FORUM «IRC»
 
 IRC  
editore |16.02.2013
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Siamo a febbraio e in questo periodo molte famiglie stanno prendendo visione delle pagelle scolastiche per vedere i risultati dei propri figli. Anche se apparentemente può sembrare scontato, è utile sottolineare l’importanza che questo documento ha, sia per la formazione degli alunni che per le aspettative dei genitori. È così importante che ogni eventuale variazione di modelli precedentemente adottati deve passare al vaglio del Collegio dei Docenti, la massima autorità scolastica di un istituto, subito dopo quella del Dirigente Scolastico.

Quello che qui ci interessa analizzare è la scheda di valutazione per l’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) e per l’Attività Alternativa (AA).


Per avere una visione completa di quello che stiamo per descrivere, facciamo un passo indietro. All’atto di iscrizione le famiglie sono chiamate a scegliere, mediante un primo modello, se intendono avvalersi o meno dell’IRC. Solo a coloro che scelgono di non avvalersi dell’IRC viene fornito un secondo modello, dove i genitori dovranno specificare cosa intendano far fare ai loro figli. Le opzioni, valide per tutti gli alunni delle scuole di ogni ordine e grado, sono 4: si può scegliere di far frequentare l’attività alternativa che deve essere impartita e valutata da un docente; c’è la possibilità di svolgere uno studio individuale senza docente (tale attività non richiede valutazione); si può chiedere di studiare con l’assistenza di un insegnante (anche tale attività non va valutata) o si può addirittura scegliere di uscire dall’istituto.


Da quanto appena detto si evince che solo l’IRC e l’AA vadano valutate. A tal proposito, molte scuole hanno scelto di adottare una scheda di valutazione “bivalente”, valida cioè sia per chi si avvale dell’IRC sia per gli alunni che frequentano l’AA. Questo modello però, a nostro giudizio, non rispetta la reale collocazione dell’IRC all’interno dell’ordinamento scolastico così come il legislatore l’ha previsto.


Infatti il genitore che riceve tale documento di valutazione in mano percepisce, in maniera erronea, che l’IRC e l’AA siano sullo stesso piano, ma le cose non stanno così. Vediamo perché.


- L’IRC è una vera e propria materia al pari delle altre. La scuola è obbligata a proporre l’IRC, mentre, se ad esempio nessuno la scegliesse, non è obbligata ad organizzare l’AA.


- Per insegnare l’IRC c’è bisogno di una specifica laurea in scienze religiose o in teologia, mentre non esiste nessuna laurea in AA.


- Di conseguenza, non esiste nessuna classe di concorso per l’AA.


- L’IRC ha dei programmi nazionali, mentre il programma dell’AA viene approvato all’inizio dell’anno scolastico dal Collegio dei Docenti, solo se ci sono famiglie che ne facciano richiesta per i loro figli.


Alla luce di quanto detto, sembra anche illogica la scelta del metro di valutazione riportato sul fondo della pagella: giudizi sintetici per l’IRC (OTTIMO, DISTINTO, BUONO, SUFFICIENTE, NON SUFFICIENTE) e voti numerici, come si usa per le altre materie, per l’AA (10,9,8,7,6,5).


In altri istituti si è invece scelto di inserire la valutazione dell’AA insieme alle altre materie. Ma se l’IRC, che è una materia, viene valutata su una scheda a parte, perché la la valutazione dell’AA, che non è una materia, deve trovare posto accanto alle altre materie? Anche questa scelta ci sembra quindi immotivata e illogica.


Per valutare l’IRC e l’AA, l’unico modo corretto e rispondente alla vigente normativa scolastica ci sembra il seguente: si devono redigere due distinti documenti, uno da consegnare alle famiglie degli alunni che si avvalgono dell’IRC e un altro per le famiglie degli alunni che seguono l’AA.


(Articolo tratto da Àncora Online, il settimanale della Diocesi di San Benedetto del Tronto)


Per approfondimenti o informazioni: www.nicolarosetti.it

 
editore |15.02.2013
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In vista della prossima legislatura, l’UCIIM (Unione Cattolica degli insegnanti) ha redatto un documento nel quale elenca 10 punti irrinunciabili per un rilancio della scuola in Italia e per un effettivo processo di crescita della società civile.


- Riforma degli organi collegiali nel rispetto dell’autonomia scolastica e della professionalità dei docenti


- Riordino dello stato giuridico dei docenti in vista delle nuove forme di reclutamento, di una efficace azione di aggiornamento e formazione, di una revisione del Contratto nazionale di lavoro e la cooperazione delle associazioni professionali


- Adeguato sviluppo della valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione


- Coerente e puntuale razionalizzazione del dimensionamento scolastico per un efficace presenza nel territorio


- Riduzione della dispersione scolastica


- Dialogo interculturale e apertura agli alunni di cittadinanza non italiana


- Progetto di formazione sull’uso delle nuovo tecnologie


- Attuazione delle indicazioni di “Cittadinanza e Costituzione”


- Accompagnamento dei docenti ai processi di cambiamento nell’organizzazione della scuola


- Redazione di un nuovo testo unico della scuola.


La scaletta dei 10 punti “irrinunciabili” ruotano attorno al valore dell’autonomia scolastica, processo sempre in fieri nell’attuazione del Piano dell’Offerta formativa a servizio della comunità scolastica, impegnata altresì nella costruzione di un curricolo verticale e di una dinamica costituzione di reti tra le diverse scuole.


Si auspica inoltre che a livello nazionale venga istituito il “Consiglio Nazionale della Scuola” (CNS) e a livello regionale il “Consiglio regionale del sistema educativo di istruzione e formazione “ (CoReSEIF)


Convinti che la qualità della scuola si consegue tramite la sempre maggiore competenza pedagogica e di didattica dei docenti la proposta dell’UCIIM privilegia una qualificata ed efficace azione di aggiornamento e formazione per personale docente , secondo una visione sistemica e con i dovuti riconoscimenti e progressione di carriera.


Nello stato giuridico del docente la qualificazione professionale dovrebbe occupare il primo posto e costituire una costante motivazione per una processo di innovazione efficace e produttiva di positivi traguardi.


Un programma per la scuola non può non tener conto delle strategie per l’Europa 2020 che privilegia lo sviluppo dell’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione; migliore utilizzazione delle risorse; centralità del lavoro e dell’occupazione ; ricerca della coesione sociale nel territorio; attivazione dell’agenda del digitale , scommessa per il futuro) e di un’agenda per le nuove competenze professionali in vista di un rinnovato sviluppo economico.


La rivalutazione ed il coinvolgimento delle associazioni professionali, portatrici di competente qualificate, di una ricca storia di esperienze sul campo e di idee innovative , secondo l’UCIIM è quanto mai necessaria per un nuovo cammino di risveglio della scuola, dopo le stanche e pesanti pause di rallentamento di questi ultimi anni.


Se la scuola, nonostante tutti i disagi è andata avanti ed ha conseguito al termine di ogni anno positivi traguardi di successi formativi lo si deve alla professionalità dei docenti e degli operatori scolastici che credono nella valenza sociale e formativa dell’istituzione scolastica e per essa spendono risorse professionali e competenze anche se non sempre riconosciute e apprezzate.


Rimettere la scuola nel circuito dello sviluppo dovrà costituire un impegno di governo che vuole garantire la crescita del Paese, se ciò non avverrà, la china verso il fondo sarà ancor più accelerata e credo che ciò non faccia piacere a nessuno.



(08 Febbraio 2013) © Innovative Media Inc.

 
 IRC  
editore |29.01.2013
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Dépliant di monsignor Martinelli, vescovo della diocesi di Frascati 

Riprendiamo il testo del dépliant fatto stampare da monsignor RaffaelloMartinelli, vescovo della diocesi di Frascati, nel quale sono sintetizzati alcuni principali motivi per la scelta di tale insegnamento. Nei prossimi giorni, genitori ed alunni sono infatti chiamati a fare le loro scelte al riguardo.


*** 


Perché scegliere l’insegnamento della religione cattolica nella scuola? 


Per almeno 7 motivi:


1) approfondire la specificità, l’originalità, l’unicità della religione cattolica, attraverso la Bibbia e le modalità specifiche della scuola;


2) conoscere meglio Gesù Cristo, venuto perché “tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”(Gv 10,10), Colui che “svela pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione” (Gaudium et spes n. 22);


3) sviluppare maggiormente la mia dimensione religiosa, connaturale e complementare con le altre dimensioni, così da maturare una personalità completa, felice e libera;


4) ricercare le risposte profonde alle domande fondamentali della mia esistenza, ai “perché" delle persone e del mondo;


5) comprendere meglio la cultura del passato e del presente, in particolare quella italiana ed europea, che ha nella fede cristiana la matrice e la chiave di lettura;


6) avere un confronto sereno e ragionato con le altre religioni; 


7) usufruire, nel mio cammino formativo, di un qualificato servizio, di un’opportunità preziosa, offertami dallo Stato, dalla Scuola e dalla Chiesa Cattolica.


1995 |13.01.2013

La Lettera agli studenti, ai genitori e a tutte le comunità educanti, che viene pubblicata in questo numero del Notiziario con il titolo "Per la scuola” è il punto di arrivo di una esigenza condivisa e maturata nel corso degli ultimi anni sia all´interno della Consulta per la pastorale della scuola, sia a livello di Commissione Episcopale per l´educazione cattolica, la cultura, la scuola e l´università.


In un incontro di questa con i Vescovi delegati delle Conferenze episcopali regionali per la materia di competenza, svoltosi il 16 maggio 1994, si è ritenuto necessario un intervento significativo che esprimesse la visione positiva ed esigente della Chiesa per la scuola e che incoraggiasse tutte le persone che in essa operano.

La prima stesura della Lettera è stata analizzata in due riunioni della Commissione che vi ha apportato numerose modifiche e integrazioni. In seguito, il documento fu sottoposto all´esame del Consiglio Episcopale Permanente del 27-30 marzo 1995, che ha dato l’approvazione per la pubblicazione a nome della Commissione Episcopale.

La Lettera, firmata da S.E. Mons. Pietro Giacomo Nonis in data 29 aprile 1995 è stata presentata ufficialmente il 23 maggio 1995 nella Conferenza stampa tenuta nel corso della XL Assemblea Generale della C.E.I.

In un momento di grandi cambiamenti, i Vescovi, con il presente documento, richiamano la necessità e l´urgenza che anche la scuola si adegui strutturalmente e istituzionalmente alle nuove istanze culturali con un progetto educativo a cui i credenti sono invitati ad offrire il proprio contributo.

COMMISSIONE EPISCOPALE PER L'EDUCAZIONE CATTOLICA, LA SCUOLA E L'UNIVERSITÀ


 IRC  Novità  
Messaggio della Presidenza della CEI |27.11.2012
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“Cari genitori, studenti e docenti, ci rivolgiamo a voi consapevoli che l’Irc è un’opportunità preziosa nel cammino formativo, dalla scuola dell’infanzia fino ai differenti percorsi del secondo ciclo e della formazione professionale, perché siamo convinti che si può trarre vera ampiezza e ricchezza culturale ed educativa da una corretta visione del patrimonio cristiano-cattolico e del suo peculiare contributo al cammino dell’umanità”.La Presidenza della CEI, nel messaggio in vista della “preziosa opportunità” di avvalersi dell’Irc nel prossimo anno scolastico, ricorda che “la scuola sarà se stessa se porterà le nuove generazioni ad appropriarsi consapevolmente e creativamente della propria tradizione”.


SCARICA IL TESTO DEL MESSAGGIO:


Messaggio IRC 2013-2014

 

Omelia di chiusura del Sinodo

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