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 Giovani  
da Avvenire del 18 gennaio 2013, pag. 22 |18.01.2013
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Giovani distratti. Giovani ve­loci, troppo, a scapito della profondità di ciò che fanno e pensano. Giovani che sanno po­co di tutto, ma nulla del tutto. Gio­vani mordi e fuggi, insomma, poco propensi a passare le ore, i giorni, gli anni su una specifica compe­tenza, abitanti del pianeta fast (e non solo per il food )...

A lamentar­sene sono genitori, docenti, capi del personale, sociologi. Mentre sull’altro versante loro – i giovani – si destreggiano con abilità di fu­namboli tra iPad, iPod, iPhone e quant’altro, suscitando ammira­zione/invidia da chi ancora va pia­no e va lontano. Due mondi a con­fronto, cui l’Università Cattolica sabato 19 gennaio dedicherà una giornata di studio dal titolo esplicito: «Allarme pensiero» (sottotitolo: «Gli studenti sanno sempre meno ragionare in modo strutturato, argomentato e critico?»).

«Dopo un passato da pubblicitario nelle multinazionali, sono approdato all’insegnamento universitario in varie facoltà di co­municazione – spiega Alberto Contri, ispiratore del convegno – e in questi anni ho visto una cre­scente presenza di ventenni che hanno difficoltà a parlare un italia­no strutturato e corretto, e ad ela­borare un pensiero critico pro­prio». Contri, oggi docente di Co­municazione Sociale allo Iulm e presidente di Pubblicità Progresso, è tutt’altro che lontano dal mondo dinamico e rapido dei media mo­derni, ma dal suo osservatorio il giudizio è netto: «Questo problema è trasversale presso i docenti di tutte le università e ovunque si ve­rifica con una evidenza statistica assoluta».

Per colpa di chi? Quale agente 'mutante' ha cambiato la generazione dei ventenni rispetto a quelle precedenti? Contri non ha dubbi: «Tutto questo è figlio di una opportunità che sta diventando un problema». L’opportunità è il «vul­canico irrompere di nuovi mezzi di comunicazione», il suo lato negati­vo è «quello che si chiama infor­mation overload , un sovraccarico di informazioni». A causa del quale i giovani, come centraline impazzite, diventano multi-tasking(multifunzioni), proprio come un computer può fare ma, a sentire i neurologi, non un uomo (non la sua corteccia cerebrale), pena la frammentazione del pensiero. Ben inteso, la colpa non è di Internet, ma dell’abuso che se ne fa, perché il pensiero si nutre concentrando­si, non disperdendosi, «altrimenti si diventa pancake people , come dicono gli americani, 'uomo frit­tella'. Non a caso il Dsm, il manua­le per i disturbi mentali utilizzato dagli psichiatri di tutto il mondo, dal 2013 codificherà una sindrome da Internet-dipendenza».

Se poi anche il sistema scolastico si ade­gua alla superficialità che caratte­rizza i nostri tempi, l’«allarme pen­siero» diventa emergenza. Cinque, tira le fila Contri, gli errori educati­vi: «In prima elementare sono stati aboliti i riassunti, ovvero l’esercizio che sviluppa la memoria emotiva; poi sono stati ridotti ai minimi ter­mini il latino e il greco, che non so­no lingue morte ma ginnastica lo­gica; i bambini restano soli davanti alla tivù, non potenziando il senso critico; gli adolescenti ricevono o­verdose di videogiochi, sviluppan­do dipendenza; e nei licei le inter­rogazioni non sono più dialoghi ma test che disabituano a usare il cervello». L’allarme, a dire il vero, era già scattato vent’anni fa, quan­do le nuove tecnologie facevano capolino e uno dei più entusiasti, Marshall McLuhan, avvertiva: «Po­tenziano alcune facoltà, ne addor­mentano altre».

Come non disper­dere il patrimonio del passato sen­za rinunciare al nuovo? Con piccoli accorgimenti – propone Contri – dal ritorno al riassunto, ai video­giochi di ruolo (che stimolano il pensiero strategico) in luogo di quelli 'sparatutto', al divieto di u­sare il computer in classe se non per «una ricerca sorvegliata, in modo che non si possano far aiu­tare dasoftware che ormai fanno tutto al posto nostro». Ne sanno qualcosa gli studenti universitari di Contri, cui il docente chiede di spegnere cellulari e computer e fa­re a mano una divisione... «Non ne sono più capaci!». Più che di al­larme pensiero, Emanuela Con­falonieri parla dell’«allarme iden­tità» che ne consegue. «Credo che la frammentarietà del pensiero nei giovani dipenda da una ten­denza che hanno oggi a pensar­si nel presente, a sporgersi poco sul futuro», spiega la docente di Psicologia dello Sviluppo, che diri­ge anche l’Unità di ricerca in Psico­logia scolastica alla Cattolica di Mi­lano. Ragazzi abilissimi nel 'navi­gare', dunque, ma rallentati poi da «un interesse del qui ed ora, che non porta pensiero critico». Eppu­re la dimensione temporale tipica dell’adolescenza dovrebbe essere il futuro, ma perché ciò avvenga «oc­corre una modalità di pensiero più sviluppato, mentre spesso resta in­voluto, e questo dipende da tanti fattori, dalle nuove tecnologie a u­na cultura che non offre più chiari punti di riferimento». I valori, dice la docente, sono oggi più fluidi e indifferenziati e in questo magma i giovani si confondono, faticano a capire do­ve gettare l’ancora e lì strutturarsi.
«Tutto vero, ma non dimentichia­mo che in ogni epoca le generazio­ni più anziane si sono contrappo­ste alle nuove forme di pensiero – obietta d’altra parte Alessandro Antonietti, responsabile del servi­zio di Psicologia dell’apprendi­mento e dell’educazione alla Cat­tolica – e che le strategie conserva­trici risultano sempre perdenti, perché la storia va per cambia­menti culturali. Lo cantava Lucio Battisti: 'Come può uno scoglio ar­ginare il mare?'. Se è vero che un approccio superficiale mette a ri­schio secoli di cultura acquisita, è giusto però anche individuare le potenzialità presenti in una nuova forma di pensiero che procede a salti e non più per passaggi logici consequenziali». È indubbio che le nuove tecnologie sono andate a modellare il pensiero dei giovani, ma «in passato è già successo pas­sando alla scrittura dall’oralità o alla televisione dalla radio».

Un pensiero meno struttura­to pare essere addirittura più adatto per le attività le­gate alla creatività, ma anche la ve­locità e la possibilità di tenere si­multaneamente presenti più 'pez­zi di informazione' hanno i loro ri­svolti positivi, come dimostra un recente esperimento: «Un gruppo di studenti osservava un dipinto di Antonello da Messina da una ri­produzione normale, un altro gruppo con il mouse ci girava den­tro virtualmente in versione tridi­mensionale. I primi hanno saputo riflettere sul quadro con profon­dità interpretativa e contemplati­va, i secondi con più fantasia inte­rattiva. Nessuno dei due è meglio o peggio, dipende dagli obiettivi».

Né mitizzare né demonizzare le nuove tecnologie, insomma, ma vegliare affinché da opportunità non diventino limite, e per questo occorre intelligenza anche negli e­ducatori. «Ad esempio è chiaro che oggi per fare una ricerca sul Brasile l’alunno fa 'copia incolla' da In­ternet e non elabora nulla – sugge­risce l’esperto –. Ma se gliela dia­mo su 'Il Brasile visto dai brasiliani e dai turisti' sarà costretto a fare ri­cerca e a mettere a confronto le fonti». Volente o nolente, a eserci­tare un pensiero critico. 

 

(di Lucia Bellaspiga)



 

 


 Giovani  IRC  Novità  
editore |20.12.2012
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Vi proponiamo la III edizione della Scuola di Formazione SocioPolitica organizzata con il patrocinio dell’Università Pontificia Salesiana, della Facoltà di Filosofia della stessa e dalla Federazione dei Servizi Civili e Sociali CNOS, che si svolgerà tutti i venerdì di quaresima presso la Parrocchia di Santa Maria della Speranza in via F. Cocco Ortu, 19 in Roma.


La scuola di formazione socio - politica intende proporre, sempre nel prezioso Tempo Quaresimale, un momento di riflessione condiviso per leggere, alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, le sfide che la crisi ci impone e le cui prospettive di soluzio- ne dipendono da una corretta comprensione dei ruoli fondamentali della famiglia, del lavoro, della giustizia, dell’economia e della finanza pubblica.


DESTINATARI:


La scuola è gratuita e aperta a tutti ed è destinata ai giovani, insegnanti, educatori, catechesti e a coloro che sono impegnati in attività civili, politiche ed economiche


Per informazioni rivolgersi alla segreteria della Parrocchia Santa Maria della Speranza o presso il sito: http://speranza.donbosco.it - 345.3402412


Scarica: Depliant

 
editore |22.11.2012
Sussidio

Un aiuto alle comunità a “sprigionare la forza viva della liturgia, suggerendo strumenti e modalità per una celebrazione sobria, autentica e profonda”.


Così S.E. Mons. Crociata presenta il sussidio per il tempo di Avvento e di Natale del nuovo Anno liturgico, che inizia domenica 2 dicembre. Come già lo scorso anno, si tratta di una versione soltanto digitale: “L’annuncio del Vangelo e la condivisione degli strumenti pastorali si servono anche delle nuove tecnologie: la forza creativa dello Spirito ci spinge a orientare i mezzi di cui disponiamo alla comunicazione e all’educazione, per una crescita autentica delle persone”.


Nell’introdurre il sussidio, il Segretario Generale spiega come “l’Anno della Fede ci inviti a riscoprire la gioia del credere: a questo mirano in particolare le catechesi per gli adulti, che recuperano i temi del Catechismo della Chiesa Cattolica, associandoli alla liturgia festiva”. Un’attenzione particolare è data alla pastorale familiare, all’intimo legame tra fede e carità, alla pratica della missionarietà.


Don Franco Magnani, direttore dell’Ufficio Liturgico Nazionale, rilegge a sua volta il percorso dell’Avvento a partire dal brano evangelico della Visitazione, quale filo che “ci consente di recuperare soprattutto la dimensione della gioia”.

 IRC  
editore |15.11.2012
Profumo

Intesa per l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche. Pubblicato in G.U. il Decreto del Presidente della Repubblica 20 Agosto 2012 n. 175 (in vigore dal 31/10/2012):


Esecuzione dell’intesa tra il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e il Presidente della Conferenza episcopale italiana per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, firmata il 28 giugno 2012”.


E' disponibile anche il formato PDF (1.075 Kb).


Il link al Decreto (prot. 484/2012 del 28 Giugno 2012) di promulgazione dell'Intesa del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.


In data 6 Novembre 2012 il MIUR ha pubblicato la circolare 2989 inerente i profili di qualificazione professionale a regime con l'anno scolastico 2017-2018.

editore |15.11.2012
corso-gratuito-animatore-sociale

Quella dell’animatore della co­municazione e della cultura non è una figura passata di moda.


«Ci sono persone già pronte per l’o­pera di integrazione tra cristianesimo e società. E che potranno essere snodi im­portanti perché il Vangelo parli il lin­guaggio della rete senza il quale è ormai impossibile entrare in contatto con le generazioni di oggi», osserva monsignor Domenico Pompili, sottosegretario del­la Cei e direttore dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali, tirando le fila della sessione residenziale del corso Anicec che si è tenuta a Roma dal 9 all’11 novembre.


Una tre giorni intensa che ha privilegiato lo scambio e ha pun­tato i riflettori su quanto bolle in pento­la a livello locale:


«L’officina digitale è il luogo che ha scompaginato il modo di tradizionale di fare i convegni: in catte­dra sono saliti loro, gli studenti, per pre­sentarci le loro esperienze», sottolinea Pompili evidenziando come si sia passati «dal broadcasting allo sharing, ossia dal­la trasmissione alla condivisione».


È l’e­sperienza a dimostrare che «gli anima­tori sono protagonisti sul campo e con la loro creatività e competenza sono in grado di colmare il gap tra Vangelo e cul­tura ».


I progetti presentati – dai percor­si multimediali per l’apprendimento del­la Divina Commedia fino alla preven­zione nella scuola con il coinvolgimen­to della polizia postale, ai supporti digi­tali interattivi per ambienti ecclesiali e ai profili Facebook delle parrocchie – sono la testimonianza concreta «dell’atteg­giamento proattivo» dell’animatore.


Che sa, spiega Chiara Giaccardi, docente di Sociologia e antropologia dei media al­l’Università Cattolica di Milano, «antici­pare gli scenari, ridurre i danni, operare una verifica continua, non proibire ma riorientare le tecnologie nello loro forme più conviviali, volte cioè alla comunio­ne». Per padre Antonio Spadaro, diret­tore de La Civiltà Cattolica, è essenziale «avere una esperienza diretta dei social network e sulla base di essa articolare u­na riflessione che porti prima all’azione e poi alla valutazione di ciò che è stato realizzato».


All’animatore è richiesta dunque «una sensibilità per i cambia­menti in atto» e allo stesso tempo «un o­recchio attento alla realtà concreta de­gli ambienti ecclesiali».E loro sono pronti. «Il Signore è stato fan­tasioso e mi ha fatto scoprire questa via», confida Ida Marengo di Cuneo, 'volon­taria per l’arte' al Museo diocesano San Sebastiano.


«Creare un sito di cui non ci si dimentichi in breve tempo» è ciò che Laura Foglino proporrà alla parrocchia della Resurrezione di Torino. Maria Chia­ra di Parma lavorerà invece per «creare una sinergia tra i media diocesani, in vi­sta di un percorso comune».


VISUALIZZA ARTICOLO ALLEGATO:


Avvenire

 
Cattura
Roma - 17-19 Novembre

 

CONVEGNO DI AGGIORNAMENTO E SEMINARIO DI STUDIO IRC 2017

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