 233 istituzioni, cioè più del 95%.


 


Istituzioni scolastiche del 1° ciclo – a.s. 2010-11







Regioni




tot. istituzioni scolastiche




circoli didattici




presidenze scuole medie




istituti comprensivi








Puglia




643




273




198




172




26,7%








Campania




977




363




230




384




39,3%








Umbria




118




42




27




49




41,5%








Abruzzo




196




66




41




89




45,4%








Piemonte




478




166




90




222




46,4%








Lazio




624




215




105




304




48,7%








Totale Nazionale




7.311




2.120




1.198




3.993




54,6%








Sicilia




836




253




108




475




56,8%








Liguria




149




38




25




86




57,7%








Friuli Venezia G.




135




32




23




80




59,3%








Sardegna




265




63




39




163




61,5%








Emilia Romagna




387




94




50




243




62,8%








Calabria




370




91




43




236




63,8%








Toscana




361




80




47




234




64,8%








Lombardia




923




189




94




640




69,3%








Basilicata




111




25




9




77




69,4%








Molise




64




12




6




46




71,9%








Veneto




494




84




52




358




72,5%






Marche




180




34




11




135




75,0%






 







Area Geografica




tot. istituzioni scolastiche




circoli didattici




Presidenze scuole medie




istituti comprensivi






Sud




2.361




830




527




1.004




42,5%






Totale Nazionale




7.311




2.120




1.198




3.993




54,6%






Centro




1.283




371




190




722




56,3%






Isole




1.101




316




147




638




57,9%






Nord Ovest




1.550




393




209




948




61,2%






Nord Est




1.016




210




125




681




67,0%






 





//
-->

Tuttoscuola.com mercoledì 31 agosto 201











 IRC»Normativa    
Sergio Cicatelli |19.07.2011
insegnre

 


2.386 posti di Dirigente Scolastico per parecchie decine di migliaia gli insegnanti che vorranno coglierre questa opportunità.


Per la prima volta, ci saranno anche gli Idr, visto che i requisiti per accedere al concorso sono: il possesso di una laurea ed un servizio di ruolo di almeno cinque anni.


 


 


di Sergio Cicatelli


 


 


È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 15 luglio il bando del nuovo concorso per dirigente scolastico. Si tratta di un atto che tutto il mondo della scuola stava aspettando con legittima trepidazione, sia per l’oggettiva rilevanza di una procedura di reclutamento che costituisce l’unica possibilità di “carriera” per gli insegnanti italiani, sia per i tagli apportati proprio agli organici dei dirigenti scolastici nelle ultime settimane e che avevano messo in forse lo stesso concorso.


La cospicua quantità di posti in palio (2.386) rende ulteriormente significativa questa scadenza per tutto il mondo della scuola e si prevede che saranno parecchie decine di migliaia gli insegnanti che vorranno cimentarsi con questa opportunità. Tra di loro, per la prima volta, ci saranno anche gli Idr, visto che i requisiti per accedere al concorso sono semplicemente il possesso di una laurea ed un servizio di ruolo di almeno cinque anni. Gli Idr entrati in ruolo con il primo (2005) e il secondo contingente (2006) rispondo dunque al requisito del servizio, ma il possesso della laurea ridurrà di molto le aspirazioni di qualcuno. Occorre infatti una laurea magistrale (quinquennale) o di vecchio ordinamento (quadriennale) valida nell’ordinamento civile; e purtroppo la gran parte dei titoli ecclesiastici posseduti dagli Idr non godono di riconoscimento o equipollenza. Quindi, chi non possiede comunque una laurea civile, potrà partecipare al concorso solo se in possesso di una licenza in Teologia o Sacra Scrittura, le uniche ammesse a godere di equiparazione in base alla legislazione pattizia. I baccalaureati, i magisteri in scienze religiose o le lauree triennali non sono quindi ammessi.


A prescindere dal numero relativamente ridotto di Idr che potranno partecipare al concorso, l’occasione è importante per il riconoscimento di professionalità e per la permeabilità consentita rispetto al sistema scolastico. La legge 186/03 ha infatti escluso che gli Idr di ruolo possano transitare in altri insegnamenti, anche se in possesso dei relativi titoli di qualificazione, e il concorso per dirigente è l’unica occasione di mobilità professionale (ascensionale) all’interno del comparto scuola.


Gli Idr che riusciranno a vincere il concorso potranno così mettere al servizio della scuola l’esperienza maturata, che si distingue da quella di tanti altri docenti per il fatto di svolgere il proprio servizio in un gran numero di classi e con un gran numero di alunni, potendo quindi disporre di quel punto di vista sistemico che è specificamente richiesto a un dirigente scolastico e che difficilmente si può riscontrare in docenti abituati a guardare la scuola da un punto di osservazione molto più limitato.


Il concorso si compone di due prove scritte e un colloquio. Chi supera le prove viene ammesso a frequentare un corso di formazione e un tirocinio, al termine del quale ci sarà l’assunzione. Se la ristretta tempistica ministeriale sarà rispettata gli incarichi dei nuovi dirigenti potrebbero già essere affidati all’inizio dell’anno scolastico 2012-13, ma è lecito avere dubbi su una procedura così rapida.


Prima di arrivare al concorso vero e proprio, però, c’è da superare una prova preselettiva che è già prevista nella seconda metà del prossimo mese di settembre, e questa prova costituisce al momento la difficoltà principale con cui si andranno a scontrare tutti i candidati. Occorre infatti rispondere a 100 quesiti a risposta chiusa nel tempo di 100 minuti, spaziando tra una varietà di materie che possono facilmente disorientare chi non possa contare su una preparazione accumulata negli anni. La prova si articola infatti sulle seguenti otto aree tematiche:


a) Unione Europea, le sue politiche e i suoi Programmi in materia di istruzione e formazione, i sistemi formativi e gli ordinamenti degli studi in Italia e nei paesi dell’Unione europea, con particolare riferimento al rapporto tra le autonomie scolastiche e quelle territoriali e ai processi di riforme ordinamentali in atto;


b) Gestione dell’istituzione scolastica, predisposizione e gestione del piano dell’offerta formativa nel quadro dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e in rapporto alle esigenze formative del territorio;


c) Area giuridico-amministrativo-finanziaria, con particolare riferimento alla gestione integrata del piano dell'offerta formativa e del programma annuale;


d) Area socio-psicopedagogica, con particolare riferimento ai processi di apprendimento, alla valutazione dell’apprendimento e dell’istituzione scolastica, alla motivazione, alle difficoltà di apprendimento, all’uso dei nuovi linguaggi multimediali nell’insegnamento e alla valutazione del servizio offerto dalle istituzioni scolastiche;


e) Area organizzativa, relazionale e comunicativa, con particolare riguardo alla integrazione interculturale e alle varie modalità di comunicazione istituzionale;


f) Modalità di conduzione delle organizzazioni complesse e gestione dell’istituzione scolastica, con particolare riferimento alle strategie di direzione;


g) Uso a livello avanzato delle apparecchiature e delle applicazioni informatiche più diffuse;


h) Conoscenza di una tra le seguenti lingue straniere a livello B1 del quadro comune europeo di riferimento: francese, inglese, tedesco, spagnolo.


La domanda di partecipazione al concorso, cioè alla prova preselettiva scade il prossimo 16 agosto. I tempi sono davvero brevi e i concorrenti sono tanti e agguerriti.






 

 IRC»Normativa    
Sergio Cicatelli |14.04.2011
irc

 


 


Porta la data dell’8 aprile 2011 l’ordinanza ministeriale che regola la mobilità interdiocesana degli Idr.


 


Nonostante sia uscita con un certo ritardo rispetto al passato, per una curiosa combinazione burocratica l’atto reca lo stesso numero dell’anno scorso, il 29, e di fatto propone pochissime novità: segno di una procedura che si può considerare ormai stabilizzata, nonostante equivoci e forzature interpretative che ogni anno si ripropongono, nel vano tentativo di modificare un impianto che trova le sue inderogabili radici nel sistema concordatario.


Anche se ormai dovrebbe trattarsi di materia abbastanza nota e consolidata, conviene ricordare alcuni aspetti generali. In primo luogo, l’OM 29/11 dà disposizioni sulla mobilità territoriale e professionale degli Idr, intendendo nel primo caso il trasferimento in una diversa diocesi (anche di altra regione) e nel secondo caso il passaggio dall’uno all’altro dei due ruoli previsti per l’Irc (primaria e secondaria). Ovviamente, nel caso del trasferimento in altra diocesi si deve essere in possesso dell’idoneità valida nella diocesi di destinazione e nel caso di passaggio di ruolo anche il vescovo deve convalidare la propria idoneità per il diverso ordine di scuola cui si intende passare.


In realtà si tratta di un numero limitato di casi, dato che il grosso della mobilità territoriale si svolge all’interno della stessa diocesi e i passaggi di ruolo sono pochi perché pochi sono gli Idr che hanno superato entrambi i concorsi per il ruolo. L’attesa per questa ordinanza è però sempre alta per coloro che intendono partecipare a queste operazioni di mobilità, anche se il restringimento degli organici non consente facili trasferimenti da un territorio all’altro, come del resto accade per tutti gli altri insegnanti.


Ciò che coinvolge invece indistintamente tutti gli Idr di ruolo è l’aggiornamento del punteggio nella graduatoria regionale, fermo restando che continuano a permanere equivoci sulla sua funzione: da un lato, il testo dell’ordinanza è chiarissimo fin dalla sua prima edizione nell’attribuire a tale graduatoria solo la finalità di individuare gli eventuali soprannumerari a livello regionale, ovvero diocesano (art. 10, c. 4); dall’altro, c’è chi continua ad estendere impropriamente la funzione di questa graduatoria anche alla determinazione di precedenze tra Idr al di fuori della finalità istituzionale, introducendo meccanismi automatici che sono però estranei alla logica concordataria e alla discrezionalità riservata all’autorità ecclesiastica.


In attesa che si diffonda una corretta interpretazione delle procedure, si può solo ribadire che lo stato giuridico di ruolo non ha minimamente intaccato il regime concordatario, che vede la gestione degli Idr governata dai due requisiti dell’idoneità e della nomina d’intesa. Sull’idoneità non ci sono problemi, ma sulla nomina d’intesa non tutti sono d’accordo ad applicarla anche alle operazioni di mobilità. È però la legge 186/03 a prevederlo, quando nell’art. 4, commi 1 e 2, dispone che la mobilità professionale e quella territoriale sono subordinate «al riconoscimento di idoneità rilasciato dall’ordinario diocesano competente per territorio e all’intesa con il medesimo ordinario».


Poste queste premesse, possiamo solo riassumere le principali scadenze fissate dall’OM 29, scadenze che non si discostano molto da quelle dell’anno scorso:


-          dal 13 aprile al 12 maggio       presentazione delle domande alla propria scuola;


-          entro il 20 maggio                   invio delle domande all’USR da parte delle scuole;


-          entro il 15 giugno                    comunicazione del punteggio assegnato dall’USR a ogni Idr;


-          entro il 30 giugno                    possibilità di revoca delle domande presentate;


-          entro il 4 luglio                        pubblicazione della graduatoria regionale da parte dell’USR;


-          entro il 15 luglio                      pubblicazione di tutti i movimenti da parte dell’USR;


-          entro il 31 luglio                      assegnazione di sede d’intesa tra USR e ordinario diocesano.


 

 IRC»Normativa    
tuttoscuola |20.03.2011
croci

 


L'esposizione del crocefisso nella aule scolastiche  non ha  influenza sugli alunni


 


L'ottimismo che trapelava alla vigilia della sentenza sul crocifisso nelle scuole in seno al governo ha avuto conferma: la Grande Camera della Corte europea per i diritti dell'uomo riunitasi a Strasburgo ha assolto l'Italia dall'accusa di violazione dei diritti umani per l'esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche.


 


La decisione della Corte è stata approvata con 15 voti favorevoli e due contrari. I giudici hanno accettato la tesi in base alla quale non sussistono elementi che provino l'eventuale influenza sugli alunni dell'esposizione del crocefisso nella aule scolastiche.


In questa maniera, la Corte scrive la parola fine sul dossier del caso 'Lautsi contro Italia'. Un procedimento approdato a Strasburgo il 27 luglio del 2006. Allora l'avvocato Nicolò Paoletti presentò il ricorso con cui Sonia Lautsi, cittadina italiana nata finlandese, lamentò la presenza del crocifisso nelle aule della scuola pubblica frequentata dai figli, ritenendo che si trattasse di un'ingerenza incompatibile con la libertà di pensiero e il diritto ad un'educazione e ad un insegnamento conformi alle convinzioni religiose e filosofiche dei genitori.


La prima sentenza della Corte (9 novembre 2009) diede sostanzialmente ragione alla signora Lautsi, affermando la violazione da parte dell'Italia di norme fondamentali sulla libertà di pensiero, convinzione e religione. Il Governo italiano, a quel punto, domandò il rinvio alla Grande Chambre della Corte, ritenendo la sentenza 2009 lesiva della libertà religiosa individuale e collettiva come riconosciuta dallo Stato italiano.



 


Sentenza sul crocifisso, ecco le motivazioni
Per la Corte, "un crocifisso apposto su un muro è un simbolo essenzialmente passivo, la cui influenza sugli alunni non può essere paragonata a un discorso didattico o alla partecipazione ad attività religiose"


 


"Se è vero che il crocifisso è prima di tutto un simbolo religioso, non sussistono tuttavia nella fattispecie elementi attestanti l'eventuale influenza che l'esposizione di un simbolo di questa natura sulle mura delle aule scolastiche potrebbe avere sugli alunni". è un passo delle motivazione della sentenza della Grande Camera della Corte europea per i diritti dell'uomo che, a grande maggioranza (15 giudici contro 2) ha dato ragione all'Italia nella causa "Lautsi e altri contro Italia" sulla presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche stabilendo che nell'esposizione del simbolo religioso non c'è violazione dei diritti dell'uomo.


Secondo la ricorrente Soile Lautsi, cittadina italiana di origini finlandesi, la presenza del crocifisso costituiva un'ingerenza incompatibile con libertà di pensiero, convinzione e di religione (art.9 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950) così come del diritto all'istruzione, in particolare, il diritto ad un'educazione ed insegnamento conformi alle convinzioni religiose e filosofiche dei genitori (art.2 del Protocollo n.1).


Nella motivazione della sentenza, in merito proprio all'articolo 2 del protocollo 1 sul diritto all'istruzione, si legge che "dalla giurisprudenza della Corte emerge che l'obbligo degli Stati membri del Consiglio d' Europa di rispettare le convinzioni religiose e filosofiche dei genitori non riguarda solo il contenuto dell'istruzione e le modalità in cui viene essa dispensata: tale obbligo compete loro nell'esercizio dell'insieme delle 'funzioni' che gli Stati si assumono in materia di educazione e di insegnamento".


Ciò "comprende l'allestimento degli ambienti scolastici qualora il diritto interno preveda che questa funzione incomba alle autorità pubbliche. Poiché la decisione riguardante la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche attiene alle funzioni assunte dallo stato italiano, essa rientra nell'ambito di applicazione dell'articolo 2 del protocollo 1".


Questa disposizione, si legge ancora, "attribuisce allo Stato l'obbligo di rispettare, nell'esercizio delle proprie funzioni in materia di educazione e d'insegnamento, il diritto dei genitori di garantire ai propri figli un'educazione e un insegnamento conformi alle loro convinzioni religiose e filosofiche".


La Corte "constata che nel rendere obbligatoria la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche, la normativa italiana attribuisce alla religione maggioritaria del paese una visibilità preponderante nell'ambiente scolastico" e sottolinea altresì che "un crocifisso apposto su un muro è un simbolo essenzialmente passivo, la cui influenza sugli alunni non può essere paragonata a un discorso didattico o alla partecipazione ad attività religiose". Infine, la Corte osserva che "il diritto della ricorrente, in quanto genitrice, di spiegare e consigliare i suoi figli e orientarli verso una direzione conforme alle proprie convinzioni filosofiche è rimasto intatto". La Corte conclude dunque che "decidendo di mantenere il crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche frequentate dai bambini della ricorrente, le autorità hanno agito entro i limiti dei poteri di cui dispone l'Italia nel quadro del suo obbligo di rispettare, nell'esercizio delle proprie funzioni in materia di educazione e d'insegnamento, il diritto dei genitori di garantire tale istruzione secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche". La Grande Camera della Corte è stata presieduta da Jean-Paul Costa (Francia), il giudice Giorgio Malinverni (Svizzera) ha espresso un'opinione dissenziente, condivisa dalla giudice Zdravka Kalaydjieva (Bulgaria).



 


Il crocifisso a scuola negli altri paesi europei




Subito dopo l'uscita della sentenza della Grande Camera della Corte europea per i diritti   dell'uomo che ha assolto l'Italia dall'accusa di violazione dei diritti umani per l'esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche, l'agenzia Asca ha pubblicato una breve scheda che raccoglie la disciplina della materia nelle aule scolastiche di altri paesi europei.


 


AUSTRIA. La presenza del crocifisso è garantita da una legge del 1949, confermata dal Concordato del 1962, in tutte le aule scolastiche nelle quali oltre metà degli alunni appartenga a una delle confessioni cristiane.


FRANCIA. In Francia l'articolo 28 della legge 9 dicembre 1905 vieta espressamente l'esposizione di simboli o emblemi religiosi su monumenti o in spazi pubblici, a eccezione dei luoghi di culto, dei campi di sepoltura, dei musei e delle mostre. Nel 2004, l'articolo 1 della legge n.228 del 15 marzo, chiamata "legge anti-velo" e approvata dal parlamento francese, precisa il divieto, nelle scuole primarie e secondarie, di indossare simboli o indumenti che ostentino l'appartenenza religiosa.


GERMANIA. Solo in Baviera il crocifisso è di norma esposto nelle aule delle scuole elementari, dato che il Land è storicamente cattolico. Se alcuni studenti obiettano che questo lede la loro libertà di coscienza, le autorità scolastiche aprono un procedimento di conciliazione, che può condurre alla rimozione. Una sentenza della Corte Costituzionale del 1995 ha sancito l'incostituzionalità della presenza dei simboli religiosi nelle aule scolastiche.


ROMANIA. In Romania, la decisione 323/2006 del Consiglio Nazionale per la Lotta alla Discriminazione ha stabilito che il ministero dell'Educazione deve "rispettare il carattere secolare dello stato e l'autonomia della religione", e che "simboli religiosi devono essere mostrati solo durante le ore di religione o in aree dedicate esclusivamente all'educazione religiosa". Il caso nasceva dal ricorso di Emil Moise, maestro e genitore della contea di Buzau, che contestava come l'esposizione pubblica di icone ortodosse costituisse una rottura della separazione tra Stato e Chiesa in Romania, e come ciò costituisse una discriminazione contro atei, agnostici e non religiosi.


SPAGNA. Il crocifisso è affisso nelle aule scolastiche in Spagna dal 1930 ed è tuttora presente, nonostante la costituzione aconfessionale dello Stato entrata in vigore nel 1978. Nel 2009 il governo guidato da Zapatero ha messo a punto un disegno di legge per togliere ogni simbolo religioso dalla scuola pubblica. Il dibattito era già nato poco prima che un giudice di Valladolid aveva deciso di "far ritirare i simboli religiosi dalle classi e dagli spazi comuni" in una scuola di Valladolid dopo che alcuni genitori nel 2005 ne avevano chiesto la rimozione.


SVIZZERA. In Svizzera il comune ticinese di Cadro decise di mettere il crocifisso in tutte le aule scolastiche, ma nel 1990 il Tribunale Federale si pronunciò contro l'esposizione dei crocifissi e per la loro rimozione con la motivazione che "lo Stato ha il dovere di assicurare la neutralità in ambito filosofico-religioso della sua scuola e non può identificarsi con una confessione o religione. Deve evitare che studenti e studentesse siano offesi nelle loro convinzioni religiose dalla continua presenza del simbolo di una religione a cui non appartengono".



 



Sentenza sul crocifisso, soddisfazione diffusa




Sono quasi tutti positivi i primi commenti alla sentenza della Grande Camera della Corte europea per i diritti dell'uomo che ha assolto l'Italia dall'accusa di violazione dei diritti umani per l'esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche.


 


 


Il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini in particolare esprime in una nota “profonda soddisfazione per la sentenza della Corte di Strasburgo, un pronunciamento nel quale si riconosce la gran parte del popolo italiano. Si tratta di una grande vittoria per la difesa di un simbolo irrinunciabile della storia e dell'identità culturale del nostro Paese”.”Il Crocifisso – continua il ministro - sintetizza i valori del Cristianesimo, i principi sui cui poggia la cultura europea e la stessa civiltà occidentale: il rispetto della dignità della persona umana e della sua libertà”. “E' un simbolo dunque - conclude - che non divide ma unisce e la sua presenza, anche nelle aule scolastiche, non rappresenta una minaccia né alla laicità dello Stato, né alla libertà religiosa. Oggi è un giorno importante per l'Europa e le sue istituzioni che finalmente, grazie a questa sentenza, si riavvicinano alle idee e alla sensibilità più profonda dei cittadini”.


Quella sul crocifisso in classe è una "vittoria" anche per la Radio Vaticana, vittoria che "non è solo dell'Italia ma anche di questi Paesi e di tutti coloro che ritenevano assurdo imporre la rimozione del Crocifisso dalle aule scolastiche". La Radio Vaticana ha anche ricordato che la posizione italiana nella vicenda “ha trovato l'appoggio formale, davanti alla Corte, di San Marino, Malta, Lituania, Romania, Bulgaria, Principato di Monaco, Federazione Russa, Cipro, Grecia e Armenia".


La soddisfazione della Santa Sede trapela anche nel primo commento del portavoce vaticano, p. Federico Lombardi: “La sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo sull'esposizione obbligatoria del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche italiane e' accolta con soddisfazione da parte della Santa Sede”.


Soddisfazione è espressa anche da esponenti di tutti i partiti politici, sia di centro-destra che di centro-sinistra, come pure dalla gran parte del mondo dell'associazionismo, non solo cattolico.


Ad uscire del coro è comprensibilmente il ricorrente Massimo Albertin, il medico di Abano Terme che otto anni fa aveva iniziato con la moglie finlandese, Solile Lautsi, una battaglia legale contro il crocifisso nella scuola frequentata dai figli, che dichiara: “Il pronunciamento di Strasburgo mi delude, molto, perché la prima sentenza su questa vicenda era clamorosamente chiara. Pare - dice il medico padovano - che sia tutto legato al "margine di apprezzamento" sull’applicazione dei diritti umani, per cui la Corte può decidere su determinate materie di lasciare più margine ai singoli Stati. Ma se ci sono dei diritti da far rispettare, non si capisce perché questi in Italia possano essere diversi da quello che sono in Francia o in altri Paesi dell’Unione”.


Critiche alla sentenza anche dal rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni: “La sentenza esprime una delle opinioni contrapposte in questa discussione. Nello specifico, ho sempre sostenuto una tesi differente da questa. La mia opinione personale è che nell'edificio pubblico ci deve essere spazio solo per simboli condivisi e non di una parte, anche se è rispettabile e di maggioranza. Ciò premesso, mi rendo conto della durezza polemica della questione e delle tradizioni e sensibilità della maggioranza cristiana del nostro Paese, e non ho voluto mai farne una guerra di religione”. Quanto alla tesi sostenuta dal governo italiano nel suo ricorso, per Di Segni, “dire che il crocifisso è simbolo culturale è, a mio parere, mancargli di rispetto. E non mi ci riconosco come simbolo culturale”.


 


tuttoscuola.com       venerdì 18 marzo 2011













IL DIBATTITO








La Corte di Strasburgo assolve definitivamente l’Italia: mai violata la libertà di educazione. Con una maggioranza schiacciante (15 a 2) i giudici della «Grande Chambre» del Consiglio d’Europa hanno rovesciato l’esito di primo grado con un pronunciamento non più appellabile: il simbolo cristiano non sortisce alcun effetto di «indottrinamento» degli studenti e non va rimosso dalle pareti delle scuole.





A scopo di documentazione riportiamo in questa rassegna tre interventi di vescovi italiani. "Il primo e fondamentale fra questi valori, rappresentato precisamente dal crocifisso, è quello della persona umana: " (violazione dei diritti umani - federalismo solidale - dibattito sulle dat: sono contributi della meditazione sul crocifisso) " Senza quel crocifisso esposto nelle tante "agorà" della vita e della storia saremmo, insomma, certamente peggiori di come siamo" (ndr.: 1) è l'esposizione sulla pubblica piazza a influenzare le coscienze? La corte ha sentenziato proprio l'opposto e cioè che quel simbolo è inoffensivo e ininfluente; 2) purtroppo nel corso della storia quel segno è stato utilizzato anche in ben altro modo; 3) i diritti dell'uomo, come la libertà di coscienza o quella religiosa si sono imposti non solo fuori dalla chiesa ma spesso anche contro la chiesa; 4) occorrono soluzioni più rispettose di una società sempre più multiculurale e multireligiosa)


"Il crocifisso esprime certamente valori universali e da tutti condivisibili e già per questo la sentenza si giustifica ampiamente. Bisogna aggiungere che un sano pluralismo vive proprio di questa accoglienza reciproca," (ndr.: sano pluralismo, sana libertà, sana (o positiva) laicità: ma chi stabilisce ciò che è sano o positivo? perché tanta paura della libertà, della laicità, del pluralismo tout court? È triste che il valore universale del crocifisso sia certificato da sentenze)


«A lungo andare l'assenza di un segno e di un linguaggio come quello del crocifisso avrebbe indebolito il senso religioso delle persone e annebbiato la loro capacità di esprimere la propria umanità. ..." (ndr.: dato che da tanti decenni quel simbolo è presente nelle aule scolastiche, nei tribunali ecc., allora il senso religioso degli italiani si è in questi decenni rafforzato?)


"L'idea che un simbolo possa essere passivo è... estremamente insidiosa dal punto di vista pratico... anche se possiamo non rendercene conto fino a che si tratta di simboli portatori di valori positivi... Da non cristiano posso dire di essere impressionato dai commenti delle gerarchie religiose che festeggiano una sentenza dove si esclude che il crocifisso possa essere il simbolo dell'indottrinamento. Secondo me si tratta di una vera e propria profanazione. Colpisce la povertà di spirito di una chiesa ridotta a brandire questo argomento"


"Sorprende dunque l'entusiasmo dei credenti cattolici per una sentenza che indica nel crocifisso sì, un simbolo religioso, ma che viene sdoganato come «elemento culturale» e apparentemente «ininfluente»."


"...Rinnegare la tradizione della propria terra, la cultura e tutto quello che il cristianesimo ha seminato in quello che siamo oggi, è un controsenso; ma è che ci siamo dati un compito più alto, un disegno più nobile. Il rispetto di tutti. Uno stato laico."

 


 


Sentenza del 2009                                         





 


La sentenza   del 2011      











 


 

 Documenti»Educazione    IRC»Normativa    
Tuttoscuola |17.03.2011
irc
Le “ore alternative all’insegnamento della religione cattolica” sono un “servizio strutturale obbligatorio”

 

Omelia di chiusura del Sinodo

«ICA»: chi siamo? Newsletter La redazione