FORUM «IRC»
 
Telefono Azzurro ed Eurispes |09.12.2011
indagine conoscitiva condizione infanzia e adolescenza telefono azzurro eurispes

Scuola, per gli studenti deve preparare di più al lavoro...
...e per i genitori essere più aperta alle proposte degli alunni


 



Secondo gli adolescenti la scuola deve soprattutto prepararli al mondo del lavoro (32,5%), farli maturare (27,8%) e accrescere la loro cultura (26,6%). è quanto emerge dall'Indagine Nazionale sulla Condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza di Telefono Azzurro ed Eurispes che fornisce una fotografia degli atteggiamenti, delle idee e dei comportamenti dei bambini e degli adolescenti presentata oggi a Roma.


I ragazzi vorrebbero più spazio per sport (16,1%), attività pratiche (15,6%), studio dell'informatica e delle nuove tecnologie (13%) e lingue straniere (12,5%). Allo stesso tempo vorrebbero anche sentirsi più partecipi della vita scolastica e avere più opportunità di indicare su quali temi desiderano soffermarsi (11,1%). Il 7,8% vorrebbe più spazio per la musica, il 4,7% che si facesse una maggiore attività di prevenzione su temi quali bullismo e droghe, il 4,4% che fosse inserita nei programmi anche l'eduzione sessuale e il 3,6% vorrebbe meno nozionismo. Infine il 10,5% degli studenti non cambierebbe nulla: la scuola va bene così com'è.


Ma quasi un terzo degli adolescenti (29,3%) ha dichiarato di sentirsi annoiato per la maggior parte del tempo trascorso a scuola, il 7,1% prova agitazione e il 2,6% addirittura infelicità. I sentimenti negativi raccolgono quindi nel complesso quasi il 40% delle indicazioni. Un dato che desta preoccupazione, anche a fronte di un quarto del campione che si è detto interessato (25,8%), a un quinto che si è detto sereno (20,4%) e al 5% che si diverte tra le mura scolastiche.


Gli studenti vorrebbero essere più partecipi della vita scolastica: infatti, l'84,7% chiede una scuola più aperta alle proposte e alle iniziative dei ragazzi e il 66% auspica un coinvolgimento degli studenti stessi nel fare lezione su alcune materie.


A preoccupare è tuttavia soprattutto la valutazione implicitamente data dagli studenti alla classe docente: dovendo immaginare una scuola ideale, il 59,1% dei ragazzi vorrebbe infatti insegnanti più preparati e più aggiornati.


Sul fronte dei genitori, questi vorrebbero una scuola più aperta alle proposte degli alunni e insegnanti più preparati.


L'80% dei genitori in una "scuola ideale" vorrebbe insegnanti più preparati e più aggiornati. Per il 67% del campione sarebbe necessario invece un maggiore impegno nel combattere le discriminazioni e per il 79,1% la scuola ideale dovrebbe mostrarsi più severa con i ragazzi violenti.


Fortissima anche la richiesta, espressa dall'84,5% dei genitori, di avere una scuola più aperta alle proposte e alle iniziative degli alunni. Meno sentite le opzioni di mandare i propri figli in istituti privi o di alunni stranieri (6%) o di simboli religiosi (12,4%).


L'idea dei genitori è che la scuola debba "accrescere la cultura" (28,9%) e "far maturare le persone" (28,8%); il 17,9% si è espresso richiamando la necessità di preparare al mondo del lavoro e il 13,4% a favore della trasmissione di valori.


Se i ragazzi vorrebbero più sport, attività pratiche e informatica, i genitori desiderano prevenzione e lingue straniere. I genitori vorrebbero aumentare nelle scuole le attività di prevenzione rispetto a fenomeni quali il bullismo o le droghe (20,7%) e dare maggiori opportunità ai ragazzi di scegliere i temi su cui soffermarsi (18,5%). Il 17,9% invece vorrebbe nei programmi scolastici più spazio per lo studio delle lingue straniere e il 12,7% maggiore spazio alle attività pratiche.


-->




tuttoscuola.com


 


 


Indagine Conoscitiva 2011 sulla Condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza



Insegnare ai ragazzi, imparare dai ragazzi. È questo il messaggio principale della Dodicesima Indagine Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza di Telefono Azzurro ed Eurispes che, come ogni anno, fornisce una fotografia degli atteggiamenti, delle idee e dei comportamenti di bambini e adolescenti, individuando le trasformazioni avvenute nell’ultimo anno e cogliendo i più recenti trend della vita dei giovani italiani.
Non solo, dunque, attenzione alta su quello che ai ragazzi si insegna ma anche su quello che dai giovani si può imparare. Novità assoluta dell’Indagine 2011 è la voce dei genitori.
Oltre ai 1.496 ragazzi tra i 12 e i 18 anni, sono stati infatti ascoltati anche 1.266 genitori con l’intento di fornire un quadro il più possibile esaustivo sulla condizione dei più giovani e di indagare luci e ombre del rapporto genitori-figli.
Famiglia, media e nuove tecnologie, tempo libero, scuola, comportamenti a rischio, bullismo e cyberbullismo i grandi temi dell’Indagine.


 


Per scaricare una sintesi della Indagine Conoscitiva


sintesi_indagine_telefono_azzurroeurispes_2011


 


http://www.azzurro.it/index.php?id=225


 

tuttoscuola.com |05.12.2011
gmg2

Censis: a scuola meno abbandoni ma uno su quattro non si diploma


 



In Italia diminuiscono gli abbandoni scolastici, però è ancora lontano l'obiettivo europeo di giungere nel 2020 ad una media del 10% di 'early school leavers' cioè gli abbandoni prematuri della scuola. Non solo. Tra i giovani che si iscrivono alle superiori solo il 75% dei 19enni riesce a raggiungere il diploma. E' quanto emerge dal 45° Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese del Censis.


Nel 2010 la quota di giovani 18-24enni in possesso della sola licenza media e non più inseriti in percorsi formativi è scesa dal 19,2% al 18,8%, con varia intensità in tutte le aree del Paese, ad eccezione del Centro che rimane però l'area dove tale indicatore è  più contenuto (14,8%).


Restano però numerosi i punti critici e le discontinuità di intervento che rendono non lineari i risultati degli interventi di prevenzione e contrasto al fenomeno della dispersione scolastica. Sono soprattutto gli studenti delle isole maggiori a distinguersi per una profonda disaffezione ai percorsi scolastici e formativi. Ad esempio in Sicilia, dove gli 'early school leavers' sono più di un quarto dei 18-24enni residenti.


Inoltre, rileva il Rapporto, non sembra essere stato ancora adeguatamente affrontato il fenomeno laddove ha maggiore intensità, ovvero nel primo e, in misura minore, nel secondo anno delle superiori. Tra il 2006-2007 e il 2009-2010 la quota di abbandoni del percorso scolastico entro il biennio si è ampliata, passando dal 15,6% al 16,7%, in misura maggiore negli istituti professionali.


Ulteriore elemento di disomogeneità è rappresentato dalla maggiore o minore sinergia tra i soggetti istituzionali e non impegnati nel contrasto dei fenomeni di disagio giovanile.


E un altro fattore di complessità è rappresentato dal fatto che abbandoni e irregolarità sono sovente la conseguenza di un fenomeno pià ampio di disaffezione allo studio, determinato anche dalla carenza di prospettive di lavoro e da incerte traiettorie di vita futura.


Secondo il 54,4% dei dirigenti scolastici tra i propri allievi prevale la propensione a continuare negli studi, ma spesso senza un progetto di vita e di lavoro. Un ulteriore 45,1% osserva che i propri studenti non sembrano essere del tutto consapevoli delle reali difficoltà del mondo esterno alla scuola.


E' semmai il disorientamento rispetto a un futuro incerto e precario, probabilmente aggravato dal perdurare della crisi economica, che nelle nuove generazioni può offuscare la riflessione rispetto al proprio percorso futuro.




//
-->


tuttoscuola.com


 


Censis: Italia ultima in Europa per l'occupazione dei laureati
Si interrompe la crescita dell'educazione degli adulti, l'istruzione tecnica non soddisfa le esigenze delle imprese


 



Il Rapporto Censis presentato oggi non si limita a dare una fotografia della scuola, ma esamina diffusamente tutto il mondo del lavoro, trattando di università, delle relazioni tra formazione e lavoro, e dell'educazione degli adulti.


Per quello che riguarda l'università, in Italia trova lavoro il 76,6%, dei laureati e il Belpaese si piazza all'ultimo posto tra i Paesi europei: la media Ue è dell'82,3%. Inoltre, difficilmente i giovani sono chiamati a coprire ruoli di responsabilità in tempi brevi, iniziando i percorsi professionali, nella maggioranza dei casi, al di sotto delle loro competenze: il 49,2% dei laureati 15-34enni e il 46,5% dei diplomati al primo impiego risultano sottoinquadrati. Sul fronte della mobilità transnazionale, poi, la partecipazione italiana necessita per il Censis di essere agevolata: il 12,1% dei giovani di età compresa tra 15 e 35 anni che dichiarano di aver soggiornato all'estero per istruzione e formazione è al di sotto della media europea (15,4%) di oltre 3 punti percentuali: valore ben lontano dal 27,8% e dal 23,6% di austriaci e svedesi.


Riguardo invece all'istruzione degli adulti, si è interrotto il trend di sia pur moderata crescita, attestandosi nel 2009 al 6% e risalendo debolmente l'anno successivo al 6,2, a fronte di una media europea del 9,1 nel 2010 e della soglia del 15% posta dalla strategia Europa 2020. L'istruzione degli adulti sembra essere relegata a un ruolo sempre più marginale: la relativa voce di spesa è diminuita di 72 punti percentuali passando dai 16 milioni di euro del 2009 ai 4,4 del 2011.


Un capitolo a parte merita merita l'ultima riforma del sistema scolastico italiano, che sembra aver dato nuovo slancio agli istituti tecnici che, supportati anche da un attivo interessamento da parte della rappresentanza imprenditoriale, registrano nel corrente anno scolastico un incremento dello 0,4% di iscrizioni al primo anno rispetto al 2010-2011 (dati riferiti alla sola scuola statale).


Il rinnovato appeal non si estende agli istituti professionali, che nello stesso periodo hanno perso ben il 3,4% di neoiscritti, a favore soprattutto dei percorsi liceali. Le annuali rilevazioni del Sistema informativo Excelsior sui fabbisogni professionali delle imprese italiane evidenziano, al contrario, come per le figure professionali assimilabili a quelle formate negli istituti professionali e/o nel circuito della formazione professionale di base ci sia una richiesta tutto sommato interessante e come nel 2011, rispetto al 2010, le richieste di personale con la sola qualifica professionale siano aumentate, passando dall'11,7% al 13,5%.


L'offerta di percorsi triennali di IeFp (Istruzione e Formazione professionale) non sembra riuscire a colmare questa lacuna, almeno in termini quantitativi. I giovani che si rivolgono a questo tipo di percorsi costituiscono solo il 6,7% del totale degli iscritti al secondo ciclo di istruzione, pari a circa 38.000 studenti. Mentre in Germania e in Austria il 95% dei giovani di età compresa tra i 15 e i 35 anni ritiene che i percorsi professionalizzanti possano costituire un'opzione interessante, in Italia tale posizione è espressa solo dal 50%, il valore più basso di tutta l'area.




//
-->


tuttoscuola.com

editore |04.12.2011
Edeupedia_hp_2

 


 



Ha pochi giorni di vita, ma si annuncia come un servizio molto utile per tutti quelli, addetti ai lavori e non, che sono interessati alla scuola.


Eurypedia – espressione di European Schoolnet - già nel nome suggerisce la propria vocazione enciclopedica e settoriale.


Si tratta, nel complesso, di una banca dati incentrata sulla raccolta sistematica e aggiornata di tutto quello che concerne i sistemi educativi sia dei Paesi europei sia di tutte le altre nazioni coinvolte solitamente nelle rilevazioni internazionali. Il servizio è disponibile principalmente in inglese, ma anche, in alcuni casi, in altre lingue.


E’ possibile reperire informazioni per nazione oppure per argomento o per ordine di scuola. Sono disponibili informazioni anche sulle iniziative in corso e sulle politiche scolastiche nazionali, sui finanziamenti assegnati ai diversi progetti.


Si può consultare un glossario delle abbreviazioni e delle parole chiave e, nella bibliografia, sono raccolte le fonti consultate.


L’ambiente è di immediata lettura, con una simbolizzazione studiata per orientare con certezza chi naviga nel sito, raggiungibile attraverso il link : http://eacea.ec.europa.eu/education/eurypedia







//

-->




tuttoscuola.com

 Catechesi»Adulti    
Giovanni Ferretti |28.11.2011
cristia

Se tramonta la trascendenza


Titolo essenziale quello scelto da Giovanni Ferretti per una sua organica raccolta di saggi: Essere cristiani oggi (LDC,  pp. 184, € 11,50) affronta infatti con profondità e immediatezza «il “nostro” cristianesimo nel moderno mondo  secolare», come recita il sottotitolo. Sono considerazioni che l'autore già docente di filosofia teoretica all'Università di  Macerata, di cui è stato anche rettore - ha avuto modo di elaborare in questi ultimi anni facendo tesoro di un dialogo  fecondo tra filosofia e fede cristiana, in cui il suo essere presbitero della diocesi di Torino non ha costituito un ostacolo  ma anzi un prezioso arricchimento. Cogliendo «la crisi ormai irreversibile della cristianità» come uno dei più  significativi «segni dei tempi» che i cristiani dovrebbero sapientemente discernere e affrontare anziché negare,  Ferretti ne analizza le radici e le manifestazioni, trasformandolo da rassegnata constatazione a stimolo virtuoso per un  modo nuovo eppur antico di porsi dei cristiani nella società. Già l'interrogativo che pone in apertura - «tramonto o  trasfigurazione del cristianesimo?» - è eloquente sull'approccio offerto dal volume. Se infatti il «tramonto della trascendenza» è una tendenza culturale e sociologica ben più vasta della minor rilevanza di alcune tradizioni cristiane  nella società contemporanea, questo può aprire nuove prospettive alla comprensione e all'annuncio di Gesù Cristo e  del suo Vangelo: l'uomo Gesù che ha saputo narrare il volto del Padre non costituisce «alcuna opposizione alla piena  fioritura dell'uomo, bensì la massima vicinanza e il massimo impegno alla sua più compiuta umanizzazione», come  paradossalmente ricorda il teologo protestante Paolo Ricca: «Dio si è fatto uomo perché noi non eravamo ancora uomini».


Proprio per questo il discorso offerto da Ferretti non riguarda solo i cristiani ma anche - e direi forse soprattutto - chi  cristiano non è o tale non si ritiene più: «ripensare la risurrezione» in modo anche critico rispetto a un certo  immaginario cristiano non è mero esercizio teorico, ma la possibilità di coglierla come «permanenza in Dio, anche  dopo la morte, della nostra “identità personale”», come meta finale di ogni essere umano e riscatto di ogni faticosa  ricerca di comunione e di gioia condivisa.
Ma la convincente riflessione di Ferretti non si ferma agli aspetti più «rivelativi» della fede cristiana e del suo  coniugarsi con l'oggi della storia: passando attraverso un «ripensamento della carità nella società secolarizzata»,  affronta con lucidità il difficile dialogo con il mondo «laico» sui valori, sulla loro relatività o assolutezza, sulla loro  genesi e condivisione, sulle minacce che li sovrastano e le potenzialità anche e soprattutto civili che essi contengono.  Decisiva in questo ambito delicato è la dialettica tra «l'assoluto della verità» e «il carattere inviolabile della libertà  umana». Per l'autore è quindi evidente che «valori non negoziabili o irrinunciabili non significa e non deve significare “non argomentabili” e tanto meno imponibili all'altro con la forza e la violenza». Un'evidenza che purtroppo non  sempre è riconosciuta da tutti, ma che appare indispensabile per una sana crescita di una società civile libera e  democratica.


Enzo Bianchi


in “La Stampa” del 26 novembre 2011


 

 Giovani»Ricerche    
editore |25.11.2011
daphne

Bambini meno brillanti a scuola e nello sport, se esposti a violenze: i risultati di una ricerca.


 



Hanno meno competenze scolastiche, faticano a farsi accettare dai coetanei, sono meno abili nelle attività sportive e hanno comportamenti valutati in modo non positivo da adulti e insegnanti. Sono i bambini che sono stati esposti, in maniera diretta o indiretta, a violenza familiare rispetto ai loro coetanei che non hanno mai vissuto esperienze simili.


Il profilo dei bambini esposti a violenze e figli di donne vittime di violenza è stato tracciato da un team di ricercatori provenienti dalle università di quattro diversi paesi europei: Italia, Cipro, Slovacchia e Romania. Inserita nel più ampio progetto "Daphne III programme", finanziato dalla commissione europea, l'indagine per l'Italia è stata condotta presso l'università degli studi Roma tre presso la quale è stata presentata questa mattina dalla professoressa Sandra Chistolini, ordinario di pedagogia generale e sociale e responsabile scientifico del progetto, insieme al gruppo di ricerca.


Riguardo alle valutazioni fatte dagli insegnanti a proposito delle dimensioni di autopercezione dei bambini (competenze scolastiche, accettazione sociale, abilità sportiva, aspetto fisico, comportamento/condotta e percezione globale di benessere ce il bambino ha di sè), dall'analisi dei dati raccolti emerge che i punteggi più basi sono stati assegnati ai maschi i quali, tuttavia, hanno una più alta considerazione di sè rispetto alle femmine ma tutti, maschi e femmine, sviluppano strategie attive di difesa davanti alla violenza, sono più inclini a sentirsi esclusi dal gruppo anche se non lo desiderano e, rispetto ai bambini non esposti a violenza, tendono a considerare meno la madre come un modello ideale e sentono forte il bisogno di proteggerla.


Per l'indagine sono stati intervistati due gruppi di minori, 40 scelti a caso e 40 esposti a violenza. Il 48% rientra nella fascia d'età 0-11 anni e il 30% ha tra i 12 e i 18 anni. Il resto del campione è composto da donne adulte.




//
-->


tuttoscuola.com

 
Cattura
Roma - 17-19 Novembre

 
p411-ytjj91
Riflessione a partire dalla rivoluzione della tenerezza

 

CONVEGNO DI AGGIORNAMENTO E SEMINARIO DI STUDIO IRC 2017

«ICA»: chi siamo? Newsletter La redazione