FORUM «IRC»
 
 
G. Biancardi - U. Gianetto |18.10.2016
1254

Il volume si pone in continuità con il testo di P. Braido, Storia della catechesi, vol. 3: Dal «tempo delle riforme» all’età degli imperialismi, Roma, LAS 2015, pubblicato in questa stessa collana, venendo a costituire il quarto contributo ad una storia che intende presentare i principali momenti della catechesi e dei catechismi dalle origini fino al Concilio Vaticano II. In effetti, le pagine del presente testo prendono le mosse là dove si è fermato lo studio del Braido, e cioè agli anni del Vaticano I, per proseguire l’analisi della vicenda catechistica fino al Vaticano II.


Più specificamente e più modestamente, però, il volume non affronta tutta la storia della catechesi tra i due Concili: si limita a trattare del movimento catechistico che, analogamente a quanto si registra nella Chiesa per altri moti di rinnovamento coevi, prende a svilupparsi lentamente nelle ultime decadi dell’Ottocento per diffondersi sempre di più, fino a trovare la sua approvazione e il suo rilancio “ufficiale” con il Vaticano II.


Tale movimento si impegna a migliorare una plurisecolare proposta catechistica che in genere ruota intorno al catechismo, inteso come cura dell’apprendimento mnemonico di verità espresse teologicamente sotto forma di domande e risposte in un libretto che è di “dottrina”. Il primo passo del rinnovamento conduce, nel rispetto delle leggi della psico-pedagogia, ad un miglioramento del metodo dell’insegnamento catechistico; il che permette di passare dalla semplice conoscenza della dottrina alla sua comprensione e valorizzazione in funzione dell’educazione cristiana. Sopitasi con gli anni Trenta del Novecento la preoccupazione metodologica, il movimento in esame compie un secondo e decisivo passo, rinnovando in chiave biblica e liturgica il contenuto del catechismo. Questa scelta troverà la sua massima condivisione proprio alla vigilia del Vaticano II quando, però, già si manifesteranno i primi segni anticipatori di quell’ulteriore passo che segnerà in termini nettissimi la catechesi postconciliare: la spiccata attenzione all’uomo e alla sua esperienza, origine della ben nota catechesi “esperienziale”.


Il testo tenta una ricostruzione di questa vicenda avendo cura di tratteggiarne le cause e i diversi contesti e condizionamenti, intra ed extra-ecclesiali, la cui conoscenza è indispensabile per una migliore comprensione degli eventi.


Il principale criterio seguito, tra i tanti possibili, è quello geografico, a partire necessariamente dall’Europa e da quelle Chiese che, quivi, hanno svolto un ruolo pionieristico e maggiormente influente a livello ecclesiale. Lo studio, però, osa spingersi anche fuori Europa e ricercare tracce del movimento esaminato anche nel resto della Chiesa: ovviamente, è fin troppo evidente che a questo punto l’indagine si esaurisce in un semplicissimo sondaggio, ugualmente tentato ad incoraggiamento di quanti intendessero approfondire la ricerca a livello delle diverse Chiese locali.

 
Carmelo Sciuto |03.10.2016
untitled

Prefazione


 


Quando nelle comunità cristiane si vuole intervenire per migliorare una situazione pastoralmente insoddisfacente, uno dei momenti più delicati è quello in cui si determinano i criteri con cui organizzare i passi operativi che dovrebbero portare al miglioramento della prassi. Ignorare o sottovalutare questo elemento progettuale decisivo espone, il più delle volte, al rischio del fallimento nell’impresa vitale di formare le nuove generazioni e di dare futuro alle nostre comunità cristiane.


Il presente volume si rivolge a tutte quelle persone che non si limitano a constatare in modo passivo quel che avviene nel cantiere dell’iniziazione cristiana, ma vogliono “sporcarsi le mani” nell’edificazione di comunità che si ispirino in modo autentico ai valori evangelici; e che, sapendo che è indispensabile andare oltre l’improvvisazione, chiedono “istruzioni” per realizzare il loro desiderio nel modo più idoneo ed efficace possibile. Questo testo è prezioso proprio perché, offrendo dei punti di riferimento operativi precisi e chiari, viene incontro a tale legittima esigenza pastorale.


L’interesse di Carmelo Sciuto per l’iniziazione cristiana delle nuove generazioni dura da tempo e il suo impegno è apprezzato e riconosciuto dagli esperti. Uno dei punti di forza dell’Autore è la sintesi tra teoria ed esperienza pratica che ha maturato nel tempo: non solo studioso – ha conseguito il dottorato in catechetica presso l’Università pontificia salesiana – e aiutante di studio presso l’Ufficio catechistico nazionale, ma anche coordinatore di Uffici catechistici a contatto diretto con gli operatori pastorali.


Le pagine che seguono sono state elaborate alla luce di queste competenze, e vanno a incrociare le tematiche più rilevanti e le acquisizioni più significative ottenute in questi ultimi anni in campo catechetico: l’orizzonte missionario in cui si colloca la Chiesa oggi, con l’attenzione al primo annuncio; la centralità della comunità e, al suo interno, della famiglia; la valorizzazione del desiderio di protagonismo dei ragazzi; la formazione alla globalità della vita cristiana, attraverso un cammino vissuto nel gruppo; la centralità della domenica e dell’Eucaristia; la sensibilità verso le persone disabili; la necessità della formazione dei catechisti.


«Le difficoltà esistono per essere superate», ci ricorda papa Francesco (EG 109). La serie di orientamenti presenti nel libro costituiscono un contributo significativo in questa prospettiva: non si è di fronte a un semplice prontuario ma a una raccolta organica di punti di riferimento selezionati, utili per stimolare la creatività dei responsabili e degli operatori pastorali che intendono qualificare sempre più le proprie comunità cristiane.


a cura di Ubaldo Montisci

 libri  Novità»In libreria    
editore |20.06.2016
image001

Nel 1981 l’Editrice Ateneo Salesiano (LAS) pubblicava gli Atti del I Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Spiritualità (AIS): Spiritualità. Fisionomia e compiti, a cura di B. Calati, B. Secondin e T.P. Zecca e qualche anno dopo, nel 1984, pubblicò gli Atti del II Congresso, celebrato al «Teresianum»: Parola di Dio e Spiritualità. 


A distanza di 32 anni, il presente volume, prendendo lo spunto dal cinquantesimo anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II, propone i contributi del Terzo (2014) e Quarto Forum (2015) dei Docenti di Teologia Spiritualebasati sul Concilio Vaticano II. È suddiviso in due parti: nella prima evidenzia il rapporto tra la teologia spirituale e le grandi costituzioni conciliari; nella seconda sono raccolte alcune comunicazioni che approfondiscono diversi aspetti accennati nelle relazioni precedenti. 


 La pubblicazione di questo volume risponde al desiderio espresso da molti colleghi di avere in mano, in formato cartaceo, tutte le relazioni e le comunicazioni dei due ultimi Forum. A loro, quindi, un ringraziamento speciale per lo stimolo, perché certamente in questo modo è facilitata la divulgazione del lavoro che i teologi spirituali realizzano in Italia, al di là dello stretto cerchio specialistico, favorendo una maggior conoscenza tra teologi e studenti di altre aree culturali, nonché portando a conoscenza di un pubblico più ampio l’impegno per una riflessione sulla fede a partire dal vissuto.


 


Jesús Manuel García Gutiérrez


Rossano Zas Friz De Col


 


VISUALIZZA COPERTINA IN pdf:


Teologia spirituale e Concilio Vaticano II. Temi, problemi e prospettive


Unknown

Questo incontro con Gesù di Nazaret, benché presenti al suo interno questioni teologiche e religiose, si muove in funzione del rapporto fra l’esperienza e l’educazione o, meglio ancora, cerca di segnalare quei dinamismi e processi che, arricchiti dalla relazione con il Nazareno, conducono a un’autentica crescita e maturazione della persona. L’assunto, pur essendo fondamentale nella vita cristiana, non ha ottenuto una sufficiente attenzione da parte degli studiosi. Non è una questione certamente semplice. Si tratta di un argomento complicato anzitutto perché la relazione attuale con Gesù sarà sempre un qualcosa di inconsueto: l’incontro non è un mero ricordo, come quello che dedichiamo ai grandi personaggi della storia; non è neanche il rapporto normale che possiamo avere con le persone vive del nostro ambiente. A ciò possiamo aggiungere anche un’altra piccola complicazione: la vita e le parole del Nazareno sono inevitabilmente oggetto di una lettura e comprensione diverse a seconda della socio-cultura di ogni momento storico. Ebbene, presupposti di questo genere determinano le scelte tematiche e metodologiche del testo. Riguardo le prime, si deve garantire, da una parte, il realismo; dall’altra, la consistenza e significatività dell’incontro e del rapporto odierni con Gesù, il Cristo. Ecco perché le seconde: il metodo dell’analisi interdisciplinare ed ermeneutico (antropologia, educazione e teologia sono gli ambiti fondamentali del dialogo interdisciplinare); e la scelta delle «categorie-guida» (Incontrocredibilità e radicamento esperienzialeIncarnazioneragionevolezza e aggancio antropologicoRelazionesenso salvifico verifica prassica).

In definitiva, ogni esperienza relativa all’incontro e al rapporto con Gesù di Nazaret, il Cristo, deve essere considerata e va educata all’interno dei dinamismi della crescita personale e comunitaria. Tale conclusione è decisiva proprio perché tuttora una delle questioni principali della pastorale e della catechesi consiste nel considerare se e in quale misura l’educazione alla fede sia intimamente connessa alla maturazione umana oppure se si tratta di due realtà diverse, autonome, quando non addirittura contrapposte.

José Luis Moral, attualmente professore nella Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Pontificia Salesiana di Roma, è stato Direttore dell’Istituto Superiore di Teologia «Don Bosco» di Madrid e della rivista di pastorale giovanile «Misión Joven». Alcune delle sue ultime pubblicazioni: Ciudadanos y cristianos. Reconstrucción de la Teología Pastoral como Teología de la Praxis Cristiana (Madrid, 2007); Giovani senza fede? Manuale di pronto soccorso per ricostruire con i giovani la fede e la religione (Leumann, 2007); Giovani, fede e comunicazione. Raccontare ai giovani l’incredibile fede di Dio nell’uomo (Leumann, 2008); Giovani e Chiesa. Ripensare la prassi cristiana con i giovani (Leumann, 2010). Questo «incontro con Gesù di Nazaret» si pone in continuità con un’altra pubblicazione precedente (Ricostruire l’umanità della religione, Las, Roma 2014) dove si cercava di delineare alcuni tratti fondamentali dell’«orizzonte educativo dell’esperienza religiosa».

L'incontro con Gesù di Nazareth pdf

 

Senza titolo

Che rapporto hanno i giovani con la fede?

Quali sono le loro credenze e i loro atteggiamenti nei confronti della religione?

Come hanno vissuto l’esperienza della iniziazione cristiana, quali ricordi hanno del ‘catechismo’?

Sappiamo che molti di loro, dopo la cresima, abbandonano la Chiesa: quali ne sono i motivi? E quali esperienze e cammini possono portare a un riavvicinamento?

A queste a ad altre domande hanno risposto centocinquanta giovani, ragazze e ragazzi tra i diciannove e i ventinove anni, tutti battezzati, residenti in piccole e grandi località del Nord, Centro e Sud di Italia, con diverso titolo di studio.

Cinquanta tra coloro che si sono dichiarati credenti nella prima fase della ricerca, promossa dall’ente fondatore dell’Università Cattolica Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, sono stati di nuovo intervistati e hanno raccontato – per la prima volta nel nostro Paese con tale estensione e profondità di indagine – la loro esperienza di fede e il loro vissuto religioso, rilevando un interessante spaccato di questa intima dimensione della vita, delle sue luci e delle sue ombre.

Curatori

Rita Bichi, professore ordinario di sociologia presso la facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, insegna Sociologia generale, Metodologia della ricerca sociale e Modelli di pensiero delle Scienze sociali.

Paola Bignardi, già presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, si occupa di temi educativi ed è pubblicista. Come membro del Comitato di Indirizzo dell’Istituto Toniolo, segua la realizzazione del Progetto Giovani.

Da Famiglia cristiana

All’inizio è decisiva la famiglia che orienta il percorso di fede attraverso la tradizionale iniziazione cristiana (Battesimo, Prima Comunione e Cresima). Tra i 14 e i 16 anni, subito dopo la Cresima, c’è un distacco che è quasi fisiologico e riguarda la stragrande maggioranza. Intorno ai 25 c’è un possibile ripensamento. L’idea di Dio? Personalizzata, fai da te, di proprietà del singolo. La fede deve incidere sulla vita concreta e sui rapporti con il prossimo altrimenti non ha senso. Inoltre, non si conosce bene la dottrina come, ad esempio, la differenza tra “Cristianesimo” e “Cattolicesimo”. Il primo è considerato sinonimo di bontà, vicinanza agli altri, amore per il prossimo e assume una valenza sociale, mentre il secondo è percepito come sinonimo di “istituzione”. I cattolici invece  sono percepiti come “bacchettoni”. Papa Francesco, infine, è considerato decisivo per rinnovare il messaggio e visto come una sorta di “salvatore” della religiosità e della Chiesa dopo gli scandali recenti.

Ecco, in sintesi, la fede dei giovani italiani, i cosiddetti Millennials, che secondo gli ultimi studi del Censis hanno fra i 18 e i 34 anni, lavorano e vivono per conto proprio ma arrivano a fine mese solo grazie all'aiuto regolare dei genitori. La fotografia è stata scattata da un’indagine accurata condotta dall’Istituto Giuseppe Toniolo, ente fondatore dell’Università Cattolica, che ha intervistato in due fasi centocinquanta giovani, ragazze e ragazzi tra i diciannove e i ventinove anni, tutti battezzati, residenti in piccole e grandi città del Nord, Centro e Sud Italia, con diverso titolo di studio. Cinquanta tra coloro che si sono dichiarati credenti nella prima fase sono stati di nuovo intervistati e hanno raccontato la loro esperienza di fede e il loro vissuto religioso. Ne è uscito uno spaccato interessante raccolto nel volume Dio a modo mio – Giovani e fede in Italia (pp. 224, euro 18) che Vita e Pensiero manda in libreria da giovedì 29 ottobre e di cui Famiglia Cristiana pubblica un estratto (scaricabile qui sotto).

I percorsi di fede dei giovani: da quello standard ai cattolici convinti

La ricerca, curata da Rita Bichi, professore ordinario di Sociologia presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Paola Bignardi, già presidente nazionale dell’Azione Cattolica, mette in evidenza l’esistenza di un percorso di fede largamente maggioritario e che viene definito standard. I giovani che appartengono a questo segmento si definiscono cattolici in ricerca. Poi sono emersi altri quattro profili che si discostano da quello standard. Il primo riguarda “atei e non credenti” («che non sono molti e sono divisi tra loro», precisa Bichi) ed è caratterizzato da un distacco traumatico e da un riavvicinamento impossibile. Il secondo riguarda i cosiddetti “critici in ricerca e agnostici” dove la pratica è assente, il distacco è stato di tipo intellettuale, il riavvicinamento possibile. Il terzo ancora su “atei e non credenti” dove il riavvicinamento non è ricercato. Al quarto profilo appartengono i “cattolici convinti” dove i distacchi sono assenti e irrilevanti, i riavvicinamenti già compiuti e non problematici. Come nota la ricercatrice Cristina Pasqualini «i cattolici convinti sono ormai una minoranza, rappresentano lo standard del passato e non più quello del presente».

La professoressa Rita Bichi che insieme a Paola Bignardi ha curato il rapporto

Non è una generazione incredula  

La ricerca smentisce diversi luoghi comuni sui giovani che ormai sono entrati a far parte della narrazione corrente. Anzitutto, dimostra che non è affatto possibile parlare di una generazione incredula o, peggio, senza Dio e senza valori: «La metafora della liquidità ha preso il sopravvento e tutto viene giudicato sotto questa lente spesso fuorviante», spiega Bichi. «La ricerca di Dio e della dimensione religiosa c’è anche oggi dentro i giovani anche se in forme diverse dal passato».

Smentito anche il vecchio cliché “Gesù Cristo sì, Chiesa no”. «In realtà la situazione è più complessa», dice Bichi, «le questioni dottrinali non solo non riescono ad arrivare ai giovani come messaggio ma non fanno  emergere in primo piano neppure la figura di Gesù. Il linguaggio di chi comunica con loro dovrebbe cambiare  o avvicinarsi di più al mondo giovanile e questo a volte la Chiesa non riesce a farlo».
Il ruolo della famiglia, infine, è fondamentale all’inizio e poi scompare almeno nel racconti dei ragazzi. «Essa è importante come agenzia che socializza la religione come tradizione: chiesa, messa, catechismo», dice Bichi. «Anche se al suo interno ci sono alcune figure come la madre e la nonna che sono particolarmente rilevanti nella prima formazione della fede dei giovani. Bisogna chiedersi chi socializzerà la religione nelle generazioni future». E questo meriterebbe una ricerca a parte.

Che fede emerge da quest’indagine, dunque? «Una fede che c’è ma che ha bisogno di crescere», afferma la professore Bichi, «o meglio: che sarebbe necessario far crescere. Come un germoglio che fa fatica a fiorire»    

 

 

Paola Bignardi, già presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, si occupa di temi educativi ed è pubblicista. Come membro del Comitato di Indirizzo dell’Istituto Toniolo, segue la realizzazione del Progetto Giovani.

 
p411-ytjj91
Riflessione a partire dalla rivoluzione della tenerezza

 

CONVEGNO DI AGGIORNAMENTO E SEMINARIO DI STUDIO IRC 2017

«ICA»: chi siamo? Newsletter La redazione