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 Novità»Al cinema    
editore |05.06.2014
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Monsignor Angelo Paolini (Domenico Fortunato) è uno spirito illuminato, profondamente convinto che la Chiesa debba 'aggiornare' il suo linguaggio per poter continuare a testimoniare la parola di Dio al mondo. Mario Guarrazzi (Jordi Mollà), suo caro amico d'infanzia, è invece un ex centometrista che, nella sua carriera, ha vinto tutto tranne la cosa più importante: le Olimpiadi. Un cruccio che ha segnato la sua vita e dal quale cerca riscatto attraverso suo figlio Tommaso (Lorenzo Richelmy), anch'egli ottimo velocista. La sua speranza si spegne, però, quando Tommaso gli rivela di non poter andare ai Giochi perché intende farsi frate.


Per Mario è il tracollo! A ridargli speranza, paradossalmente, è proprio un'idea di Angelo che pensa di poter risolvere le proprie necessità e quelle dell'amico attraverso un progetto a dir poco sconcertante: mettere su la Nazionale Olimpica del Vaticano e partecipare alle Olimpiadi di Londra 2012. L'idea, apprezzata dal Segretario di Stato (Mariano Rigillo), viene però bocciata dal diretto superiore di Paolini, Sua Eminenza Higgins (Ralph Palka), espressione dell'ala più tradizionalista della Chiesa. L'unico modo per andare avanti è quello di 'aggirare' l'ostacolo e organizzare una stangata ai danni delle gerarchie ecclesiastiche. Inizia così la seconda fase del folle progetto. Reperire tra i religiosi di tutto il mondo ex sportivi da affiancare a Tommaso per costruire la squadra del Vaticano. 
E' il 27 Luglio 2012. All'apertura della XXX Olimpiade c'è, straordinariamente, anche la Nazionale del Vaticano... 


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editore |13.12.2013
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Le stragi di mafia? Ve le racconto io!


di Ermanno Giuca


Pif, conduttore di Mtv, approda al cinema con “La mafia uccide solo d’estate”. Gli anni dello stragismo raccontati attraverso gli occhi di un bambino palermitano, che da grande vuole fare il giornalista.

Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, è noto al pubblico televisivo (in particolare quello giovanile) per il Testimone, programma televisivo in onda su Mtv, che lui stesso conduce. Con una semplice telecamera ed una massiccia dose di irriverenza, Pif realizza inchieste giornalistiche, intervistando personaggi celebri, intrufolandosi in eventi ufficiali o raccontando semplicemente storie che non sempre trovano spazio nelle prime pagine dei quotidiani.


Stavolta, però, il salto è stato decisamente ambizioso. Il conduttore siciliano decide di scrivere, dirigere e interpretare un film tutto suo perché, come racconta lui, «era necessario raccontare una mafia che non si identificasse solo nella figura tarchiata di Totò Riina, ma una mafia che abita nel nostro stesso condominio! Una mafia che frequentava anche la Palermo per bene».


"La mafia uccide solo d’estate", è una sorta di autobiografia, dove Pif prova a raccontarsi con gli occhi del piccolo Arturo che vive la sua giovinezza nella Palermo degli anni ottanta, la stagione delle stragi di mafia. Mentre lui cerca di farsi notare da Flora, la compagna di classe di cui è innamorato, attorno a sé saltano in aria le vite del generale Dalla Chiesa, di Boris Giuliano, di Pio La Torre fino alle bombe di Capaci e di via d’Amelio del 1992.
Dopo l’incontro con un giornalista, affittuario della casa del nonno, decide che da grande vuole fare proprio quel mestiere. Chiede, cerca, indaga, ma l’unica risposta che riceve da chi lo circonda è che quelle morti sono solo “questione di femmine”. Ben presto, però, riuscirà a conquistare Flora e a baciarla, mentre attorno a loro si celebrano i funerali di Falcone e Borsellino.


Ironizzare sui mafiosi e umanizzare i giudici è stato uno dei primi obiettivi che il regista si è posto, perché «Paolo Borsellino non era un santo ma era uno come noi». E su questa scìa, carta vincente del film sono le crude scene degli attentati corredate da una colonna sonora rilassata, divertente, quasi da commedia. Una forma di racconto che rende ancora più drammatico tutto ciò a cui lo spettatore assiste.


Riuscire a trasmettere alle nuove generazioni la tragicità di quegli anni e farlo nel modo più leggero possibile: Pif c’è riuscito raccontando agli italiani parte della sua storia di palermitano. La storia di un bambino che non fa altro che guardarsi attorno. Per fortuna, però, è ancora inverno.


TRAILER



La mafia uccide solo d'estate

 
editore |21.10.2013
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È "One Day after Peace" di Erez Laufer e Miri Lauferil film che ha vinto il Gran Premio "Nello Spirito della Fede" della XVI edizione delReligion Today Filmfestival. Il docufilm, coprodotto da Israele e Sudafrica, ha ricevuto anche il Premio Signis assegnato dalla World Catholic Association for Communication.


Si tratta di un documentario che parte dalla ipotetica possibilità di applicare i mezzi utilizzati per risolvere il conflitto in Sudafrica al conflitto israelo-palestinese. Narra di Robi, nata nella nazione africana all'epoca dell'apartheid. Suo figlio viene ucciso durante il servizio nell'esercito israeliano. Mentre cerca di avviare un dialogo con il palestinese che lo ha ucciso, Robi torna in Sudafrica per approfondire l'esperienza dellaCommissione per la Verità e la Riconciliazione. Un viaggio da un profondo dolore personale alla convinzione che un futuro migliore è possibile
La Giuria ha inoltre assegnato il premio di Miglior film a "Mar-Snake" di Caner Erzincan (Turchia). Menzione speciale all'iraniano "Queen" di Mohammad Ali Basheh Ahangar. Il Premio per il miglior cortometraggio è stato assegnato a "The Fall" diKristof Hoornaert (Belgio). Come miglior documentario è stato scelto "Numbered" diUriel Sinai e Dana Doron (Israele); menzione speciale per "Au nom du frère" di Youssef Ait Mansour (Marocco). La Giuria che ha assegnato i premi era composta da Sergio Botta, Abeer Haddad, Oren Tirosh e Marian Tutui.
La cerimonia di premiazione si è svolta ieri, sabato 19, alle ore 20.30, presso il Teatro San Marco di Trento.
Il film vincitore sarà proiettato lunedì 21 aprile, alle ore 17.30, nell'Aula C1 dellaFacoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell'UPS, di seguito al Seminario internazionale che si svolge in mattinata. Il prof. Sergio Botta, docente de La Sapienza di Roma e membro della Giuria del RTFf, ne farà l'introduzione.

 
editore |29.07.2013
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 L'anima attesa, lo sguardo di Don Tonino Bello. Immaginando il viaggio di un uomo d'affari nel Salento, si parla del pensiero del vescovo di Molfetta, Don Tonino, su due temi di grande attualità: la critica a un modello economico ingiusto e fuori controllo che produce dipendenza, fame, miseria nel Sud del mondo e la richiesta di un nuovo ordine di giustizia e di pace.


LA TRAMA


Carlo, uomo d'affari che non crede più in niente, subisce le conseguenze della crisi finanziaria innescata da un'ingorda attività speculativa. Colpito nell'anima e negli affari, decide di prendersi un fine settimana di pausa e raggiungere la sorella che vive ad Alessano, centro del Salento dove è sepolto don Tonino Bello, vescovo di Molfetta. Durante il viaggio, Carlo avrà modo di sperimentare attraverso una serie di eccezionali segni il vero messaggio tramandato da don Tonino, riscoprendo prima di tutto se stesso. 

 
editore |02.04.2013
Amore inatteso

Dal 21 marzo è nelle sale il film “L’amore inatteso” di A. Giafferi, ottimamente giudicato dalla critica nelle anteprime di Roma e Milano, . La pellicola, arrivata in Italia grazie all’impegno di Microcinema, dell’ACEC, di TV2000 e dell’Ufficio Comunicazioni Sociali, è distribuita da Microcinema in collaborazione con ACEC. Il film è tratto dal best seller francese “Catholique Anonyme” di Thierry Bizot
 



La trama

Antoine è un brillante quarantenne. Sposato con Claire, padre di due figli, conduce una vita agiata in una Parigi illuminista e intellettuale. In seguito ad un colloquio con l’insegnante del figlio Arthur, Antoine inizia a frequentare, senza alcuna convinzione, la catechesi di una parrocchia. Poco alla volta quegli incontri, dopo la derisione e lo scetticismo iniziale, per Antoine diventano indispensabili per raggiungere un nuovo equilibrio e una nuova serenità.

 

Il percorso intrapreso modifica le relazioni con i suoi familiari e amici: in un ambiente in cui il tema religioso non è argomento di discussione, affrontarlo significa sottoporsi a un misto di commiserazione divertita e critica feroce.

Antoine si ritrova così a partecipare segretamente agli incontri bisettimanali di catechesi, sotto lo sguardo attonito e sospettoso della moglie Claire. L’unica a non giudicarlo sembra essere sua sorella Hortense, anima sensibile alle prese con le sue difficoltà personali, soprattutto affettive.

Nonostante la comune disapprovazione, Antoine continua senza enfasi e senza aspettative il suo percorso e così trova un amore inatteso: Dio. Trova la fede e ritrova se stesso in un semplice abbraccio con il figlio, riuscendo nel tempo anche a ricostruire i rapporti difficili con il padre e il fratello Alain.

Interpretato da Eric Caravaca, Arly Jover, Valérie Bonneton, Jean-Luc Bideau e Benjamin Biolay, il film tratta il tema della riscoperta delle fede attraverso la riscoperta di se stessi, ma lo fa con umorismo, senza cadere nel proselitismo. Un film sulla sorpresa di trovare un grande amore, che gioca e ride dei cliché e dei pregiudizi della Chiesa Cattolica, ma gioca e ride anche dei pregiudizi sulla Chiesa e sulla religione.

 


 


SCHEDA DEL FILM: L'AMORE INATTESO

 


(Qui a envie d'étre aimé ?)

Genere:Commedia

Regia: Anne Giafferi

Interpreti: Eric Caravaca (Antoine), Arly Jover (Claire), Valérie Bonneton (Hortense), Jean Luc Bideau (padre di Antoine), Benjamin Biolay (Alain), Philippe Duquesne (sacerdote), Quentin Grosset (Arthur)Arauna Bernheim Dennery (Emile), Agnès Sourdillon (Solange).

Nazionalità: Francia

Distribuzione: Microcinema

Anno di uscita: 2013

Origine: Francia (2011) 

Soggetto: tratto dal romanzo "Catholique Anonyme" di Thierry Bizot 


Sceneggiatura: Anne Giafferi 


Fotografia (Panoramica/a colori): Jean Francois Hansgens 


Musiche: Jean Michel Bernard 


Montagg.: Christophe Pinel 


Durata: 89' 


Produzione: Guillaume Renouil, Thierry Bizot, Emmanuel Chain.



Giudizio: Consigliabile/problematico/dibattiti *

Tematiche: Bibbia; Famiglia - genitori figli; Libertà; Matrimonio - coppia; Scuola; Tematiche religiose;  

 

Soggetto: A Parigi, oggi. Antoine è un avvocato quarantenne di successo: una carriera brillante, una bella famiglia, con la moglie medico e due figli nel momento della crescita. Per un normale incontro informativo, Antoine va al colloquio con un insegnante del figlio. Nei giorni successivi il professore fa recapitare ad Antoine un invito. "Per educazione e curiosità intellettuale" più che per vero interesse, l'uomo va la sera in un locale parrocchiale dove vede riunite alcune persone. Un sacerdote, una comunità nemmeno troppo vivace, domande e risposte con toni bassi e quasi timidi. In quell'atmosfera qualcosa lo conquista. La lettura della Bibbia, i racconti di vita, le esperienze vissute fanno affiorare in lui alcune domande di cui non sospettava l'esistenza. I rapporti in famiglia cambiano, le sue assenze serali non sono ben viste dalla moglie che pensa a qualche tradimento. Antoine poi deve fronteggiare situazioni difficili sia con il fratello scapestrato sia con il padre che gli perdona tutto. Ma il nuovo cammino è ormai intrapreso, e Antoine ha la serietà di seguirne le suggestioni interiori senza togliere spazi alla moglie nè alla famiglia.

Valutazione Pastorale: All'origine c'è un romanzo autobiografico, "Catholique anonime", pubblicato nel 2008 e scritto da Thierry Bizot, nella vita marito della Giafferi, attivo in ambito televisivo come produttore e sceneggiatore. Nello stesso settore si muove anche la moglie, autrice di copioni e regista di alcune serie e fiction, qui all'esordio sul grande schermo. L'esperienza descritta da Bizot (e dal copione) è certamente significativa. Si basa infatti sul fenomeno dei cosiddetti 'ricomincianti', che Enzo Bianchi definisce come "adulti già battezzati, quindi non catecumeni, che ritrovano il cammino di fede in occasione di un evento personale o familiare". Quando entra per caso nella comunità, Antoine si tiene in disparte, alla fine della catechesi si sente uno di loro e nel finale può dire alla moglie: "Forse andrò a messa la domenica...", sentendosi rispondere "Ci andrai senza di me, lo sai". Scambio di battute nitido e rispettoso: la Francia laica non cede terreno ma lascia il giusto spazio a chi ritiene possibile un cammino differente, un modo di vedere la quotidianità con uno sguardo interiore, spirituale. Partendo da una base realistica, Giafferi ha il pregio di affidarsi ad una regia lineare e senza scosse, di toccare spigolosità e pudore con sfumature da favola: quasi a raccontare non quello che succede ma quello che vorremmo succedesse. Con una sincerità che sfiora la verità della Fede. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e molto utile per dibattiti. 

 

Utilizzazione: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in frequenti occasioni successive a vari livelli di coinvolgimento: in famiglia e in ambito didattico. Preziosa opportunità per riflettere sul nostro definirci credenti in modo autentico, magari inattuale e perciò aderente allo 'scandalo' del Vangelo. 


 
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11-13 luglio Brescia

 

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