FORUM «IRC»
 
 Novità  
12 dicembre 2014 |25.11.2014
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“L’impegno educativo sul versante della nuova cultura mediatica dovrà costituire negli anni a venire un ambito privilegiato per la missione della Chiesa”. Si conclude così il n. 51 di Educare alla vita buona del Vangelo, testo degli Orientamenti pastorali della Chiesa italiana per il decennio in corso. Poco prima, dopo aver ricordato che “la comunità cristiana guarda con particolare attenzione al mondo della comunicazione come a una dimensione dotata di una rilevanza imponente per l’educazione”, i nostri vescovi rinviano alla necessaria “alleanza fra i diversi soggetti che tale impresa educativa richiede”.
Su questo sfondo intendiamo riprendere in mano il Direttorio Comunicazione e missione, a dieci anni dalla sua pubblicazione. L’obiettivo che ci muove non è certo una celebrazione fine a se stessa, quanto quello di aiutarci a capire come continuare a comunicare il Vangelo nella cultura mediale, valorizzando percorsi e iniziative pastorali che possano tradurre quell’orizzonte in prassi operative.
Con questo spirito venerdì 12 dicembre a Roma (presso la Domus Pacis, Via Torre Rossa, 94) si incontreranno tutti i responsabili diocesani e regionali delle comunicazioni sociali, per un momento di studio e riflessione.
Il programma sarà aperto alle 15 dal saluto del Segretario generale, Mons. Nunzio Galantino; un primo intervento – per ritornare alla freschezza degli anni in cui il Direttorio è stato messo a punto – è stato affidato a Mons. Claudio Giuliodori; un secondo, mirato ad una disamina del presente con lo sguardo aperto al futuro che ci attende, curato da Mons. Domenico Pompili, in qualità di direttore dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali; seguirà una tavola rotonda, moderata da d. Ivan Maffeis, con i direttori dei media  della CEI – Paolo Ruffini, Lucio Brunelli, Domenico Delle Foglie e Marco Tarquinio – che si confronteranno sulla comunicazione della Chiesa nell’era della convergenza mediale.  La conclusione è prevista per le ore 18.
L’incontro è collocato all’interno della due giorni “in presenza” dei corsisti Anicec per la formazione degli animatori della cultura e della comunicazione, figura sulla quale il Direttorio investe sia sotto il profilo culturale che pastorale.

 
L'azzardo non è un gioco |07.01.2014
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Per i ludopatici è un problema riuscire a starne alla larga. Per i baristi è difficile separarsene. Gli uni perché malati di gioco; gli altri perché messi all’angolo da condizioni contrattuali che prevedono penali stratosferiche: anche 250 euro per ogni giorno di spegnimento dell’apparecchio in anticipo rispetto alla scadenza dei contratti. Abbastanza per scoraggiare. Nonostante questo il fronte no-slot cresce.

Ma a volte, dietro un sì o un no alle scommesse, possono nascondersi altri interessi. Sospetti su cui a Milano lavorano i carabinieri, dopo che nella notte di capodanno la Caffetteria Marchionni ha subito l’esplosione di due bombe carta che ne hanno danneggiato l’ingresso. L’anno scorso l’attività era stata rilevata regolarmente dai nuovi proprietari che, per prima cosa, hanno rispedito ai noleggiatori gli apparecchi da gioco. Italo e Maria, i due titolari, provano a smorzare i toni: «Purtroppo dobbiamo convivere anche con questi inconvenienti ma, sicuramente, non sono queste "stupidate" a darci preoccupazione». 

Come dire che chiunque sia stato, quello non è un posto in cui spadroneggiare. Non è una risposta da poco. Angela Fioroni, di Legautonomie Lombardia, non si è molto sorpresa di quanto successo nel locale del quartiere milanese di Bruzzano, periferia Nord nella quale si muovono con una certa disinvoltura le nuove leve della ’ndrangheta: «Abbiamo avuto notizie di intimidazioni prima di togliere le slot – racconta Fioroni –, ma sarebbe la prima volta che questo accade dopo». Segno che chi decide di restituire al mittente gli apparecchi rischia di mettersi nei guai.

«Se non mangiamo noi non mangia nessuno». Sono frasi come queste a rivelare cosa ci sia, talvolta, dietro alla spietata concorrenza tra noleggiatori di videopoker e slot-machine. Gli investigatori le hanno ascoltate alcuni mesi fa in Molise e poi di nuovo in Campania e nel Lazio. Dalle parti di Campobasso è stata scoperta un’organizzazione che pretendeva di sostituire le macchinette già attive nei vari locali con quelle delle proprie agenzie di noleggio. In alcuni casi la minaccia veniva supportata anche da una precedente azione di "disturbo", un avvertimento che serviva a mettere in guardia i commercianti. Nelle carte dell’inchiesta ci sono intercettazioni eloquenti: «Poi te la porto una macchinetta - dice uno degli indagati ad una delle vittime - e digli che se lui non rompe le scatole a me io non le rompo a lui».

Nel centro di Pavia c’è un bar con le slot spente. Il titolare ha fatto una certa fatica a convincere i concessionari a portarle via. «Hanno promesso che entro febbraio – riferisce il barista che preferisce restare anonimo – verranno a riprendersele». Non è stato facile, e non solo per i mille euro di percentuale sugli incassi che gli apparecchi gli assicuravano ogni mese. «Ma grazie alla legge regionale con cui la giunta si impegna a proteggere i baristi e le ricevitorie che vogliono dismettere le slot-machine, abbiamo trovato l’occasione per chiudere per sempre con questo incubo».

A Crespi D’Adda (Bergamo) Angela e Frank Labat, gestori de "Il villaggio Café", hanno raccontato di aver fatto con le slot un tentativo tre anni fa, durato circa 6 mesi: «Abbiamo potuto avere esperienza diretta della dipendenza generata da queste macchinette». Il contratto, per loro fortuna, non era vincolante, e quando hanno visto la gente del piccolo borgo rovinarsi hanno preso una decisione: «Più volte ci sono state riproposte le slot machine, o i "gratta e vinci", o prodotti di questo genere, ma la nostra risposta è invariabilmente no».

 


Nello Scavo
 Novità  
Ottobre - Mese del Benessere Psicologico - Sipap |03.10.2013
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Torna per il quinto anno consecutivo il Mese del Benessere Psicologico, l’importante  campagna di sensibilizzazione e promozione della cultura psicologica organizzata da  cinque anni dalla S.i.p.a.p. Società Italiana Psicologi Area Professionale privata che ha lo scopo di offrire gratuitamente ai cittadini italiani uno spazio per essere ascoltati  da specialisti e cercare i percorsi possibili per migliorare la qualità della propria vita. Un’iniziativa che ha acquisito sempre più consensi da parte della popolazione e delle  stesse istituzioni, tanto da raggiungere anche quest’anno sette regioni italiane:  Lombardia, Trentino, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Marche.

Le consulenze e i seminari, come sempre gratuiti per tutto il mese di ottobre, saranno  diretti a promuovere la cultura psicologica e ad informare i cittadini su tematiche  d’interesse psicologico.

Sarà messo a disposizione dell'utenza un centralino unico nazionale che sarà attivo dal  23 settembre per tutta la durata del mese di ottobre e metterà in contatto l'utenza con gli specialisti psicologi associati alla Sipap che aderiscono al progetto aprendo i loro studi e 

offrendo gratuitamente le loro competenze nelle diverse località italiane suddette.

 

Ecco le modalità per prenotare una consulenza o un seminario: 

I cittadini potranno telefonare dalla rete fissa al numero verde 800.76.66.44, mentre 

dai telefoni cellulari potranno comporre il 333.40.271.40.

Il centralino opererà dal Lunedì al Venerdì dalle ore 10.00 alle ore 18.00, per il suo  tramite gli utenti potranno prendere appuntamento per una consulenza psicologica con lo psicologo più vicino, prenotare la partecipazione ai moltissimi seminari in calendario. 

 

Per consultare il calendario, le sedi dei seminari e i recapiti dei professionisti basterà  visitare il sito internet www.sipap.org da cui si accederà al sito che la S.i.p.a.p. ha  costruito appositamente per questo progetto www.mesebenesserepsicologico.it. 

Il sito offre un motore di ricerca interno in cui si può selezionare la regione d’appartenenza  in cui individuare sia gli psicologi esperti più vicini, sia i seminari più adatti alla sfera d’interesse dei singoli utenti. 

I seminari sono volti ad affrontare i temi che maggiormente interessano la società  contemporanea, dai conflitti di coppia all’educazione dei figli, dalla depressione all’ansia,  dalle dipendenze da sostanze e da gioco d'azzardo ai disturbi dell’alimentazione, dalle problematiche collegate alla crisi sociale e lavorativa al mobbing.

L’iniziativa offre anche un vasto panorama di tematiche che affrontano i tanti disagi esistenziali, il difficile incontro tra maschile e femminile, l’integrazione e la realizzazione del singolo, la cura delle problematiche dell’infanzia e dell’età evolutiva, i disagi e le 

opportunità della terza età, le perversioni. Gli psicologi interessate che partecipano al progetto sono circa 500 distribuiti nelle sette 

regioni interessate. I seminari sono circa 550.

 

La Sipap - Società Italiana Psicologi Area Professionale 
 
SIR dell'11/04/13 |12.04.2013
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Un fenomeno sottostimato ma in rapida espansione, un vero e proprio “boom”. Non usano mezzi termini gli studiosi per descrivere la diffusione negli ultimi anni dei “movimenti evangelicali, pentecostali e carismatici”.


È il termine “tecnico” usato nel mondo accademico per definire le “sette” o “i nuovi movimenti religiosi”. Un fenomeno trasversale a tutte le Chiese cristiane e difficilmente quantificabile, sebbene si stimi che i membri delle Chiese pentecostali nel mondo siano più di 400 milioni. A questo fenomeno è dedicata una Conferenza internazionale che ha preso avvio oggi a Roma ed è promossa dalla Conferenza episcopale tedesca. “Evangelicali, pentecostali, carismatici: nuovi movimenti religiosi, una sfida per la Chiesa cattolica”, il titolo della conferenza alla quale prendono parte rappresentanti del Vaticano, delle Conferenze episcopali e di molte diocesi, nonché studiosi del settore. A coordinare i lavori è la Conferenza episcopale tedesca che ha istituito negli anni Novanta un gruppo di ricerca per lo studio delle sette e dei nuovi movimenti religiosi. L’idea nasce da un’intuizione dell’allora presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, cardinale Walter Kasper. 


Fenomeno globale. “La scomparsa della religione a lungo attesa e data per certa non si è materializzata. Al contrario: in tutto il mondo, si osserva piuttosto un vero e proprio boom di religioni”. Si apre con questa constatazione la ricerca presentata dal professore di Munster, Karl Gabriel, che subito aggiunge: “Questo fenomeno globale di rinnovamento religioso ruota però intorno a gruppi che sono tradizionalmente indicati come ‘sette’”. La crescita della cristianità nel mondo è dunque ampiamente dovuta ai nuovi movimenti religiosi. In America Latina - fa notare lo studioso - le Chiese pentecostali sono cresciute a “un ritmo mozzafiato” per diversi anni. L’Africa del Sud è testimone di un’espansione del cristianesimo carismatico. E anche in Asia orientale, compresa la Cina, le forme carismatiche del cristianesimo sono in crescita. 


Che cosa si cela dietro questo fenomeno? La lista di fattori endogeni di crescita è lunga: concorrono sicuramente anche gli “sconvolgimenti sociali ed economici del Sud del mondo” e i nuovi movimenti offrono ai propri seguaci “identità e significato”, “rafforzano l’autostima”, “permettono alle persone di sentirsi a casa”. La ricerca commissionata dalla Conferenza episcopale tedesca e presentata a Roma ha preso in visione 4 Paesi: Costa Rica, Filippine, Ungheria e Sud Africa. Nel capitolo riservato al Costa Rica, interessante è il coinvolgimento delle donne in questo fenomeno, perché sono soprattutto loro a essere maggiormente attratte da questo tipo di proposta religiosa e le ragioni vanno anche ricercate nelle condizioni di precarietà in cui spesso si trovano a vivere. 


Il dialogo. “La realtà pentecostale e carismatica è una realtà trasversale che è entrata praticamente in tutte le tradizioni cristiane. Si parla già da un decennio di una pentecostalizzazione del cristianesimo”. Così spiega a margine del convegno mons. Juan Usma Gomez, esperto conoscitore del movimento pentecostale per il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Il fenomeno è “fonte di preoccupazione per tutti i vescovi in diversi continenti”. E il Pontificio Consiglio ha affrontato la questione perché “cosciente dell’importanza di conoscere i pentecostali e di dare una risposta concreta alla comunità cattolica locale”. Mons. Usma fa notare come dal 1972 è stato avviato il dialogo internazionale cattolico-pentecostale che ha permesso di “superare pregiudizi e idee preconcette” ma anche di “affrontare temi difficili come il proselitismo e la conversione”.


Quale il segreto di tanto successo? “Magari si potesse dare una risposta semplice”, dice mons. Usma. “Vi sono molte risposte. Alcune sono positive: riescono a dare il senso di Dio, rinnovata spiritualità, stile attraente e consono ai tempi odierni. Altre sono negative: proselitismo, inganno, promesse di beni spirituali e di prosperità materiale”. Possono influire anche “debolezza psicologica e ingenuità”. “Ad ogni modo essi riescono a offrire un’esperienza di Dio nei loro seguaci”. Una certa “demonizzazione” verso questo fenomeno, aggiunge mons. Usma, “ha impedito ai cattolici di capire la loro forza e fatto sottostimare il loro potere di fare seguaci”. Come allora affrontare la questione? “Conoscendolo e facendosi conoscere. È cioè importante conoscerli e far conoscere loro il vero volto della Chiesa cattolica e dei cattolici”.


Una sfida per le chiese


I dati sono da capogiro: secondo gli studiosi, dall’anno 2000 i carismatici e i pentecostali in tutto il mondo stanno aumentando al ritmo di circa 19 milioni ogni anno. E il Centro di ricerca “per lo Studio del cristianesimo globale” (Stati Uniti) afferma che nel 2000 i credenti carismatici/pentecostali erano già circa 582 milioni. Si prevede che entro il 2025 arriveranno a quota 800 milioni e che entro il 2050 i pentecostali potrebbero raggiungere il numero dei credenti indù nel mondo. Insomma, da movimento essenzialmente nuovo alla fine del XIX secolo, il pentecostalismo è diventato il movimento sociale o religioso con il maggior successo del ventesimo secolo. Questi i “numeri” con cui uno dei massimi esperti del fenomeno, Philip Jenkins, della “Baylor University”, ha aperto la sua relazione intervenendo oggi a Roma a una conferenza internazionale sui nuovi movimenti religiosi organizzata dalla Conferenza episcopale tedesca. Una tre giorni di dibattito e confronto alla quale hanno partecipato rappresentanti del Vaticano, membri delle Conferenze episcopali nazionali e studiosi. Scopo dell’incontro quello di delineare il fenomeno e cercare di dare orientamenti per azioni pastorali alle Chiese locali. Maria Chiara Biagioni, per il Sir, ha seguito l’incontro.


Le ragioni di un successo. La ricerca presentata da Jenkins ha cercato di capire che cosa si nasconde dietro al fenomeno del pentecostalismo il cui successo nel mondo va ricercato anche a partire dal contesto demografico mondiale: a fronte di una popolazione in rapida crescita in regioni del mondo come Africa, Asia e America Latina, l’Europa - demograficamente parlando - è in rapido declino. Questi nuovi movimenti religiosi, inoltre, fanno presa nelle aeree periferiche delle grandi metropoli, abitate soprattutto negli ultimi anni da milioni di migranti in fuga dalle zone rurali. In queste condizioni non solo di estrema povertà ma anche di “forte senso di estraneità”, questi movimenti offrono accoglienza, supporto, cura spirituale. È un fenomeno facilmente registrabile nelle favelas brasiliane e può spiegare, per esempio, il successo a San Paolo di un gruppo evangelicale dal nome “Renascer em Cristo” che riesce a riunire ogni anno ad aprile per la “Marcia per Gesù” dai 2 ai 3 milioni di persone. Non si può, dunque, approcciare questa realtà, senza tenere conto di questo aspetto fondamentale dei nuovi movimenti religiosi: quello di dare “rifugio” alle persone. Più ancora, una “famiglia”, dove “i suoi membri si aiutano vicendevolmente per superare le difficoltà della povertà”. Molto forte poi anche è il fattore “miracoli” e “guarigioni” soprattutto in contesti dove la povertà è causa di privazioni, malattie, fame, inquinamento, droga e prostituzione. “In contesti simili - nota Jenkins - è facile capire perché la gente si fa facilmente prendere dall'affermazione di essere sotto l’assedio delle forze demoniache, e che solo l'intervento divino può salvare”. 


Un fenomeno “non preso in considerazione a sufficienza”. Così il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, descrive al Sir la realtà dei nuovi movimenti religiosi, pentecostali ed evangelicali. “Questo fenomeno - dice - mostra che è in atto un grande cambiamento nel paesaggio ecumenico e che si affacciano nel dialogo nuovi partner”. E sulla possibilità di avviare un dialogo con una “galassia” così complessa, il cardinale Koch risponde: “Noi possiamo avere un dialogo solo con coloro che esprimono il desiderio di avere un dialogo”, facendo notare come “alcuni gruppi pentecostali si definiscono anti-ecumenici e anti-cattolici”. La strada del dialogo in questi contesti viaggia, comunque sia, a livello nazionale e locale. “Occorre prendere in seria considerazione questo fenomeno - ripete il cardinale -. Credo che sia questa la sfida principale e pone una domanda: che cosa facciamo? Perché la gente che appartiene alle nostre Chiese, non solo cattolica ma anche protestanti, si allontana? È una grande domanda, una grande sfida per noi”. “Le ragioni degli abbandoni sono molto differenti tra loro”. È però assolutamente necessario conoscerle e interrogarsi sulla “realtà del cristianesimo e della Chiesa cattolica in quel determinato Paese”. Quale orientamento pastorale suggeriscono questi movimenti? “In primo luogo - afferma il presidente del Pontificio Consiglio - un nuovo slancio missionario ma per essere missionari dobbiamo prima essere noi stessi convinti della nostra fede. E questa deve essere semplice, vera, buona e bella”.


 
 
Convegno FISC - Chioggia |11.04.2013
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La rete e la carta. Due modalità di comunicazione il cui rapporto può apparire problematico e che in più di un caso vivono un conflitto. Ma nessuno può negare che il futuro della comunicazione passa attraverso un rapporto sempre più virtuoso tra la stampa e Internet. A dirlo sono le 186 testate cattoliche aderenti alla Fisc (Federazione italiana dei settimanali cattolici), riunite in convegno a Chioggia da oggi a sabato sul tema “Informazione in rete: carta stampata e web”. Presenti in circa 170 diocesi, queste testate (1 agenzia, 6 on line, 1 quotidiano, 2 bisettimanali, 128 settimanali, 18 quindicinali e 25 mensili) raggiungono gran parte del territorio nazionale e pure gli italiani all’estero, con 5 giornali loro dedicati. “Giornali di carta e Rete sono destinati a viaggiare insieme, non per combattersi, ma per richiamarsi a vicenda”, ha esordito il presidente nazionale della Fisc e direttore del “Corriere Cesenate”, Francesco Zanotti, aprendo i lavori. Mentre monsignor Vincenzo Tosello, direttore di “Nuova Scintilla” (Chioggia), ha ripercorso i cent’anni della testata, il cui anniversario viene celebrato con questo appuntamento. Infatti, il logo prescelto unisce la prima testata (“La Scintilla”) a una raffigurazione della versione attuale per tablet. 


Tra difficoltà e mutamenti. Certo, per la carta stampata non mancano le difficoltà, specie in questo periodo, motivo per cui serve “un’attenta analisi dei fenomeni in atto nel campo della rete e della multimedialità e nel contempo una lungimirante lettura dei possibili sviluppi al fine di orientare le scelte nell’ambito della stampa diocesana”, ha richiamato nella prolusione monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali. Il primo dei problemi è di natura economica: cala la pubblicità e “le vendite risentono della minore disponibilità di risorse economiche”. In secondo luogo, “la possibilità per ognuno di accedere all’informazione in tempo reale e gratuita su web, tv e radio”. A tal riguardo, ha sottolineato, “è cambiato il nostro modo di ricercare e apprendere informazioni”, “siamo bombardati e ‘inseguiti’ da un enorme flusso, potremmo dire un ‘torrente impetuoso’ d’informazioni, sempre a portata di mano attraverso un unico strumento: lo smartphone o il tablet”, mentre “la corsa all’acquisto tecnologico, sebbene rallentata, è l’unica ancora in continua crescita”.


La “saggezza digitale”. Conseguenza del “torrente” informativo del web è la mancanza di filtri e gerarchie tra le notizie. “Oggi domina il criterio della velocità”, ha osservato Giuliodori, interrogandosi “se non si stia sacrificando la qualità comunicativa, e quindi relazionale, sull’altare della quantità e dell’efficienza”. In altri termini non basta usare il digitale, ma bisogna conseguire una “saggezza digitale” - ovvero la “capacità di prendere decisioni più sagge in quanto potenziate dalla tecnologia”, secondo la definizione di Marc Prensky - ed è questo il “nuovo passo evolutivo del genere umano”, senza il quale “la società moderna corre il rischio di un’involuzione”. Un passo al quale i cattolici sono chiamati elaborando “strategie di marketing non soltanto commerciale, ma che potremmo definire preminentemente ad alto impatto antropologico, finalizzato a rilanciare con forza questo prezioso servizio la cui peculiarità è rappresentata dalla capacità di cogliere e comunicare i valori fondamentali”. “Chi, se non la stampa cattolica, potrà avere il compito difficile, ma assai urgente, di far comprendere l’importanza di un’etica della comunicazione?”. Questa la domanda posta dal presule ai rappresentanti delle testate cattoliche, invitandoli “a non perdere, cammin facendo, l’essenziale della nostra vocazione e missione”.


Sfida educativa. In gioco c’è “una sfida che è innanzitutto educativa”, come ricordano gli Orientamenti pastorali dei vescovi italiani per il decennio. Di fronte a uno “sviluppo esponenziale dei mezzi di comunicazione”, “dev’essere potenziato - ha sottolineato il vescovo - l’impegno a svolgere un ruolo incisivo a livello culturale e sociale”. “Così - ha aggiunto - le nostre testate vivranno e si rafforzeranno se riusciranno a promuovere e a stimolare il dialogo nelle realtà locali, poiché la loro missione è soprattutto formativa e a servizio della comunità”. “La stampa cattolica - secondo Giuliodori - deve mantenere e potenziare la capacità di essere una bussola nel mondo dell’informazione”, “avere la forza e l’audacia di rivolgersi agli utenti dei nuovi media”, offrendo “un’informazione in grado di accompagnare il lettore attraverso gli spazi di riflessione, di confronto e approfondimento”, “generando una comunicazione efficace, capace anche di sedurre, ma soltanto per accompagnare lo sguardo, l’attenzione del lettore e il suo cuore verso un ‘oltre’”. Il presidente della Commissione Cei ha infine ricordato “l’eccellente esempio del quotidiano ‘Avvenire’ e di non pochi settimanali diocesani”, evidenziando che, “di fronte al bombardamento d’informazioni e d’immagini, la nostra stampa può rappresentare il mediatore capace di valorizzare, raccogliere e, se necessario, filtrare le notizie smascherando quelle false e accompagnando nella lettura critica dei nuovi ambienti digitali, dalle potenzialità straordinarie, ma anche pieni d’insidie”.


a cura di Francesco Rossi, inviato Sir a Chioggia


La svolta digitale


Carta stampata e web non sono certo in contraddizione, anche se effettivamente spesso sono ormai in concorrenza, fino al punto che i giornali cartacei paventano una sorta di ineluttabile declino sull’onda sempre più travolgente della Rete. Di fatto, le cose non sono così drammatiche, tanto è vero che sorgono e si affermano anche nuove testate a stampa. Il che significa che - in particolare nel mondo dell’informazione - il successo, o semplicemente il gradimento, dipendono, più che dallo strumento in sé, da cosa si ha da dire e da come lo si dice o lo si vuol dire.
Riflettere su questo tema, vitale per il presente e per il futuro della loro stessa esistenza, significa per i settimanali diocesani - molti dei quali, come il nostro, vantano oltre un secolo di vita e di servizio alla gente e al territorio - dotarsi di una marcia in più per arrivare, attraverso la potente Rete globale, a molte più persone, in differenti modalità, e molto più in là rispetto ai nostri confini.
Nel nostro caso “La Scintilla”, fondata cent’anni fa, già diventata settant’anni fa “Nuova Scintilla”, è chiamata a rinnovarsi ulteriormente, questa volta non tanto nel nome della testata ma nelle modalità di approccio ai lettori, che sono sempre più anche “navigatori” della Rete, o “internauti” come vengono sinteticamente definiti: un pubblico certamente più giovane rispetto alla cerchia consueta dei nostri abbonati, un pubblico per alcuni aspetti anche più esigente e più interattivo, grazie alle molteplici possibilità di comunicazione offerte, oltre che dai siti, dai vari social network in cui noi, come già vari altri settimanali diocesani, siamo presenti e attivi.
Si tratta, concretamente, di rivedere anche il modo di pensare il giornale cartaceo in stretto collegamento con i vari interventi in Rete o, addirittura, con una vera e propria edizione on-line, che già alcuni stanno realizzando. Senza nulla togliere al valore della carta stampata - che dalla propria storia plurisecolare di servizio informativo e formativo trae motivo di giusto orgoglio e, ci auguriamo, anche linfa per sempre nuove fioriture - è fuor di dubbio che siamo stimolati a perseguire nuovi traguardi, senza bloccarsi in una sorta di deleterio arroccamento e senza fermarsi impauriti dalla gravità e dall’urgenza del compito.
Il convegno che si svolge a Chioggia da oggi al 13 aprile, sulla scia di altri recenti incontri nazionali che hanno aiutato i mass media d’ispirazione cristiana a riflettere sull’incalzante realtà del web, vuol essere appunto una sorta di presa di coscienza collettiva delle nostre 186 testate federate nella Fisc per un impegno comune che metta insieme idee, progetti ed energie, in modo da rispondere meglio alle inevitabili e avvincenti sfide dell’era digitale.
Circa vent’anni fa (nell’ottobre del 1994), proprio da Chioggia, dove si svolgeva il convegno Fisc sul tema “Informazione e mercato”, veniva lanciata la formula delle “sinergie” per affrontare le esigenze del mercato editoriale trasformato dalle nuove tecnologie e dalle impellenti esigenze di allora. Ora da Chioggia può scaturire per i nostri settimanali - ce lo auguriamo, anche per la competenza dei relatori e per la concretezza del dibattito che s’intende portare avanti - un nuovo impulso per affrontare insieme l’attuale “era digitale”. Ciò comporterà tracciare alcune linee comuni e prospettare anche progetti comuni (alcuni già sono in cantiere), attraverso la conoscenza e lo scambio delle esperienze in atto, ma anche con l’ardire verso nuovi sviluppi.
Come siamo convinti che non sono strumenti contraddittori, ma eventualmente complementari, il cartaceo e l’on-line, così sappiamo che non c’è contraddizione ma integrazione tra informazione nel territorio - nostra peculiare vocazione - e sguardo globale - nostra esigenza originaria già iscritta nel Vangelo che annunciamo. Raccontare il territorio nel web diventa più impegnativo, per esigenze tempistiche e di sintesi, ma è anche più efficace e a più ampio raggio, esposti e, in un certo senso, costretti alla verifica più immediata dei contenuti e dei metodi della comunicazione. Stampa e web hanno molto da condividere e, allo stesso tempo, molto da offrire, insieme, al vasto mondo di lettori e navigatori, anch’essi sempre più coinvolti nell’essenziale opera informativa.


 (*) direttore “Nuova Scintilla”


Stampa e web, crescere insieme


Non ci sono nuovi media che scacciano i vecchi, ma gli uni e gli altri vanno valorizzati secondo le loro specifiche caratteristiche. A riflettere su questo “doppio binario” contribuirà il convegno nazionale della Federazione italiana dei settimanali cattolici (Fisc), che prenderà il via domani a Chioggia e ha per tema “Informazione in rete: carta stampata e web”. 186 le testate rappresentate dalla Fisc, tra cui “Nuova Scintilla”, il settimanale della diocesi che ospita il convegno, che festeggia i 100 anni dalla fondazione. Alla vigilia dell’appuntamento il Sir ha incontrato Francesco Zanotti, presidente nazionale della Fisc.


Quale messaggio intende dare la Federazione con un nuovo convegno dedicato al digitale?
“Vogliamo continuare a interrogarci su questo doppio versante della convivenza tra stampa e rete e sulle sfide che il web pone alla carta stampata. Dovremmo essere ‘inquieti’, coltivare quella sana inquietudine che ci rende desti e attenti al mondo in cui viviamo. Il rischio che corriamo, oggi più che mai, è quello di ‘sederci’ nelle redazioni mentre le notizie ci piovono addosso. La rete, invece, ci chiede con ancora più forza di essere originali. Le notizie si trovano se si sta in mezzo alla gente e, in un momento di risorse scarse, ci è chiesto un supplemento d’impegno”.


D’altra parte, proprio Internet favorisce questa “pioggia” d’informazioni…
“Non dobbiamo solo selezionare nel mare magnum delle notizie che ci arrivano. Come testate della Chiesa locale abbiamo una nostra originalità, prima di tutto nel territorio in cui ci troviamo, nelle nostre comunità, nelle storie della gente: possiamo raccontare la vita di parrocchie, gruppi, famiglie numerose, difficoltà e dolori vissuti in maniera esemplare. Noi possiamo leggere la realtà anche da un altro punto di vista. E lo possiamo fare pure attraverso la rete”.


Quindi, la rete è una risorsa per i giornali del territorio?
“Sì, dobbiamo solo evitare il rischio di una velocità che ci renda schiavi. Al contrario, è nostro compito specifico invitare alla riflessione, al ragionamento serio e pacato”. 


È possibile, a tal fine, coniugare cartaceo e web?
“Direi che è doveroso. Penso che si debba lavorare insieme tra cartaceo e web: sono due modalità per raggiungere pubblici diversi, o magari anche il medesimo, ma con approcci differenti. Oggi, per stare sulla rete, dobbiamo essere veloci e sintetici, pur sempre nel rispetto della notizia e della persona. È ciò che ci domanda chi va sui nostri siti. Mentre sulla carta stampata il lettore ci chiede un approfondimento, magari un commento. Inoltre il web ci consente ancora di più di diventare ‘rete’: una rete (di giornali del territorio) nella rete (digitale)”.


Sull’utilizzo delle nuove tecnologie già da anni vengono proposte riflessioni: si pensi ai convegni della Chiesa italiana (da “Testimoni digitali” ad “Abitanti digitali”, solo per citare i più recenti), ai messaggi del Papa per la Giornata delle comunicazioni sociali, ai precedenti convegni della Fisc (“Territorio e Internet, due luoghi da abitare”, titolava l’incontro di Cesena nel 2011). Quale riscontro si trova a livello di stampa del territorio?
“Ciascuno opera con autonomia giocandosi la sua responsabilità: questo è il limite ma anche la forza della nostra Federazione. In questi appuntamenti vengono offerte delle possibilità e anche quest’ulteriore riflessione avviene perché abbiamo bisogno di confrontarci. Poi c’è da registrare anche una certa - comprensibile - cautela nei passi che si compiono. Ma ci muoviamo con fiducia e con quella speranza che fa parte della nostra esperienza quotidiana”.


A suo avviso, i media cattolici - e in particolare quelli del territorio - come stanno affrontando la crisi?
“Ognuno mette in campo la sua fantasia con iniziative locali, un’ancora maggiore presenza sul territorio, esperienze per avvicinare i gruppi e la città. C’è inoltre da rilevare che, pur in un contesto di difficoltà generalizzata, la stampa locale soffre in misura minore rispetto a quella nazionale. Sui motivi di speranza, infine, in questi ultimi tempi abbiamo visto l’inizio delle pubblicazioni di ‘A sua immagine’, del nuovo periodico dei Paolini ‘Credere’ e la riapertura del settimanale diocesano di Salerno, ‘Agire’: sono segnali che ci fanno capire come la carta stampata abbia ancora un ruolo da giocare”.


Resta aperta la questione dei fondi per l’editoria…
“È una spina nel fianco per le nostre imprese editoriali, alle quali non vengono date certezze. Prendono solo una piccola parte di questi fondi, ma sono importi comunque significativi per i nostri bilanci”. 


A Chioggia si festeggeranno i 100 anni del settimanale diocesano locale, “Nuova Scintilla”. Nell’epoca della globalizzazione qual è lo spazio che ha la comunicazione del territorio?
“Proprio il territorio è l’arma vincente. Siamo chiamati a essere attenti al locale e, contemporaneamente, al nazionale e sovranazionale, con lo sguardo rivolto pure verso l’alto per fare un’‘altra’ informazione, illuminata dall’esperienza di fede. Questo è ciò che ha spinto a dar vita alle nostre testate: uno sguardo valido oggi come allora”.


SIR del 11/04/13

 
Cattura
Roma - 17-19 Novembre

 
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Riflessione a partire dalla rivoluzione della tenerezza

 

CONVEGNO DI AGGIORNAMENTO E SEMINARIO DI STUDIO IRC 2017

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