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editore |20.06.2016
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Nel 1981 l’Editrice Ateneo Salesiano (LAS) pubblicava gli Atti del I Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Spiritualità (AIS): Spiritualità. Fisionomia e compiti, a cura di B. Calati, B. Secondin e T.P. Zecca e qualche anno dopo, nel 1984, pubblicò gli Atti del II Congresso, celebrato al «Teresianum»: Parola di Dio e Spiritualità. 


A distanza di 32 anni, il presente volume, prendendo lo spunto dal cinquantesimo anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II, propone i contributi del Terzo (2014) e Quarto Forum (2015) dei Docenti di Teologia Spiritualebasati sul Concilio Vaticano II. È suddiviso in due parti: nella prima evidenzia il rapporto tra la teologia spirituale e le grandi costituzioni conciliari; nella seconda sono raccolte alcune comunicazioni che approfondiscono diversi aspetti accennati nelle relazioni precedenti. 


 La pubblicazione di questo volume risponde al desiderio espresso da molti colleghi di avere in mano, in formato cartaceo, tutte le relazioni e le comunicazioni dei due ultimi Forum. A loro, quindi, un ringraziamento speciale per lo stimolo, perché certamente in questo modo è facilitata la divulgazione del lavoro che i teologi spirituali realizzano in Italia, al di là dello stretto cerchio specialistico, favorendo una maggior conoscenza tra teologi e studenti di altre aree culturali, nonché portando a conoscenza di un pubblico più ampio l’impegno per una riflessione sulla fede a partire dal vissuto.


 


Jesús Manuel García Gutiérrez


Rossano Zas Friz De Col


 


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Teologia spirituale e Concilio Vaticano II. Temi, problemi e prospettive


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Questo incontro con Gesù di Nazaret, benché presenti al suo interno questioni teologiche e religiose, si muove in funzione del rapporto fra l’esperienza e l’educazione o, meglio ancora, cerca di segnalare quei dinamismi e processi che, arricchiti dalla relazione con il Nazareno, conducono a un’autentica crescita e maturazione della persona. L’assunto, pur essendo fondamentale nella vita cristiana, non ha ottenuto una sufficiente attenzione da parte degli studiosi. Non è una questione certamente semplice. Si tratta di un argomento complicato anzitutto perché la relazione attuale con Gesù sarà sempre un qualcosa di inconsueto: l’incontro non è un mero ricordo, come quello che dedichiamo ai grandi personaggi della storia; non è neanche il rapporto normale che possiamo avere con le persone vive del nostro ambiente. A ciò possiamo aggiungere anche un’altra piccola complicazione: la vita e le parole del Nazareno sono inevitabilmente oggetto di una lettura e comprensione diverse a seconda della socio-cultura di ogni momento storico. Ebbene, presupposti di questo genere determinano le scelte tematiche e metodologiche del testo. Riguardo le prime, si deve garantire, da una parte, il realismo; dall’altra, la consistenza e significatività dell’incontro e del rapporto odierni con Gesù, il Cristo. Ecco perché le seconde: il metodo dell’analisi interdisciplinare ed ermeneutico (antropologia, educazione e teologia sono gli ambiti fondamentali del dialogo interdisciplinare); e la scelta delle «categorie-guida» (Incontrocredibilità e radicamento esperienzialeIncarnazioneragionevolezza e aggancio antropologicoRelazionesenso salvifico verifica prassica).

In definitiva, ogni esperienza relativa all’incontro e al rapporto con Gesù di Nazaret, il Cristo, deve essere considerata e va educata all’interno dei dinamismi della crescita personale e comunitaria. Tale conclusione è decisiva proprio perché tuttora una delle questioni principali della pastorale e della catechesi consiste nel considerare se e in quale misura l’educazione alla fede sia intimamente connessa alla maturazione umana oppure se si tratta di due realtà diverse, autonome, quando non addirittura contrapposte.

José Luis Moral, attualmente professore nella Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Pontificia Salesiana di Roma, è stato Direttore dell’Istituto Superiore di Teologia «Don Bosco» di Madrid e della rivista di pastorale giovanile «Misión Joven». Alcune delle sue ultime pubblicazioni: Ciudadanos y cristianos. Reconstrucción de la Teología Pastoral como Teología de la Praxis Cristiana (Madrid, 2007); Giovani senza fede? Manuale di pronto soccorso per ricostruire con i giovani la fede e la religione (Leumann, 2007); Giovani, fede e comunicazione. Raccontare ai giovani l’incredibile fede di Dio nell’uomo (Leumann, 2008); Giovani e Chiesa. Ripensare la prassi cristiana con i giovani (Leumann, 2010). Questo «incontro con Gesù di Nazaret» si pone in continuità con un’altra pubblicazione precedente (Ricostruire l’umanità della religione, Las, Roma 2014) dove si cercava di delineare alcuni tratti fondamentali dell’«orizzonte educativo dell’esperienza religiosa».

L'incontro con Gesù di Nazareth pdf

 

Senza titolo

Che rapporto hanno i giovani con la fede?

Quali sono le loro credenze e i loro atteggiamenti nei confronti della religione?

Come hanno vissuto l’esperienza della iniziazione cristiana, quali ricordi hanno del ‘catechismo’?

Sappiamo che molti di loro, dopo la cresima, abbandonano la Chiesa: quali ne sono i motivi? E quali esperienze e cammini possono portare a un riavvicinamento?

A queste a ad altre domande hanno risposto centocinquanta giovani, ragazze e ragazzi tra i diciannove e i ventinove anni, tutti battezzati, residenti in piccole e grandi località del Nord, Centro e Sud di Italia, con diverso titolo di studio.

Cinquanta tra coloro che si sono dichiarati credenti nella prima fase della ricerca, promossa dall’ente fondatore dell’Università Cattolica Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, sono stati di nuovo intervistati e hanno raccontato – per la prima volta nel nostro Paese con tale estensione e profondità di indagine – la loro esperienza di fede e il loro vissuto religioso, rilevando un interessante spaccato di questa intima dimensione della vita, delle sue luci e delle sue ombre.

Curatori

Rita Bichi, professore ordinario di sociologia presso la facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, insegna Sociologia generale, Metodologia della ricerca sociale e Modelli di pensiero delle Scienze sociali.

Paola Bignardi, già presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, si occupa di temi educativi ed è pubblicista. Come membro del Comitato di Indirizzo dell’Istituto Toniolo, segua la realizzazione del Progetto Giovani.

Da Famiglia cristiana

All’inizio è decisiva la famiglia che orienta il percorso di fede attraverso la tradizionale iniziazione cristiana (Battesimo, Prima Comunione e Cresima). Tra i 14 e i 16 anni, subito dopo la Cresima, c’è un distacco che è quasi fisiologico e riguarda la stragrande maggioranza. Intorno ai 25 c’è un possibile ripensamento. L’idea di Dio? Personalizzata, fai da te, di proprietà del singolo. La fede deve incidere sulla vita concreta e sui rapporti con il prossimo altrimenti non ha senso. Inoltre, non si conosce bene la dottrina come, ad esempio, la differenza tra “Cristianesimo” e “Cattolicesimo”. Il primo è considerato sinonimo di bontà, vicinanza agli altri, amore per il prossimo e assume una valenza sociale, mentre il secondo è percepito come sinonimo di “istituzione”. I cattolici invece  sono percepiti come “bacchettoni”. Papa Francesco, infine, è considerato decisivo per rinnovare il messaggio e visto come una sorta di “salvatore” della religiosità e della Chiesa dopo gli scandali recenti.

Ecco, in sintesi, la fede dei giovani italiani, i cosiddetti Millennials, che secondo gli ultimi studi del Censis hanno fra i 18 e i 34 anni, lavorano e vivono per conto proprio ma arrivano a fine mese solo grazie all'aiuto regolare dei genitori. La fotografia è stata scattata da un’indagine accurata condotta dall’Istituto Giuseppe Toniolo, ente fondatore dell’Università Cattolica, che ha intervistato in due fasi centocinquanta giovani, ragazze e ragazzi tra i diciannove e i ventinove anni, tutti battezzati, residenti in piccole e grandi città del Nord, Centro e Sud Italia, con diverso titolo di studio. Cinquanta tra coloro che si sono dichiarati credenti nella prima fase sono stati di nuovo intervistati e hanno raccontato la loro esperienza di fede e il loro vissuto religioso. Ne è uscito uno spaccato interessante raccolto nel volume Dio a modo mio – Giovani e fede in Italia (pp. 224, euro 18) che Vita e Pensiero manda in libreria da giovedì 29 ottobre e di cui Famiglia Cristiana pubblica un estratto (scaricabile qui sotto).

I percorsi di fede dei giovani: da quello standard ai cattolici convinti

La ricerca, curata da Rita Bichi, professore ordinario di Sociologia presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Paola Bignardi, già presidente nazionale dell’Azione Cattolica, mette in evidenza l’esistenza di un percorso di fede largamente maggioritario e che viene definito standard. I giovani che appartengono a questo segmento si definiscono cattolici in ricerca. Poi sono emersi altri quattro profili che si discostano da quello standard. Il primo riguarda “atei e non credenti” («che non sono molti e sono divisi tra loro», precisa Bichi) ed è caratterizzato da un distacco traumatico e da un riavvicinamento impossibile. Il secondo riguarda i cosiddetti “critici in ricerca e agnostici” dove la pratica è assente, il distacco è stato di tipo intellettuale, il riavvicinamento possibile. Il terzo ancora su “atei e non credenti” dove il riavvicinamento non è ricercato. Al quarto profilo appartengono i “cattolici convinti” dove i distacchi sono assenti e irrilevanti, i riavvicinamenti già compiuti e non problematici. Come nota la ricercatrice Cristina Pasqualini «i cattolici convinti sono ormai una minoranza, rappresentano lo standard del passato e non più quello del presente».

La professoressa Rita Bichi che insieme a Paola Bignardi ha curato il rapporto

Non è una generazione incredula  

La ricerca smentisce diversi luoghi comuni sui giovani che ormai sono entrati a far parte della narrazione corrente. Anzitutto, dimostra che non è affatto possibile parlare di una generazione incredula o, peggio, senza Dio e senza valori: «La metafora della liquidità ha preso il sopravvento e tutto viene giudicato sotto questa lente spesso fuorviante», spiega Bichi. «La ricerca di Dio e della dimensione religiosa c’è anche oggi dentro i giovani anche se in forme diverse dal passato».

Smentito anche il vecchio cliché “Gesù Cristo sì, Chiesa no”. «In realtà la situazione è più complessa», dice Bichi, «le questioni dottrinali non solo non riescono ad arrivare ai giovani come messaggio ma non fanno  emergere in primo piano neppure la figura di Gesù. Il linguaggio di chi comunica con loro dovrebbe cambiare  o avvicinarsi di più al mondo giovanile e questo a volte la Chiesa non riesce a farlo».
Il ruolo della famiglia, infine, è fondamentale all’inizio e poi scompare almeno nel racconti dei ragazzi. «Essa è importante come agenzia che socializza la religione come tradizione: chiesa, messa, catechismo», dice Bichi. «Anche se al suo interno ci sono alcune figure come la madre e la nonna che sono particolarmente rilevanti nella prima formazione della fede dei giovani. Bisogna chiedersi chi socializzerà la religione nelle generazioni future». E questo meriterebbe una ricerca a parte.

Che fede emerge da quest’indagine, dunque? «Una fede che c’è ma che ha bisogno di crescere», afferma la professore Bichi, «o meglio: che sarebbe necessario far crescere. Come un germoglio che fa fatica a fiorire»    

 

 

Paola Bignardi, già presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, si occupa di temi educativi ed è pubblicista. Come membro del Comitato di Indirizzo dell’Istituto Toniolo, segue la realizzazione del Progetto Giovani.

 

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La celebrazione dell’Eucaristia è al centro di una rinnovata considerazione pastorale, che coinvolge l’intero movimento catechistico e l’azione educativa alla fede compiuta dalle comunità cristiane. Don Walter Ruspi riprende l’intera presentazione dell’Eucaristia, quale la catechesi italiana ha sviluppato dopo il Concilio Vaticano II, nel diversi Catechismi della Conferenza Episcopale Italiana e nella liturgia rinnovata e adattata ai fanciulli, per facilitare una rinnovata attenzione a questa fondamentale centralità per la vita cristiana.

Questa centralità è chiamata a realizzarsi attraverso un’indispensabile iniziazione-partecipazione liturgica, perché sia un processo educativo che introduca ad un autentico incontro con la Persona di Gesù: è la prospettiva nella quale si muove questo studio, con un itinerario inedito e originale.

Si deve per altro costatare come la maggioranza dei battezzati ha interrotto il rapporto con l’Eucaristia o lo vive saltuariamente; tanti genitori chiedono il Battesimo per i propri figli, ma non si preoccupano poi di introdurli gradualmente all’Eucaristia domenicale, vivendola con loro. Di fronte alla diffusa disaffezione di molti cristiani nei confronti dell’Eucaristia domenicale, non possiamo non chiederci: questi fatti sono semplicemente il frutto del venir meno dell’autenticità della fede cristiana o sono anche la conseguenza di un qualche aspetto carente della nostra pastorale e delle nostre celebrazioni?

La centralità della questione educativa porta così ad affrontare la problematica di alcuni punti nevralgici: la comunità cristiana intera è il soggetto e il luogo dell’iniziazione, l’itinerario della fede centrato sul “primo annuncio”, l’esperienza sacramentale che vede il suo culmine nell’Eucaristia, i linguaggi e i simboli capaci di comunicare e di accogliere nella comunità ogni presenza portatrice di divers-abilità e, infine, il linguaggio simbolico delle nuove generazioni.
Come migliorare la qualità delle celebrazioni eucaristiche? È importante, afferma Benedetto XVI, che «i Pastori si impegnino in quella catechesi “mistagogica”, tanto cara ai Padri della Chiesa, che aiuta a scoprire le valenze dei gesti e delle parole della Liturgia, aiutando i fedeli a passare dai segni al mistero e a coinvolgere in esso l’intera loro esistenza». Oggi serve una liturgia insieme seria, semplice e bella, che sia veicolo del mistero, rimanendo al tempo stesso intelligibile, capace di narrare la perenne alleanza di Dio con gli uomini.

Come comportarsi circa la partecipazione all’Eucaristia domenicale dei fanciulli? L’accesso all’Eucaristia deve essere preceduto da un itinerario che orienti gradualmente alla piena partecipazione. Questo itinerario graduale implica una particolare educazione anche catechistica alla liturgia, utilizzando soprattutto il ricco patrimonio celebrativo che la liturgia cristiana stessa già offre (es. tempi e colori liturgici, simboli e luoghi, preghiere e canti ecc.). Questo impone alle parrocchie di curare in modo particolare queste celebrazioni, riprendendo le indicazioni e le proposte del Direttorio per le Messe con la partecipazione dei fanciulli.

Si tratta allora di rileggere alcune indicazioni del messale e suggerire possibili attenzioni, che non sono ricette infallibili, ma suggerimenti che partono dalle indicazioni e dall’esperienza. Il Direttorio della Sacra Congregazione per il Culto divino si propone come scopo “che nella celebrazione dell’Eucaristia i fanciulli possano con gioia serena andare insieme incontro a Cristo e con lui stare alla presenza del Padre” (n. 55). “Coloro pertanto che rivestono un compito educativo, dovranno concordemente ed efficacemente adoperarsi perché i fanciulli…facciano esperienza concreta di valori umani, che sono sottesi alla celebrazione eucaristica” (n. 9).

 

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L’interrogativo Il catecumenato: un futuro per la Chiesa? era stato posto durante l’incontro nazionale francese del 1997 a Issy. Dopo le prime esperienze che si andavano consolidando in alcuni Paesi dell’Europa, si avvertiva l’esigenza di operare un confronto, per affrontare situazioni di abbandono dei nuovi convertiti […]. Partendo da queste affermazioni […], mi propongo di desrcivere la storia della restaurazione del catecumenato in Europa attraverso la narrazione di cinquanta anni di incontri europei dei catecumenati nazionali, che presero poi il nome di Eurocat (dall’Introduzione).

 
 
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11-13 luglio Brescia

 

CONVEGNO DI AGGIORNAMENTO E SEMINARIO DI STUDIO IRC 2017

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