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 IRC  
editore |07.05.2012
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Si è riunito venerdì 4 maggio a Roma, presso la sede CEI di via Aurelia 468, il Comitato tecnico scientifico del Centro Studi Scuola Cattolica.


Tra i temi all’ordine del giorno la valutazione del convegno nazionale di febbraio, la programmazione della Quinta Giornata Pedagogica (20 ottobre 2012), l’avvio della ricerca sui gestori di scuola cattolica (XV Rapporto 2013), la valutazione del monitoraggio della qualità, il rinnovo della convenzione con il Ministero per l'acquisizione dei dati sulle scuole cattoliche, ed infine la nota pastorale della Commissione episcopale sulla scuola cattolica nelle Chiese locali.


Don Maurizio Viviani, direttore dell’Ufficio Nazionale per la l’educazione, la scuola e l’università, ha invitato a riflettere a partire dalla recente Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede, nella quale tra l’altro si dice: “L’Anno della fede potrà essere un’occasione per prestare un’attenzione maggiore alle Scuole cattoliche, luoghi adeguati per offrire agli alunni una testimonianza viva del Signore e per coltivare la loro fede”.


Inoltre la nota parla di:


“coltivare la fede” nella Scuola cattolica che, proprio perché  “scuola” e “cattolica”, «ha il compito di sviluppare una proposta pedagogica e culturale di qualità, radicata nei valori educativi ispirati al Vangelo»[1]. Tale nobile compito passa innanzitutto attraverso una proposta culturale, pedagogica di alto profilo, insieme ad una proposta esplicita di coltivazione della fede.


Il “coltivare la fede” si declina in forme diverse: si va dalle più esplicite e visibili, a quelle più nascoste e talvolta non immediatamente riconoscibili. E passa soprattutto attraverso la professionalità, l’abilità pedagogica e didattica, la testimonianza, la sapiente guida di Dirigenti, insegnanti e personale A.T.A. (in riferimento al Progetto educativo di ciascuna scuola in cui vengono documentate sia le finalità educative, sia l’ispirazione cristiana e cattolica). Le modalità non sono poche, e l’arcipelago delle esperienze presenti nelle scuole cattoliche in Italia ne lascia trasparire la ricchezza, l'ampiezza e, in diversi casi, la profondità e l’efficacia. Una modalità assai preziosa - forse la modalità principe - riguarda la competenza professionale.


L’esperienza, infatti, insegna che è l’insegnante ad avere uno spazio di azione privilegiato per coltivare sia la cultura / il sapere, sia la fede. Non si intende caricare di troppe responsabilità il suo ruolo, che già soffre per i motivi che tutti conosciamo, ma soltanto ribadire il compito  di “educazione nella fede” dell’insegnante. Esso si declina nella forma testimoniale della propria professione, che non si esaurisce al suono della campana che decreta la fine delle lezioni. L’insegnante educa nella fede tramite la propria personalità e la propria professionalità. È un servizio che egli rende alle giovani generazioni attraverso lo studio, l’aggiornamento, il rigore scientifico, la  riflessione, la curiositas, la spiegazione pertinente e competente, il dialogo con gli alunni e la considerazione delle loro problematiche esistenziali e, infine, l’attenzione ai loro genitori.


scarica:


Don Viviani, Porta Fidei e Scuola Cattolica



[1]Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, 48.

editore |05.05.2012
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Proponiamo l'omelia del cardinale Bagnasco rivolta agli studenti universitari in occasione del convegno degli Studenti Universitari dell’Europa tenutosi a Roma il primo Maggio.




Cari Amici

È motivo di gioia trovarci attorno all’altare per celebrare la divina Eucaristia, cuore pulsante della Chiesa e sorgente inesauribile della vita cristiana. Vi porto il saluto cordiale del Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, S.Em. il Cardinale Peter Erdo, e di tutto il Consiglio: l’aver risposto voi al nostro invito è un segno che ci rallegra. Mostra la vostra fede e il senso di appartenenza alla Chiesa. Ringrazio gli organizzatori di questo significativo Incontro che mira a rinsaldare i vincoli di conoscenza, di fede e di missionarietà tra voi che rappresentate gli studenti universitari cattolici degli Atenei del Continente. L’essere qui a Roma, Diocesi del Papa, è felice occasione per rinnovare la fede cattolica nel luogo dove l’apostolo Pietro ha dato la suprema testimonianza del martirio. Al Santo Padre Benedetto XVI, alla sua amabile persona e al suo alto Magistero, vogliamo esprimere la nostra fedeltà affettuosa e grata di figli.


1.         Il Vangelo appena ascoltato presenta Gesù interrogato dai Giudei circa la sua identità di Messia: “Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente”. Forse in queste parole troviamo l’eco di tanti vostri giovani colleghi che cercano la verità di se stessi e dell’ esistenza, il senso profondo del loro studio, che va oltre lo scopo di prepararsi alla professione. Che cosa risponde Gesù? “Ve l’ho detto e non credete (…) voi non credete perché non siete mie pecore”. E’ una risposta singolare: sembra che per conoscere il Signore sia necessario appartenere a Lui, e quindi conoscerlo già. In realtà, per conoscere Gesù bisogna cercarlo davvero, bisogna desiderarlo con tutto il cuore, senza pregiudizi, disposti anche a faticare. Il cuore dei Giudei non era sgombro da aspettative e pretese, da sospetti e interessi. E quando l’intelligenza non è libera, la verità non si dona, tanto meno la verità religiosa e morale. A volte ci chiediamo perché il mondo non si arrenda all’evidenza di Dio che ha posto le tracce della sua bellezza nella natura, nell’intelligenza dell’uomo, nella razionalità dell’universo. Perché tante resistenze di fronte allo splendore della verità di Cristo e del suo Vangelo, alla testimonianza dei Santi e dei Martiri. Perché? Il Signore dice che bisogna far parte del suo gregge!  E – in  senso ampio – fanno parte del suo gregge tutti coloro che cercano la verità con cuore sincero, che sono docili alla verità così com’è, anche quando questa chiede di cambiare la vita. Allora Egli si rivela e si concede; come Pastore buono, dona la sua vita e conduce nel seno del Padre.


2.         I Vescovi europei contano molto su di voi, giovani Amici. Contano su di voi perché siate come degli avamposti di quel rinnovamento della fede e della vita cristiana che il Santo Padre indica come la più efficace risposta alle sfide di un  laicismo aggressivo, che vorrebbe bandire Dio dalla vita pubblica per confinarlo nel privato dei singoli. Il Papa chiama i credenti alla conversione, cioè ad una fede più consapevole e responsabile, più coraggiosa e piena di gioia. Non fatevi intimorire dagli slogans, da apparati che proclamano grandi principi di libertà ma nascondono spesso il germe dell’ intolleranza. Soprattutto, non fatevi ingannare dalla dittatura della “non-cultura, come se rinunciare ad una propria identità culturale fosse la condizione per una convivenza plurale, aperta e tollerante. Al contrario, l’ assenza valoriale e identitaria è la premessa per qualunque imposizione di maggioranze pilotate.


Inoltre, i Vescovi contano sulla vostra giovinezza che, di natura sua, è libera da interessi personali, da posizioni da mantenere, e non è incrostata da esperienze e ideologie di epoche passate, che hanno creato tensioni e sofferenze nella comunità cristiana. E quando avete eco di tali diatribe che vagano qua e là per il vecchio Continente, voi le guardate con occhi sorpresi e indifferenti, perché avvertite che sono irrilevanti per la vostra vita. E andate avanti, avendo intuito che, nella Chiesa di Cristo, il primo ministero di Pietro è quello di confermare l’autenticità della fede. Quando insorgono domande e dubbi sulla fede cattolica, non temete: guardate a Roma con intelligente semplicità, la cattedra del Successore di Pietro illumina e indica la via della verità e della vita.


3.         Un’ultima parola permettete che la dica sulla vostra avventura universitaria. Sono certo che l’incontro di tante Università europee, delle diverse facoltà che frequentate e delle molteplici discipline che sono oggetto dei vostri studi, alimenti tra voi uno scambio straordinario che vi consente di  respirare l’ universalità che vi fa vivere meglio le vostre specifiche specializzazioni. Desidero qui ricordare il criterio originario dell’istituzione universitaria: è proprio della ragione umana voler penetrare il più possibile nelle singole cose senza però perdere di vista l’insieme della realtà che esse compongono. Il criterio della sintesi, della reductio ad unum, non è semplificazione omologante, ma sintesi di saperi. Se i saperi preparano alle professioni, la sintesi organica dei saperi costituisce il “sapere” per la vita. Ma, per ordinare il molteplice, ci vuole un criterio ordinatore, e questo è la persona. Ecco perché dovrebbe accompagnarvi sempre una domanda: quanto sto studiando costruisce l’uomo? E’ per la persona o le va contro? Avrete così un criterio di giudizio per arricchire quella sintesi intellettuale e morale senza la quale non c’è sapienza ma solo competenza. Voi sapete che il volto dell’uomo risplende sul volto di Gesù  e del suo Vangelo, letto sulle ginocchia della Chiesa.


Cari Amici, la Vergine Maria, trono della Sapienza, vi accompagni nelle vie affascinanti della verità totale che è il Verbo di Dio. Egli  irradia i suoi bagliori nel nostro splendido universo: voi, queste luci, avete l’opportunità di conoscerle, di approfondirle e di amarle.




Angelo Card. Bagnasco


Arcivescovo di Genova


Presidente della Conferenza Episcopale Italiana


Vice Presidente del CCEE

 
editore |05.05.2012
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Upsini in giro per l'Italia: sui passi di don Tonino Bello


Il dipartimento di Pastorale Giovanile e Catechetica della nostra Università ha organizzato per il week-end del 1° Maggio un viaggio-studio nei luoghi del Salento.


Mossi sui passi e sulle parole di don Tonino Bello, Vescovo della Chiesa e Servo di Dio, ha percorso in lungo ed in largo il territorio pugliese salentino, arrivando fino alle coste di Santa Maria di Leuca dove il Mar Ionio si tuffa in quello Adriatico.


Un viaggio dalle tonalità rilassanti per tutti i partecipanti al viaggio che nel clima fraterno e umano, instauratosi fra le mura accademiche, sono riusciti a vivere questi tre giorni intensamente. Non solo Lodi e Vespri recitati sull'autobus ma canti di gioia e chiacchierate fra le più vivaci negli spostamenti da una città ad un'altra.


Un viaggio studio che non sarà ricordato solamente per i sorrisi e le lacrime sprigionate dai partecipanti al saluto delle famiglie ospitanti ma anche per la massima disponibilità degli organizzatori che con maestrìa e competenza territoriale hanno predisposto (in maniera impeccabile) un fitto programma d'escursione.


Fra i presenti anche alcuni studenti dei corsi di laurea di Psicologia, Pedagogia e anche di Comunicazione Sociale che relazionandosi hanno avuto modo di conoscere la figura di don Tonino Bello, le sue attività pastorali, la sua attenzione ai poveri e agli emarginati e la grande volontà di ricerca della pace per un'educazione non violenta basata sulla creatività e libertà dell'uomo.


Toccante il momento della visita al cimitero dove è sepolto il vescovo pugliese; uno fra quelli più silenziosi. Arrivati nella Capitale in serata: stanchi del viaggio ma allo stesso tempo arricchiti


Articolo di Tonino Garufi




 


 


 


 


 


 


Proponiamo un celebre messaggio di Don Tonino sull'educazione alla povertà




 


 


 


 


 


 


 


 


 


"L'educazione alla povertà è un mestiere difficile. Forse per questo il Maestro ha voluto riservare ai poveri la prima beatitudine. 
Non è vero che si nasce poveri. Poveri si diventa, dopo lunghe fatiche ed estenuanti esercizi. 
Questa della povertà è una carriera, e tra le più complesse. Richiede un tirocinio tanto difficile, che il Signore Gesù si è voluto riservare direttamente l'insegnamento di questa disciplina. 
Perché alla povertà ci si educa e ci si allena.



Povertà è annuncio.
La ricchezza della terra non è maledetta, è buona. Però, c'è una cosa ancora più buona: la ricchezza del Regno. Ecco il punto. Farsi povero non deve significare disprezzo della ricchezza, ma dichiarazione solenne che il Signore è la ricchezza suprema.


Povertà è rinuncia.
Il cristiano rinuncia ai beni per essere più libero di servire. Spogliarsi per lavare i piedi, come fece Gesù. Chi vuol servire deve rinunciare al guardaroba. Chi desidera stare con gli ultimi, deve alleggerirsi dei "tir" delle sue stupide suppellettili. E' la gioia, che connota la rinuncia cristiana.


Povertà è denuncia.
Di fronte alle ingiustizie del mondo, il cristiano non può tacere. 
Non può tacere dinanzi allo spreco, al consumismo, alla dilapidazione delle risorse ambientali. 
Quale voce di protesta il cristiano può levare? Quella della povertà! 
La povertà è condivisione della propria ricchezza. 
"Se hai due tuniche nell'armadio, una appartiene ai poveri". Non possiamo permetterci i paradigmi dell'opulenza, mentre i teleschermi esibiscono i misteri dolorosi di tanti fratelli crocifissi. 
L'educazione alla povertà è un mestiere difficile. 
Forse è proprio per questo che il Maestro ha voluto riservare ai poveri, ai veri poveri, la prima beatitudine."


 


+ Tonino Bello


 


 


 



 
editore |29.04.2012
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All'avvicinarsi della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali  del 20 Maggio 2012, desideriamo condividere con voi un articolo sui processi della comunicazione digitale di Pier Cesare Rivoltella


Intervento di Pier Cesare Rivoltella dell'Università Cattolica (MI), tenuto al Seminario dei vescovi del Medio Oriente - patrocinato dal PCCS -, svoltosi in Libano dal 17 al 20, sul tema: "Comunicazione in Medio Oriente come strumento di evangelizzazione, di dialogo e di pace". I temi affrontati dal Prof. Rivoltella sono:


1. I media digitali: un quadro socio-tecnico


2. Media, spazio pubblico e fuga dal privato


3. Una nuova etica del rapporto con il tempo


Riposo


Lentezza


Ripetizione


4. Dalla "vita sullo schermo" all'integrazione di comunicazione reale e virtuale


Scarica l'articolo integrale di Rivoltella

 
SIR |24.04.2012
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L’abbandono e la dispersione scolastica sono stati al centro del convegno nazionale del Msac (Movimento studenti di Azione Cattolica), “Se mi lasci non vale”, che si è tenuto a Napoli dal 20 al 22 aprile.


L’obiettivo del “Mo.Ca” (il Movimento in cantiere) è stato “indagare le cause ma, soprattutto, elaborare idee per una scuola che sia vera palestra di vita, che insegni ad amare la cultura e dia senso e sapore allo studio dei più giovani”.


Tempi tristi. Con Franco Venturella, provveditore di Vicenza, è stato analizzato il tema della “Scuola che perde”. Ma quali sono i punti deboli del nostro sistema di istruzione? Per Venturella, “la scuola perde quando non la sentiamo inserita nel nostro progetto di vita, quando non educa al rispetto degli altri e delle istituzioni, quando si chiude nel nozionismo, ritenendo la cultura qualcosa di effimero”. Quando la scuola non riesce ad appassionare i giovani, i risultati si vedono. Così a Speranzina Ferraro, della Direzione generale per lo studente del Miur (ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), è toccato offrire qualche dato sull’abbandono e sulla dispersione scolastica. Innanzitutto, ha precisato Ferraro, “in Italia il concetto di dispersione scolastica racchiude diversi fenomeni”, mentre “l’abbandono scolastico fa riferimento a tutte le forme di abbandono dell’istruzione e della formazione prima del completamento dell’istruzione secondaria superiore o dei circuiti di formazione professionale”. Ferraro ha ricordato che “nel giugno 2002 il Consiglio Ue ha adottato la strategia ‘Europa 2020’. Uno dei 5 grandi obiettivi è la riduzione, entro il 2020, del tasso di abbandono scolastico nell’Ue a meno del 10%”. In questo tempo “ci sono stati progressi, mentre in Europa il tasso medio è del 14%, in Italia è del 19,2%. Il numero in termini assoluti di giovani di età compresa tra i 14 e i 18 anni che abbandonano la scuola è di circa 190–200 mila”. La maglia nera per il numero di studenti che nell’anno scolastico 2006/2007 hanno abbandonato gli studi va alla Campania: “Sono più di 7.000 studenti. Subito dopo segue la Sicilia con 6.000 abbandoni, poi la Puglia, seguita da Lombardia e Sardegna”. Un momento centrale della seconda giornata è stato il confronto dei partecipanti con Marco Rossi Doria, sottosegretario al ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.


I risultati dei laboratori.  Nell’ultima giornata dei lavori è stata presentata la sintesi dei lavori dei laboratori, centrati su tre temi: cultura della valutazione, orientamento e scuole aperte. Per quanto riguarda il primo, spiega al Sir Elena Poser, segretaria nazionale del Msac, “talvolta un brutto voto o una valutazione data con leggerezza possono cambiare la vita degli studenti, tanto da compiere persino atti sconsiderati”. In realtà, “la valutazione dovrebbe analizzare le conoscenze, le competenze ma anche prendere in considerazione il punto di partenza e il punto di arrivo di ogni studente”. Inoltre, occorrerebbe “dare maggior peso ai crediti formativi e imporre una scala di valutazione da 1 a 10 per poter far sì che scattino realmente gli scaglioni per l’acquisizione dei crediti”. Ci dovrebbe essere, poi, “un’esplicitazione dei criteri sulla base dei quali si è valutati”. Rispetto al tema dell’orientamento, sono stati sottolineati alcuni aspetti: in entrata, la necessità di “un percorso di diversi incontri suddivisi in fasi”, “l’aiutare i ragazzi a far discernimento, “l’accompagnamento in itinere, nei primi anni di superiori”; in uscita, “incontri-testimonianze con studenti e lavoratori”, “esperienze concrete”, “informazione a 360°” per una scelta consapevole. Infine, il laboratorio sulle scuole aperte, ha messo in evidenza che questo tipo di progetto “per i genitori deve servire a sensibilizzare per incoraggiare sempre i propri figli” e “per gli studenti farli sentire cittadini responsabili e coltivare i propri sogni”. Tra le proposte concrete emerse, ci sono “attività per educazione alla cittadinanza, educazione alla conoscenza del territorio, valorizzazione delle strutture e degli strumenti delle scuole”, “punti d’incontro tra genitori e docenti per creare confronto e formare una vera comunità scolastica”.


Esperienze sul territorio. Sempre domenica 22 aprile c’è stata la presentazione dei maestri di strada e del consorzio “Agrorinasce”. “Con loro – racconta Poser – abbiamo fatto conoscenza con realtà che ogni giorno si occupano di lotta alla dispersione scolastica e alla legalità nelle scuole. Ai nostri ospiti abbiamo provato a chiedere gli ingredienti di una ricetta per la realizzazione di progetti che possano davvero permettere al territorio e alle scuole di crescere”. Fra le altre cose, continua la segretaria nazionale del Msac, “ci hanno detto che sicuramente è essenziale fare un’analisi oggettiva del territorio dove si abita e dove si vuole operare, dopo di che è utile mettere in rete diversi soggetti (associazioni, enti locali...) che possano lavorare insieme. Hanno, però, anche evidenziato come un limite rilevante per lo sviluppo di tali progetti sia, soprattutto oggi, il reperimento di fondi e risorse perché questi progetti possano essere realmente realizzati oltre alla visibilità che a questi viene attribuita”.


Articolo del 23 Aprile 2012




 


 

 

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